Università italiana, intervista al Ministro Di Pietro

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Articolo tratto da PI:

La notizia dell’introduzione del Voip presso gli uffici del Ministero è una buona occasione per fare due chiacchiere col Ministro Di Pietro sullo stato dell’informatizzazione in Italia e nella nostra Università. Il suo blog personale è uno dei casi nazionali più noti di comunicazione online tra politico e cittadino, con una media di 400 commenti ad ogni messaggio pubblicato. Il Ministro è stato anche protagonista di particolari iniziative come l’utilizzo di YouTube per la divulgazione di alcuni video, ed è stato membro di commissioni ministeriali per la riorganizzazione informatica nella pubblica amministrazione, oltre che docente universitario.

Punto Informatico: Ministro Di Pietro, recentemente è tornata alla ribalta l’annosa questione della fuga dei cervelli dall’Italia. Onestamente la situazione non sembra delle più rosee nonostante le recenti affermazioni del Governo e il piano per incentivare il rientro dei dottori italiani. Come vive oggi un ricercatore in Italia?
Antonio Di Pietro: Posso rispondere soltanto per esperienza indiretta, visto che ricevo moltissime email di ricercatori che con me si sfogano. Penso che la situazione sia abbastanza grave per un Paese della nostra importanza: ci sono giovani costretti a fare ricerca con pochissimo denaro e con strutture indegne di un Paese civile; costretti anche a fare da figuranti - diciamo - rispetto ai loro superiori che spesso e volentieri abusano della propria posizione più blasonata e prestigiosa.
Certo, quando si assiste alla fuga di un cervello come Carlo Rubbia si ha la sensazione che non sia più un fatto che riguarda i soli “giovani ricercatori”, ma una sorta di malattia del sistema: una malattia che dobbiamo affrontare di petto. Continua a leggere ‘Università italiana, intervista al Ministro Di Pietro’

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Economie di distruzione di massa: ragioni economiche di un possibile attacco USA all’Iran

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Riporto questo post estremamente interessante di Emanuele pubblicato sul blog BlogLibero:

Indiscrezioni di questi ultimi giorni della stampa angloamericana (tra cui New Yorker, Indipendent) riferiscono che sono allo stato avanzato i preparativi per un attacco militare all’Iran. Un possibile intervento aereo sugli stabilimenti nucleari iraniani non sarebbe che uno sviluppo di quella ‘guerra fredda’ che gli USA e Israele stanno conducendo ormai da tempo con l’Iran.
Dalle provocazioni verbali iraniane sul nucleare e sull’esistenza di Israele, cui gli USA hanno risposto con sottili minacce e con la propaganda sulle intenzioni di un attacco nucleare iraniano, si è passati all’autorizzazione statunitense di uccidere agenti iraniani in Iraq. Tuttavia, al di là di questi screzi e di una potenzialità nucleare sottovalutata dagli stessi Israeliani, il reale movente di un possibile attacco all’Iran va cercato anche in motivazioni economiche.

W. J. Clark, nel saggio del 2003 “Revisited: the real reason for the upcoming war with Iraq“, cita come ragione macroeconomica dell’attacco all’Iraq la volontà di riportare il dollaro come moneta di scambio, sperando di contrastare l’intenzione, espressa nel 2000 da paesi dell’OPEC come Iran, Iraq e Venezuela (che subì un colpo di stato nello stesso anno), di scambiare petrolio con l’euro; l’euro, infatti, oltre ad essere svalutato in maniera minore del dollaro, è la moneta della maggior parte dei paesi che scambiano petrolio con l’Iran. In questa direzione si inserisce inoltre l’intenzione del governo iraniano di aprire una borsa petrolifera alternativa alle due statunitensi. E’ chiaro che la riconversione petrolifera in euro intensificherebbe la crisi economica statunitense.
Un secondo ordine di considerazioni sulle ragioni economiche alla base della scelta di attaccare l’Iran si fonda proprio sull’ “economia di guerra” statunitense. Infatti, l’escalation terroristica in tutto il mondo che seguirebbe all’attacco iraniano non farebbe altro che gettare benzina sul fuoco della propaganda dell’amministrazione Bush, legittimando ulteriori mire militari e favorendo sempre di più il passaggio, come lo definisce il Los Angeles Times, dalla new economy a una war economy come quella statunitense.
Paradossalmente gli introiti dell’industria bellica, oltre ad essere il movente degli USA, possono costituire un ostacolo all’attacco, dato da Russia e Cina. L’opposizione delle due nazioni alle sanzioni nei confronti dell’Iran si fonda infatti sui cospicui scambi energetici e militari che Russia e Cina intrattengono con l’Iran.
Se dietro ai piani di guerra all’Iran, al di là molte altre ragioni geopolitiche, sta lo spettro di motivazioni economiche, è chiaro che il problema vada affrontato alla radice, non solo tagliando il legame tra rilancio dell’economia, occupazione e sviluppo bellico (si pensi alla propaganda dei “centinaia” di nuovi posti di lavoro che fornirebbe la base Dal Molin di Vicenza), ma anche con un opera continua di smilitarizzazione e riconversione a scopi civili di aree e fondi stanziati a spese belliche (come nella Finanziaria 2006) .

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SIM scadute, ottenuto un rimborso

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Nonostante l’opposizione di destra si ostini a dire che questo governo non ha fatto niente di positivo, le liberalizzazioni del pacchetto Bersani stanno creando sempre più vantaggi ai cittadini. Dopo l’abolizione dei costi di ricarica dei telefonini, ad esempio, ecco che sempre in ambito di telefonia mobile, scattano i primi rimborsi per le scadenze abusive delle schede dei cellulari. Ecco un articolo, tratto da Punto Informatico, che spiega tutta la questione:

Una delle conseguenze più vistose del pacchetto Bersani sulle liberalizzazioni nella parte che tocca le TLC è la disposizione secondo cui il traffico telefonico acquistato dagli utenti non è soggetto a scadenza. Una novita che ha iniziato a produrre le prime conseguenze.

Riporta infatti MiaEconomia di come un giudice di pace di Napoli, Riccardo De Miro, sia intervenuto in un caso di SIM scadute, costringendo l’operatore telefonico a rimborsare l’utente che ha fatto ricorso contro la cancellazione del credito telefonico non ancora goduto al momento della cancellazione della SIM.

Come noto, infatti, gli operatori mobili fino ad oggi procedevano in automatico a “chiudere” le SIM prepagate acquistate dai clienti quando questi nel corso di 13 mesi non effettuavano alcuna ricarica del traffico. Una cancellazione che portava con sé non solo il numero di telefono corrispondente alla SIM ma anche il minutaggio telefonico già pagato dall’utente.

Secondo il giudice De Miro questa cancellazione va considerata una clausola vessatoria che non può essere inserita in un normale contratto telefonico. Tutt’alpiù può essere sottoscritta dall’utente con una nota specifica a parte. Continua a leggere ‘SIM scadute, ottenuto un rimborso’

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Prodi: una nuova energia pulita, abbondante e nelle mani dei cittadini

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La frase del Presidente del Consiglio Romano Prodi, citata nel titolo e pronunciata oggi nel discorso al Senato, calza a pennello nella definizione di energia solare. Un pannello per ogni casa sarebbe un obbiettivo fattibile e che risolverebbe molti problemi di inquinamento. E nella frase stessa c’è il motivo di tanto ritardo in Italia per quanto riguarda questo tipo di tecnologie: “mani dei cittadini”, ovvero ciò che le grosse industrie non vorrebbero mai.
Dal blog Ein4Future:

Le parole del discorso di Prodi al Senato, oggi:

I profondi cambiamenti climatici in atto ci impongono l’assunzione di chiari impegni a difesa dell’ambiente, in particolare delle energie rinnovabili e di lotta all’inquinamento. Il pacchetto energia recentemente approvato dal Governo va in questa direzione con molta determinazione. In particolare, esso punta alla riqualificazione degli edifici per ridurre le dispersioni termiche, all’aumento dell’efficienza dei consumi industriali, alla mobilità sostenibile.

Ma non ci possiamo accontentare. Dobbiamo fare di più e assumere la questione ambientale come una questione centrale dell’Italia e una grande opportunità per la qualità della vita, per la competitività, per l’innovazione. Penso a un grande sforzo di ricerca per le energie rinnovabili di ultima generazione: una nuova energia pulita, abbondante e nelle mani dei cittadini. Dentro a un più forte impegno nella ricerca e nell’innovazione intendiamo lanciare un progetto sulla energia solare di ultima generazione. In questo campo, come nel campo della medicina dove in alcuni settori, come nella medicina rigenerativa, abbiamo la concreta possibilità di recuperare il tempo perduto.

Una politica che limiti il ricorso a energie altamente inquinanti esige però nel breve e nel medio termine di poter far uso di fonti più pulite e già oggi largamente disponibili, come il gas. Coinvolgendo e responsabilizzando le autorità locali, procederemo per dotare l’Italia di strutture adeguate allo scopo, dalle reti europee ai terminali.

Continua a leggere ‘Prodi: una nuova energia pulita, abbondante e nelle mani dei cittadini’

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La Virginia chiede scusa per il dramma della schiavitù

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Dopo 400 anni, la Virginia è il primo Stato americano ad approvare una risoluzione dove dichiara profondo “rammarico” per quella che è stata definita “la più orrenda tra tutte le privazioni dei diritti umani e le violazioni dei nostri ideali, avvenute nella storia della nostra nazione”.
Oltre a chiedere scusa agli indiani d’America per stermini e trasferimenti forzati da parte dei coloni, il Parlamento della Virginia, con voto unanime, ha anche riconosciuto che l’abolizione della schiavitù è stata seguita “dalla sistematica discriminazione e da altre pratiche nei confronti degli americani di origini africane, che affondavano le loro radici nel razzismo, nell’intolleranza e nell’incomprensione razziale”.
Nel 1607, a Jamestown, in Virginia, si installò la prima colonia britannica permanente. Nel 1619 arrivarono i primi schivi catturati in Africa. Anche dopo il 1865, anno dell’abolizione della schiavitù, per decenni la Virginia creò leggi ad hoc per bloccare l’ingresso dei neri nella vita pubblica e politica del Paese. Ancora negli anni 1950 e 1960 vi erano in Virginia singole comunità le cui scuole accettavano solo alunni bianchi.
Nel 2003 anche il presidente degli Usa Bush arrivò a definire la schiavitù “uno dei più grandi crimini della nostra storia”, rinunciando però a costruire una frase di scuse.

(Fonte: Repubblica, via Jacopo Fo)

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Follini e la rappresentatività

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Il blog il Pensatore sostiene che Il popolo non è più sovrano dal momento che Marco Follini sembra intenzionato a sostenere il governo. Per cui dovrebbe dimettersi da parlamentare perché è andato contro le volontà degli elettori che l’hanno votato. Nel suo post riconosce tuttavia che “i parlamentari non hanno vincoli di mandato” ma auspica che si introduca “un meccanismo tale da impedire questi capovolgimenti di fronte” in modo da “rimanere fedeli alla volontà popolare”. Insomma Follini avrebbe violato il principio della rappresentatività.

Nel commentare questo post, che esprime comunque dubbi leggittimi, mi sono dichiarato perfettamente d’accordo riguardo il fatto che faccia rabbia vedere uno che è stato votato in uno schieramento e poi si sposta.
Però non bisogna dimenticarsi di uno come De Gregorio (eletto con l’Italia dei Valori e poi passato all’opposizione), che non ha certo fatto il percorso lungo e sofferto di Follini. Però visto che è stata la destra a guadagnarci allora è meno facile tenerne conto per qualcuno?
Il Pensatore dice appunto che “dovrebbe esserci un meccanismo tale da impedire questi capovolgimenti di fronte”… purtroppo questo andrebbe contro la libertà d’opinione (e quindi anche la libertà di cambiarla).

La soluzione sarebbe non votare per le persone ma per i programmi che dovrebbero essere portati avanti indipendentemente dai parlamentari, qualcuno se la sentirebbe di sostenere un’idea del genere?

L’unico modo per superare i problemi della rappresentatività è la democrazia diretta, dal momento che ognuno rappresenterebbe se stesso.

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Respinte le dimissioni di Prodi

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Oggi il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha respinto le dimissioni del premier Romano Prodi auspicando una immediata verifica parlamentare della fiducia. Infatti lo stesso Napolitano ha sottolineato che “Le dimissioni si sono rese necessarie per chiarezza politica e non per obbligo costituzionale“. Come già illustrato qui, Berlusconi è stato battuto 99 volte (anche sulla politica estera) nella scorsa legislatura. Questa di Prodi è stata solo la seconda. Chi ha più correttezza politica?

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Muori, frocio

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Scusate il titolo un po’ pesante, ma vale la pena per richiamare l’attenzione sull’omonimo post pubblicato da Domiziano Galia su Verona Blog.

Il combattivo assessore regionale alle politiche sociali Stefano Valdegamberi, Udc, si dice pronto a sostenere la proposta del senatore Antonio De Poli, Udc, di un disegno di legge che riconosca agli impiegati degli uffici comunali il diritto di obiezione di coscienza alle richieste di iscrizione nel registro delle coppie di fatto. Ma perché solo uffici pubblici? Scuole e ospedali no? E perché solo per i Dico? Anche zingari, negri e froci sono peccati viventi. “Maschio, 36 anni, colpito da infarto, richiede intervento immediato. Ehi fermi tutti! Ma è un ricchione! No, no, obietto, la mia coscienza gronda sangue, fuori dal pronto soccorso a calci in culo, che gli piacerà anche.”

Credo che tutto sia iniziato quando negli Stati Uniti hanno introdotto l’obiezione di coscienza per la pillola anticoncezionale: in alcuni Stati il farmacista può non consegnarvi il farmaco se sospetta che commetterete un peccato nell’assumerla (ovvero non la prendete per combattere l’acne giovanile). Da qui a fare obiezione di coscienza verso le richieste di iscrizione nel registro delle coppie di fatto, il passo è breve, troppo breve.

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I 12 punti e l’arternativa

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Leggendo i 12 punti stabiliti da Prodi per accettare il prossimo incarico di Governo, e leggendo le comprensibili lamentele di Landofnowhare che si chiede “io elettore di sinistra, ho votato un programma del genere?”, non posso che rispondere con queste brevi considerazioni:
Condivido queste perplessità, ma l’alternativa è molto peggio. O ci si mette personalmente in politica oppure bisogna adattarsi a quello che ci viene offerto e nonostante i problemi che ci sono stati e ci saranno, questo è stato uno dei governi maggiormente riformatori della storia repubblicana anche solo considerando le liberalizzazioni (le proteste delle lobby che ha suscitato ne sono una prova). Se applicassimo la stessa mancanza di indulgenza al governo precedente che sentimento avremmo? Rischiamo di accettare le cose che fa un governo Berlusconi solo perché non ci sorprendono e non lo abbiamo votato. E’ giusto che la sinistra sia “radicale“, ma certe volte si rischia di esagerare perché, purtroppo, la politica non è una questione astratta.

Per fare un esempio: l’assenza dei DiCo nei 12 punti (oltre a non escluderli completamente, diventano solo materia parlamentare) è sicuramente frustrante, ma qualcuno pensa che invece un governo di Forza Italia, AN, Lega Nord e UdC (giusto per fantasticare che sarebbe possibile) invece li farebbe? Se in parlamento non si faranno vuol dire che la maggioranza dei cittadini ha scelto dei rappresentati senza chiedersi troppo che opinioni hanno e quanto siano succubi dei diktat della Chiesa, tutto qui.

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Prima la gente poi i brevetti

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Riporto questo importante post di Fulvia Leopardi [via Web al Cioccolato] per promuovere una petizione lanciata da Medici senza Frontiere per chiedere a alla compagnia farmaceutica Novartis di fermarsi e di rinunciare all’azione giudiziaria contro il Governo Indiano. Novartis ha infatti fatto causa al Governo Indiano perché permette la produzione di farmaci generici dai costi contenuti. Se vincerà, milioni di persone in tutto il mondo potrebbero perdere l’unica fonte di medicinali a prezzi accessibili.
IO ho firmato, e mi sembra il minimo per tentare di far capire al mondo che le persone non sono solo clienti che se non possono pagare allora non hanno nessun diritto.

I farmaci del mondo industrializzato costano troppo per chi industrializzato non è, ovvero i Paesi in via di sviluppo.
Il Sudafrica, per arginare l’ecatombe dell’AIDS, cominciò a produrre a prezzo contenuto i farmaci, nonostante questi fossero coperti da brevetto: 38 aziende farmaceutiche fecero causa. Le proteste dell’opinione pubblica mondiale le convinsero a ritirarsi, e il 14 novembre 2001 l’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) firmò la dichiarazione di Doha che dava la priorità della salute pubblica rispetto ai brevetti [è sconfortante pensare che serve una dichiarazione ufficiale per riconoscere un principio tanto evidente].
La compagnia farmaceutica svizzera Novartis, però, ha fatto causa al Governo Indiano, perché permette la produzione di farmaci generici dai costi contenuti - maggiori informazioni sono disponibili a questo indirizzo (apre un file in .pdf). La legge indiana, infatti, riconosce i brevetti solo sui medicinali veramente innovativi, e rifiuta i “miglioramenti” sulle molecole già in commercio, e attualmente l’India è una delle principali fonti di farmaci generici a prezzi accessibili, incluse molte versioni di medicinali contro l’Aids: metà dei farmaci utilizzati nella lotta all’Aids nei paesi poveri vengono proprio dall’India.
Pur essendo delle “copie” di farmaci occidentali, i farmaci indiani hanno la stessa efficacia (spesso certificata dall’Oms), e soprattutto, hanno prezzi più contenuti: la meflochina, un antimalarico, costa 37$ negli USA, e solo 4 in India. L’Azt, un topicida immunodepressivo usato contro l’Aids, costa 239 $ al mese negli Usa e 48 in India.
Se Novartis vincesse la causa, l’India sarà costretta a modificare la sua legge e dovrà concedere più facilmente i brevetti sui medicinali. Per i produttori di farmaci generici diventerà quasi impossibile continuare a vendere medicinali uguali a quelli delle multinazionali, ma molto meno costosi. La vita di milioni di persone che in tutto il mondo sono curate con i farmaci “made in India” sarà in pericolo.
Prima la gente poi i brevetti! Firma anche tu per salvaguardare il diritto di milioni di persone a ricevere i farmaci salvavita.

- L’editoriale - Non c’è alternativa all’India.

(Informazioni reperite su Focus n 173 del marzo 2007, pagine 81/82, integrate con ricerche via Internet.)

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