Ecco come Dio fa i miracoli

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La Chiesa vuole canonizzare Papa Giovanni Paolo II perché una suora sarebbe guarita dal Parkinson. Si dice che sia un miracolo, che Wojtyla abbia interceduto e Dio concesso (qualcuno penserà che l’abbia concesso Wojtyla, ma tant’è).

Ma cosa è accaduto realmente? Secondo fonti certe, Papa Giovanni Paolo II chiese a Dio: “Per favore, confonderesti il medico di quella suora così che sbagli la diagnosi? In questo modo, quando la suora guarirà dalla malattia non diagnosticata (e meno grave del Parkinson), tutti grideranno al miracolo!”. Dio, nella sua infinita bontà, acconsentì a questo capriccio.

A parte gli scherzi, e senza scomodare Dio direttamente, le diagnosi sbagliate esistono, e spesso hanno epiloghi tragici perché si diagnosticano malattie meno gravi di quella che in realtà affligge il paziente. Ma se per caso la malattia diagnosticata è più grave di quella reale, non è il caso di parla di miracolo. Telefilm come Dr. House non funzionerebbero se i dottori non sbagliassero mai, l’episodio inizierebbe con un paziente che dichiara i sintomi e il dottore gli da la cura, musica finale e fine in 30 secondi.

Direte: e gli esami clinici? Quelli sono oggettivi e soprattutto possono essere analizzati a posteriori. Se ci sono le prove che aveva il Parkinson e che non si trattava di un errore diagnostico allora il miracolo è vero e santo.

La spiegazione è fin troppo semplice e la Chiesa, impegnata a trovare una scusa burocratica per fare canonizzare Wojtila (sì, i miracoli, nella Chiesa d’oggi, servono solo a questo), non riesce a vederla. La medicina è, fra le scienze, una delle più imperfette. Non ci sono prove (in senso proprio) come in Fisica o in Matematica (non a caso chiamate scienze pure), ci sono solo una serie di forti, o deboli, indizi. E poi c’è la “normalità soggettiva” ovvero il fatto che alcune persone hanno valori come temperatura, globuli rossi od altro, diversi alla media ma ugualmente sani. Altri hanno valori nella media, ma sono malati. Per chi conosce un po’ di matematica si può riassumere con la frase “la normalità è una gaussiana”.

La suora non riusciva a scrivere chiaramente e poi ha scritto a perfezione il nome di Papa Giovanni Paolo II, e questa sarebbe la prova sia della sua malattia che della sua guarigione. Mi piacerebbe vedere che altre prove ci sarebbero e quale medico possa mai, in coscienza, dichiarare che un esame istologico o una macchiolina in una tac sono prove al di sopra di qualsiasi dubbio.

Infilare Dio in questioni umane come la medicina (o la guerra), a me sembra un sacrilegio. Dio ci ha dato il libero arbitrio? Noi abbiamo mangiato la mela? Allora perché lui guarisce la suora e non tanti altri? Lei aveva più fede? Ma la punizione non dovrebbe essere, al massimo, dopo la morte? Dio è forse vendicativo? E perché dovrebbe guarire un moribondo fedele allontanando quindi il
momento del Paradiso? Perché la Chiesa, pur di fare propaganda, non spiega questi paradossi?

Come direbbe Kierkegaard, nessuno conosce meno la fede come chi parla di religione.

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RIAA, la crociata antiP2P è un rischio

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Da PuntoInformatico:

Con decine di migliaia di cause legali intentate contro condivisori illeciti o presunti tali, RIAA si muove su un terreno pericoloso: qualora andasse male un buon numero di processi, l’intera strategia seguita in questi anni dai legali e dai rappresentanti dei discografici potrebbe saltare completamente. RIAA ne è consapevole e cerca di non spingere troppo, abbandonando i casi che è convinta di non vincere. Ma la exit strategy potrebbe non essere più sufficiente se i cittadini chiamati alla sbarra decidessero di contrattaccare.

È lo scenario dipinto in questi giorni da ars technica, che analizza le possibili conseguenze del caso Warner Bros. contro Tallie Stubbs, possibile paradigma per molti successivi processi avviati dall’associazione. Dopo aver portato Stubbs in tribunale, le etichette hanno deciso di “non dare seguito alle accuse contro l’imputato”, per l’evidente impossibilità di fornire prove sufficienti che la signora Stubbs avesse scambiato file protetti dal diritto d’autore sul network di Kazaa.

La formula scelta da RIAA per concludere il procedimento è la dismissione con riserva, secondo cui i legali dell’industria si riservano eventualmente il diritto di perseguire ancora la signora in futuro. Ma la cosa non
è piaciuta all’utente, che è invece alla ricerca di un proscioglimento pieno ed ha per questo contrattaccato, nonostante RIAA abbia comunque promesso di non denunciarla più.

La decisione della signora Stubbs è stata accettata dal giudice Vicki Miles-LaGrange, secondo cui esistono le condizioni perché
questa cerchi in tribunale la piena assoluzione da qualunque violazione attribuita al suo buon nome. Non è dunque riuscito il tentativo di RIAA di evitare che il procedimento faccia la stessa fine del caso Debbie Foster o di quella che rischia di fare con Patti Santangelo: l’accusa che viene costretta a pagare le spese legali dell’accusato.

Se un tale trend dovesse imporsi, il sistema messo in piedi dall’industria, quello basato su congrui pagamenti extragiudiziali da parte degli accusati che vogliano evitare il tribunale, si trasformerebbe in un boomerang.
Proprio per scongiurare questo rischio, RIAA ha pensato bene di chiedere al giudice la non accettazione della contro-causa di Tallie Stubbs, richiesta che è stata appunto rifiutata da Miles-LaGrange.

Qualora l’associazione dovesse poi perdere la contro-causa che ora va avanti, si configurerebbero tutte le condizioni
per un trend negativo: per RIAA sarebbe a quel punto più difficile uscire dai casi più spinosi,
e i cittadini americani chiamati alla sbarra senza prove sufficienti avrebbero una motivazione in più per far valere fino in fondo le proprie ragioni.

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Due ragazzine fanno condannare la Glaxo

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La multinazionale GlaxoSmithKline (Gsk),
che produce il succo di ribes nero Ribena, e’ stata condannata in Nuova
Zelanda a una multa pari a 115 mila euro per aver ingannato il pubblico
sul contenuto di vitamina C nella bevanda. La pubblicita’ ingannevole
e’ stata scoperta da due alunne delle medie che, nel 2004, avevano
analizzato il contenuto di vitamina C come esercitazione scolastica. Da
anni Ribena e’ venduta in Nuova Zelanda e in Australia come bevanda
salutare, soprattutto per i bambini, proprio per il suo presunto
contenuto di vitamina C, ritenuto superiore al succo d’arancia,
quantificato in 7 milligrammi per 100 millilitri. Ma le due dolci
studentesse hanno scoperto che di vitamina C non ce n’era proprio per
niente e hanno denunciato la Glaxo per pubblicita’ ingannevole.

(fonte Jacopo Fo)

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RIAA senza pudori anche con i minori

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Da un articolo di PuntoInformatico:

New York - Recording Industry Association of America (RIAA) ha deciso di giocarsi tutto in tribunale, e senza porre alcun limite al suo raggio di azione. Di questi tempi l’obiettivo sembrerebbe quello di spaventare - o spennare - i minorenni. Colpevoli del più “terribile” dei crimini contemporanei: il file-sharing di musica e film protetti da copyright.

Ne sta facendo le spese una bimba di 10 anni che si chiama Kylee Andersen. L’industria musicale sta tentando da più di un anno di farla deporre in tribunale per dimostrare che la madre ha scaricato file illegalmente nel 2004. Una querelle che qualsiasi consulente di “immagine” bollerebbe come assolutamente folle. Sui giornali e le testate online ogni giustificazione di carattere legale viene cancellata dal fatto che di fronte alla Corte vi sono un’industria mondiale multi-miliardaria e una madre - per di più disabile - con figlia a carico.

Fin qui si potrebbe considerare l’accaduto semplice “fiction”, ma quando si scopre che mamma Anderson non ha niente da nascondere e permetterebbe la deposizione via telefono o in videoconferenza… ecco il colpo di scena. La RIAA non vuole. Continua a leggere ‘RIAA senza pudori anche con i minori’

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Giornata mondiale dell’Acqua, cosa si può fare?

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Dal blog di Jacopo Fo:

In occasione della Giornata mondiale dell’Acqua 2007 spuntano come ogni anno rapporti sullo stato delle cose.
La situazione non cambia: politiche sbagliate, quali la privatizzazione dell’acqua, cambiamenti climatici che hanno ridotto le piogge e aumentato lo scioglimento dei ghiacci, consumi esorbitanti e sprechi: tutto ciò fa sì che nel mondo ci siano più di un miliardo di persone che non hanno accesso ad acqua potabile e 1,8 milioni di bambini che muoiono ogni anno a causa di malattie provocate dall’acqua sporca.
In Italia facciamo schifo: consumiamo ogni giorno una media di 220 litri d’acqua a testa (l’anno scorso parlavamo di 213), 15 volte la quantità a disposizione di un contadino africano, che quando gli va molto bene, riesce ad avere a disposizione 20 litri di acqua, con cui deve bere, lavarsi, cucinare e irrigare i campi!
52 miliardi di metri cubi è la quantità di acqua consumata ogni anno in Italia, il volume del lago di Garda.
La rete idrica italiana perde una media del 30-40% dell’acqua erogata dagli acquedotti a fronte del fatto che un terzo della popolazione italiana non ha sempre un accesso regolare al servizio idrico.
Spediamo una media di 300 euro a testa per acquistare acqua minerale in bottiglia, senza sfruttare una risorsa più economica, più controllata, più sostenibile: l’acqua del rubinetto. Come diciamo da anni, i problemi di sapore, odore, e schifezze varie presenti nell’acqua del sindaco sono dovuti al cloro e alla tubature vecchie. Nella maggior parte dei casi il problema si può risolvere con un semplice filtro a struttura composita, una tecnologia che si ripaga da sola e poi vi fa risparmiare!!!

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L’ira anonima di Washington contro il Governo italiano

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Riguardo le critiche di un “alto funzionario dell’amministrazione Bush che ha chiesto di rimanere anonimo” all’operazione del Governo italiano per la liberazione del giornalista Mastrogiacomo, Fassino sottolinea: “le critiche da fonti anonime non sono credibili“. Ieri, anticipando Fassino, swampthing aveva scritto

“Una fonte anonima. Quindi inattendibile, fino a prova contraria. […] Ma come può il governo della più grande “democrazia” del mondo affidare le sue esternazioni ad un anonimo?”.

Secondo quanto riferisce il Ministero degli Esteri, nell’incontro tra Condoleeza Rice e D’Alema avvenuto il 19 Marzo (il giorno stesso del rilascio) non ci sono state critiche all’operato italiano. E allora? Perché l’opposizione, Berlusconi in testa, prende per buona la critica di una fonte anonima americana e si schiera automaticamente contro il Governo italiano? Non era loro quelli della patria sacra? E perché i telegiornali italiani non sottolineano l’inattendibilità della fonte in quanto anonima? Ah, giusto, perché sono tutti comunisti…?!

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Proprietà intellettuale, la direttiva UE

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IPRED2, la direttiva UE che punta a colpire i reati contro la proprietà intellettuale, passa in Commissione JURI ma con due emendamenti fondamentali: esclusa la perseguibilità penale per reati contro il diritto d’autore che non siano commessi su scala commerciale; esclusi anche i diritti di brevetto.
Questo significa che se il Parlamento Europeo approverà la direttiva senza troppe modifiche, scaricare e condividere musica da internet, come fotocopiare un libro o copiare quant’altro sia protetto dal diritto d’autore, non porterà in carcere i comuni cittadini, ma non gli eviterà di dover pagare multe salate.

Ovviamente il TG5 oggi ha dato questa notizia dicendo che “non è più reato scaricare” e che “saranno contenti le migliaia di giovani che scaricano musica”. Informazione sbagliata (è ancora reato, forse non sarà più penale quando la direttiva, una volta approvata dal Parlamento Europeo, verrà recepita, forse, dal nostro parlamento) e distorta (come se fossero solo migliaia e solo giovani e solo per la musica quelli che scaricano).

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Scandagliare la rete e chiedere i nomi è spamming giuridico

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Da Punto Informatico:
L’ordinanza con cui è stato imposto a Telecom
di consegnare i nomi di 3600 dei propri utenti che, secondo un discografico tedesco, hanno violato la normativa sul diritto d’autore è
al centro di una lettera con cui Fiorello Cortiana, membro del Comitato consultivo sulla
Governance di Internet del Ministero dell’Innovazione, sollecita un intervento di verifica da parte del Garante per la privacy. Il timore, infatti, è che le operazioni condotte dal discografico e dai suoi associati siano illegali. Qui di seguito il testo della missiva:

Milano, 20 Marzo, 2007
Al Garante della Privacy,

il Tribunale di Roma, suppongo in sede civile, con una ordinanza (procedimento n. 81901/2006) ha ordinato a Telecom Italia di fornire i nominativi di 3636 utenti di Internet italiani e clienti Telecom alla casa discografica di Hannover Peppermint Jam Records Gmbh, la quale ritiene che abbiano scambiato brani musicali coperti dal diritto d’autore senza averne l’autorizzazione. La società svizzera Logistep per conto della Peppermint ha individuato il numero di IP di questi utenti italiani.Secondo i legali di Logistep-Peppermint i provider (ISP) sono obbligati a fornire i dati personali degli utenti non solo alle forze dell’Ordine o alle Pubbliche Autorità ma anche a soggetti privati. Questo a seguito della Direttiva Europea IPRED 2004/48/CE, cosiddetta “IP enforcement” che ha aumentato i poteri di contestazione da parte dei detentori di diritti autoriali danneggiati.

A mio avviso questa vicenda solleva alcune questioni sulle quali il Garante dovrebbe attivarsi.
Quale è l’efficacia dei sistemi di verifica utilizzati dalla società Logistep per l’individuazione della natura dei files scambiati dai 3636 utenti italiani? Continua a leggere ‘Scandagliare la rete e chiedere i nomi è spamming giuridico’

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Le mani sulla Televisione Digitale

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Da un articolo apparso su Punto Informatico, Alessandro Bottoni, descrive la nuova strategia sulla televisione digitare, fra divieto di registrazione, di copia, di condivisione, di trasferimento, obbligo di aggiornamento dell’hardware, oscuramento dei canali liberi. Questo è quanto sta accadendo nel silenzio generale. Un articolo in alcune parti forse anche troppo allarmistico, ma che rende bene la misura della controffensiva di quella parte di aziende che mostrano una inaudita frustrazione nei confronti di un inevitabile declino dei sistemi anticopia. Declino che qualcuno vorrebbe scongiurare facendosi scudo di fantasiosi diritti dei produttori di contenuti.

Impariamo un nuovo termine: CPCM
Nei giorni scorsi, la Electronic Frontier Foundation ha rilasciato un attesissimo rapporto sullo stato del progetto DVB. Questo rapporto ci permette di capire quali siano le minacce che aleggiano sul mondo della televisione digitale e di altre tecnologie affini.

Il Progetto DVB
DVB sta per “Digital Video Broadcasting”, cioè “Televisione Digitale”.
La televisione digitale è destinata a diventare, per legge, l’unico modo di trasmettere programmi televisivi in Italia dal Dicembre 2008 (e, in momenti diversi, in tutta Europa ed in USA). Sia la televisione satellitare, sia la televisione digitale terrestre, sia la televisione via cavo, sia la televisione via Internet, sia la televisione su dispositivi mobili utilizzano infatti un protocollo di trasmissione digitale del segnale.

Gli standard necessari vengono sviluppati da un consorzio chiuso di aziende chiamato DVB Project.
Il consorzio DVB raccoglie oltre 260 aziende di tutto il mondo e definisce gli standard per la trasmissione digitale di audio e video sui sistemi della prossima generazione. Gli standard che il DVB Project ha sviluppato sono i seguenti.DVB-S (”Satellite”): standard usato per la televisione via satellite
DVB-C (”Cable”): standard usato per la televisione via cavo
DVB-T (”Terrestrial”): standard usato per la televisione digitale terrestre
DVB-H (”Handheld”): standard usato per la televisione su sistemi mobili (telefoni cellulari ed affini)Ciò che questo consorzio decide, nel chiuso delle sue riunioni tra aziende, è già adesso legge per chiunque voglia trasmettere o ricevere segnali audio e video digitali nel mondo, semplicemente perché gli strumenti tecnici prodotti da queste aziende rispondono a questi standard ed a nient’altro.

Queste 260 aziende rappresentano la stragrande maggioranza dei produttori mondiali per cui, di fatto, il consorzio definisce standard di portata globale a cui è impossibile sottrarsi. Come vedremo nel seguito di questo documento, persino nella remota ipotesi che un produttore indipendente decidesse di opporsi a questo dominio, lo standard definito dal DVB Project prevede strumenti e tecniche adatti a rendere la sua ribellione del tutto inutile.

EFF e il DVB Project
Electronic Frontier Foundation si è iscritta al consorzio DVB, pagando la quota di iscrizione di 10.000 euro, ed ha partecipato alle sedute. La possibilità di divulgare informazioni è pesantemente limitata dalle clausole del contratto di adesione al consorzio per cui la EFF non può, legalmente, divulgare le informazioni di dettaglio che riguardano questo consorzio, il suo modo di lavorare, le posizioni delle diverse aziende che ne fanno parte ed il loro voto. Tuttavia, EFF ha potuto pubblicare un rapporto di massima su ciò che il DVB Project sta preparando.

Il Progetto CPCM
Ciò che il DVB Project sta studiando, sin dal 2003, è qualcosa che non piacerà agli “spettatori” europei ed italiani. Questo qualcosa si chiama CPCM, cioè “Content Protection and Copy Management”.
Questo standard permetterà ai produttori di programmi televisivi di imporre le seguenti limitazioni (nota: per quanto folli e vessatorie possano sembrare queste limitazioni, sono comunque reali. Non stiamo delirando e non ci siamo inventati nulla. Potete controllare voi stessi leggendo le fonti che elenchiamo in calce a questo documento):

Divieto di registrazione
Questo standard permette di vietare la registrazione di un programma televisivo attraverso il sintonizzatore TV. Non potranno più essere registrati i film, i telefilm od altri programmi televisivi, né su cassetta, né su CD o DVD, né su disco fisso. Questo divieto non è aggirabile in nessun modo perché implementato sia con dispositivi software che hardware.

Divieto di copia
Questo standard permette di vietare la creazione di copie di un CD o DVD. Non potranno più essere create copie di film, di telefilm od altri programmi televisivi, né su cassetta, né su CD o DVD, né su disco fisso, nemmeno per uso personale o per backup. Questo divieto non è aggirabile in nessun modo perché implementato sia con dispositivi software che hardware. Continua a leggere ‘Le mani sulla Televisione Digitale’

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Buttiglione da Fazio parla dei gay

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Questa sera Rocco Buttiglione, presidente dell’UDC e senatore, è stato ospite di Fabio Fazio alla trasmissione di Rai Tre “Che tempo che fa”:

Buttiglione: Lei pagherebbe più tasse per sostenere i diritti delle coppie di fatto omosessuali che dal momento che non procreano non hanno funzione sociale perché sono i giovani che pagano le pensioni agli anziani?
Fazio: Ma guardi che anche i gay pagano le tasse…!

Aggiungiamo che anche una coppia eterosessuale non è detto che possa fare figli (per via della sterilità) oppure può non volerne affatto. E poi, dopo il recente acclamato decreto sulla privacy riguardo la vita sessuale dei vip (in seguito alla cosiddetta Vallettopoli), non è assurdo che lo Stato si occupi di chi va a letto con chi per decidere che tipo di diritti può avere?

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