Imboccata la strada per l’agorà virtuale

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Come intraprendere la strada per realizzare una vera democrazia diretta? Tramite internet e il voto elettronico da remoto così da rendere la rete una grande agorà virtuale.

I primi passi si svolgono in Estonia, dove sta per essere introdotta la votazione via Internet su larga scala, un voto che riguarda il rinnovo del Parlamento nazionale. Lo hanno confermato le autorità locali dopo gli ultimi test, seguiti peraltro ad estese sperimentazioni che fin qui avevano coinvolto solo un piccolo numero di elettori.

La strumentazione tecnica necessaria per il voto è un reader da collegare al PC, un lettore nel quale “infilare” la propria carta di identità elettronica. Questa, grazie al chip che vi è integrato, consentirà al sistema di gestione di identificare l’utente che sta votando. Secondo le autorità del paese il dispositivo elettorale è anche in grado di garantire la riservatezza del voto oltreché l’impossibilità per un elettore di esprimere più di una volta il proprio suffragio. Perché ciò accada l’elettore disporrà di due password specifiche.

Per maggiori informazioni leggete l’articolo su Punto Informatico.

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Troppo gentili

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Il governo è stato battuto, ok. Ma non era un voto di fiducia. Se Berlusconi nella scorsa legislatura si fosse dimesso ogni volta che il suo governo andava sotto, si sarebbe dovuto dimettere 99 volte.
Sono state proprio 99 le volte in cui il Governo Berlusconi è stato battuto in Aula.

Questa del Governo Prodi è stata solo la seconda volta. Troppo gentili.

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Italia vendesi

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Un articolo di Filippo Facci, dapprima concordato e poi non pubblicato dal direttore del Giornale, Maurizio Belpietro, e quindi pubblicato su Macchianera:

Vorrei spiegare per quali ragioni sono contrario all’ampliamento della base di Vicenza e perchè le basi americane situate in Italia andrebbero tutte rinegoziate, a mio parere. E aggiungo, di passaggio, che sono anche stufo di dover sacrificare questa mia opinione al pericolo che venga confusa con quelle espresse in cortei di gente sostanzialmente stupida.

Espongo qualche ragione di principio, in primo luogo.
Un conto è una base Nato, anzitutto, e un altro è una base americana come quella di Vicenza: differenza certo non limpida ma che lascia intatto che il nostro Paese faccia parte della Nato mentre le basi americane restano completamente sottratte alla giurisdizione del nostro Paese.
In altre parole, trattasi di ampie porzioni di territorio cedute a un’altra nazione e sulle quali non è possibile esercitare nessuna forma di controllo, ripeto nessuna.

Significa, per fare un esempio retorico, che dei caccia americani possono partire da una di queste basi e abbattere colposamente una funivia facendo venti morti e poi tornarsene alla base non rispondendo in alcun modo alla giustizia italiana, che è esattamente ciò che accadde nel 1998 con la strage del Cermis.
Ma significa, parimenti, che dei caccia americani possono partire ad esempio da Aviano per bombardare Belgrado, come accadde nel 1999 ai danni della televisione nazionale, comportando accuse di mancata neutralità anche nel caso che una neutralità si volesse o si voglia mantenere. Per ipotesi, dunque, significa che un domani gli statunitensi potrebbero decidere di partire da una base italiana per bombardare chicchessia e questo indipendentemente dall’opinione della nazione che li ospita.

Sergio Romano, sul Corriere della sera, ha dovuto ricordare che condividere la dottrina Bush non significa rinunciare a vedere che l’America tende a scegliere il nemico e a passare all’uso delle armi senza interpellare la Nato. E’ successo in Iraq: Washington invocò la Nato solo quando la situazione cominciò a farsi decisamente critica. E’ successo in Somalia: gli Usa decisero di bombardare le milizie islamiche partendo da Gibuti e non interpellando gli alleati. Quando gli americani rapirono Abu Omar a Milano, e usarono la base di Aviano come tappa di trasferimento verso l’Egitto, non risulta ci abbiano informato.

Gli Usa, per dirla male, sono in grado di farci diventare automaticamente dei nemici e degli obiettivi prescindendo dalla nostra posizione, e il fatto che oggi si possa condividere la loro azione bellica non toglie che un domani le cose possano esser diverse, col particolare che le basi intanto sono sempre lì, da oltre cinquant’anni, anzi: crescono di numero, perchè il quadro internazionale vede sempre più estendersi i conflitti locali, sicchè è probabile che il passaggio nel nostro territorio di forze straniere si faccia sempre più frequente, e necessiti insomma, a mio parere, di essere ridiscusso.

Le cose sono invero cambiate, da quando nel 1954 fu siglato l’accordo bilaterale tra gli Usa e l’Italia: eppure quel patto rimane tuttora segreto e sconosciuto persino al Parlamento italiano: ai tempi, fu firmato solo dal Governo e non sottoposto alle Camere, e si parla di accordi figli della guerra fredda che riguardano anche la dislocazione di truppe e di missili nucleari.

Ora si straparla di Vicenza, ma nessuno parla del trasferimento da Gaeta a Taranto della base navale Usa, che potrà ospitare anche sommergibili a propulsione nucleare e un centro di spionaggio. Nessuno parla delle forze di terra che dovrebbero esser già state dislocate a Solbiate Olona, vicino a Milano: neppure i nostri parlamentari ne sanno nulla, come se tutto questo avvenisse all’estero, e pare troppo.

E’ inutile fingere che il blocco sovietico esista ancora e che in mezzo secolo non sia cambiato niente. E’ cambiato, certo, che al posto del blocco sovietico ora c’è il terrorismo internazionale: ma appoggiare chiaramente e lealmente il legame con gli Stati Uniti, come fece il governo precedente e come l’attuale governo annaspa nel fare, non comporta che obiettivi e strategie debbano essere una cambiale in bianco da lasciare acriticamente in mano agli americani: non quando la sua eventuale riscossione, almeno, possa aver luogo anche all’interno dei nostri confini. Avere una politica estera è altra cosa dal delegarla: anche se ancora peggio, debbo ammettere, è non averne alcuna, annacquandola ossia nel neutralismo di una sinistra pilatesca. Fermo restando, però, che stare con gli americani è un conto, essere la loro portaerei un altro.

Di fronte a questo, l’obiezione più umiliante resta quella di chi ti obietta che le basi americane contribuiscano alla prosperità economica dei rispettivi circondari: come se la sovranità nazionale fosse in vendita, e come se il 34 per cento delle spese di stazionamento Usa, secondo quanto dichiarato dalla Commissione Difesa, non fossero a carico del contribuente italiano.

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Ricariche telefoniche, abolizione confermata ed estesa

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Alla fine, per quanto riguarda i costi di ricarica, un emendamento al decreto Bersani è stato effettivamente approvato: la commissione Attività produttive della Camera ha infatti dato semaforo verde non solo alla cancellazione dei costi fissi di ricarica per i telefoni cellulari ma anche per altri servizi del settore delle TLC.

L’articolo 1 del decreto è stato infatti approvato con le variazioni proposte dal relatore, l’onorevole Andrea Lulli (l’Ulivo), che prevedono l’estensione del divieto di introdurre costi fissi di ricarica a tutto il settore delle TLC, e quindi per servizi internet, di telefonia fissa, TV.

Il relatore del decreto sulle liberalizzazioni riferisce inoltre l’accoglimento di “due emendamenti dell’opposizione” proposti dal forzista onorevole Luigi Lazzari: nel primo si stabilisce che il termine già fissato dall’articolo 1 (30 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto) valga anche per l’obbligo, rivolto agli operatori, di evidenziare le voci che compongono il costo effettivo del traffico nelle offerte tariffarie; il secondo recepisce il terzo comma del primo articolo: in caso di recesso dal contratto, l’utente non sarà assoggettato a vincoli temporali, né a spese non giustificate da costi dell’operatore, includendo in questi anche gli investimenti commerciali da esso sostenuti.

Sono stati invece bocciati alcuni emendamenti e sub-emendamenti. Tra le proposte cassate, le due avanzate dall’onorevole Mario Valducci di Forza Italia: con la prima si proponeva un rinvio di 60 giorni per l’entrata in vigore del divieto, mentre la seconda prevedeva l’esclusione del settore del digitale terrestre dall’abolizione dei costi fissi di ricarica. [chissà perché uno di Forza Italia volesse l’esclusione del settore del digitale terrestre… chissà]

Scartati anche gli emendamenti che volevano l’abolizione dei costi delle carte di credito prepagate, benché l’onorevole Lulli si sia dichiarato disponibile ad una valutazione ulteriore.

Da PI

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New York, limiti per il videotaping di polizia

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Non piace più ai tribunali di New York la pratica ormai invalsa tra le forze dell’ordine locali di videoregistrare qualsiasi manifestazione pubblica, incontro di piazza o evento a cui partecipino una molteplicità di cittadini. Un giudice ha infatti stabilito che questo genere di azioni viola il Primo Emendamento degli americani.

Come racconta il NY Times, il magistrato Haight, della Corte distrettuale di Manhattan, ha sentenziato che le forze dell’ordine possono procedere a questo genere di registrazioni video soltanto se sussiste il timore che possa verificarsi qualche incidente o attentato, e solo dietro preventiva autorizzazione dei vertici del Dipartimento di Intelligence della polizia locale. Agire altrimenti, come accaduto ormai fin dagli attentati dell’11 settembre 2001, significa ledere il diritto di manifestare, garantito appunto dal Primo Emendamento.

La decisione di Haight, che riprende e dettaglia un pronunciamento del 2003, non si applica ai luoghi pubblici indoor, come le stazioni ferroviarie o della metro, sottovia, ponti e via dicendo.

Come nota qualcuno, si tratta di una delle prime decisioni a New York che pongono limiti alle pratiche di sorveglianza e monitoraggio sempre più pervasive adottate fin dagli attentati del World Trade Center.

(Da PI)

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Cuba abbraccia il software Open Source

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Il governo comunista di Cuba sta provando a svincolarsi dal giogo almeno di un impero del capitalista, quello della Microsoft Corp.,
unendosi con il Venezuela socialista nel convertire i propri computer al software Open-Source.

Il ministro delle comunicazioni Ramiro Valdes, un vecchio compagno del Presidente Fidel Castro, ha fatto notare che Bill Gates una volta descrisse i riformatori, incluse quelle persone che vogliono sfuggire dal software proprietario, come “una sorta di comunisti dei giorni nostri”, che è un un vanto per le prospettive cubane.

Qui potete leggere l’articolo completo.

[Via Boliboop, via Ubuntista]

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Sassi dal cavalcavia

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La cassazione ha confermato il provvedimento di scarcerazione nei confronti di due ragazzi ciociari, Gregorio Mattia e Agostino Mastrangeli, accusati di omicidio per aver lanciato un sasso di 41 chili da un cavalcavia dell’A1 che uccise un automobilista nel 2005 a Piedimonte San Germano, vicino a Cassino. La Cassazione ha confermato infatti l’ordinanza con la quale il Tribunale del riesame di Roma, lo scorso 9 ottobre, aveva annullato l’ordinanza di custodia in carcere emessa dal gip di Cassino il 20 settembre 2006 perché ha ritenuto il supertestimone inattendibile. Questi i fatti. (fonte e fonte)

Studio Aperto, il tabloid di Italia 1 ha invece detto: “Scarcerati quelli che avevano lanciato i sassi dal cavalcavia“. Con il palese intento di far apparire la magistratura come un istituzione che libera criminali.
Che poi questo tentativo di screditare i giudici sia direttamente collegato alla derivante opportunità di parlare di toghe rosse e magistratura politica per difendere l’amato Berlusconi, mi sembra una conclusione più che ovvia.

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Paura in orario

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Swampthing scrive sul blog Terrorpilot riguardo la manifestazione di Vicenza:

Paura a Vicenza: Così titola Studio Aperto, l’organo di propaganda di Forza Italia.
Per ora è tutto tranquillo, sono costretti ad ammettere, ma siamo appena all’inzio.

Sempre per la serie, siamo con berlusconi e quindi vi insultiamo, Libero titola oggi “Centomila matti in piazza”. Vittorio Feltri fa schifo.
Il Giornale, l’organo di stampa della famiglia Berlusconi titola invece “Un sabato anti-americano di paura- Unione in piazza contro il governo”.

Indignato, mi è sembrato giusto rispondere come segue:

Ma che dite?? Tv e stampa sono in mano ai comunisti, no? E se questi dicono “Paura a Vicenza” allora sono i comunisti che manifestano contro i comunisti, no? Siamo al ridicolo! No? Perché è ovvio che chi ha votato per qualcuno DEVE essere d’accordo in tutto e per tutto, no? Come ai tempi del dvce in cui i treni partivano in orario e non c’era tutta questa schifosa mania della pace… o no?

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Docenti sotto processo

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Oggi sono due le notizie informatiche di cui ci occupiamo, una buona e una cattiva, riguardanti l’udo del computer da parte di due insegnati, uno russo, assolto, una statunitense, dichiarata colpevole.

Il docente russo che rischiava i campi di prigionia in Siberia per aver usato, a sua insaputa, software Microsoft non originale, è stato dichiarato non processabile dai giudici. Era intervenuto anche Mikhail Gorbachev che, in una lettera indirizzata a Bill Gates, aveva chiesto l’intervento del chairman Microsoft per porre fine al procedimento. Gates aveva risposto che non poteva e che appoggiava la politica antipirateria russa. A pesare sull’orientamento del tribunale, forse, è stata anche la battuta di Vladimir Putin, il presidente russo, che aveva bollato il caso come “ridicolo” (Qui la notizia completa).

La docente statunitense Julie Amero rischia fino a 40 anni di carcere perché dichiarata colpevole per aver corrotto la morale di una classe di ragazzini con un’invasione di popup dal contenuto esplicito che ha sommerso lo schermo del PC della scuola.
Dichiarata colpevole per la propria incapacità, per la scarsa prontezza di riflessi, complice un sistema informatico scolastico pieno di falle, che all’adware stendeva un tappeto rosso. Le polemiche montano, difesa e accusa stanno conducendo un processo parallelo in Rete, fra i commenti agli articoli e i post dei blog. (qui la notizia completa, con gli interessanti botta e risposta di accusa e difesa)

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Tre notizie orwelliane

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Tre notizie orwelliane, da grande fratello che piano piano si sta realizzando nel mondo.
La prima riguarda il progetto europeo denominato SAFEE (Security Of Aircraft In The Future European Environment), nel quale si sta lavorando a delle minuscole cam e ad altrettanto minuscoli microfoni, da mimetizzare nella parte posteriore della spalliera dei sedili dei futuri velivoli civili. Trasmetteranno immagini e suoni ad un elaboratore, equipaggiato con un software capace di individuare i movimenti e i sussurri sospetti.
Ogni strizzata d’occhio, gesti nervosi come lisciarsi i capelli, inumidirsi le labbra o sfregarsi il naso, affermano gli esperti che partecipano al progetto, potrebbero indicare che il passeggero ha qualcosa da nascondere. Magari un coltello da macellaio per minacciare il pilota, magari una cintura esplosiva, celata sotto abiti insospettabili. E i microfoni coglieranno anche il minimo sussurro: “Si sa che gli Islamici sibilano passi del Corano, prima di far esplodere le bombe”, generalizza grossolanamente il Daily Mail (qui la notizia completa). Continua a leggere ‘Tre notizie orwelliane’

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