i videogame non incitano alla violenza, anzi
Articolo letto 443 volteAvevamo parlato del modo con cui i media fraintendono spesso e volentieri il mondo dei videogiochi, non solo accusandolo di essere diseducativi, ma anche travisandone completamente le trame di alcuni, allo scopo, nemmeno tanto velato, di ingigantirne i contenuti violenti.
Uno studio però, afferma che non solo i videogiochi non incitano alla violenza, ma che sono uno strumento salutare di evasione, che quindi contribuisce a sfogare quegli istinti violenti che sono naturalmente presenti in tutti noi e che altrimenti rischierebbero di trovare sfogo verso altri esseri umani. Ne parla in questo articolo, Punto Informatico:
Oggi è il giorno in cui il videogaming non viene dipinto come la malattia ma come la cura: ad affermarlo è un sondaggio organizzato dal British Board of Film Classification, l’ente d’oltremanica che si occupa anche dei bollini che indicano la fascia di età consigliata sui titoli videoludici distribuiti nel Regno Unito.
La ricerca si è svolta intervistando tutte le categorie coinvolte: giocatori di tutte le età , rappresentanti dell’industria e giornalisti specializzati hanno risposto a domande su come scegliere quale videogioco giocare, si è tenuto conto dell’opinione dei genitori, della violenza nei videogame e dell’impatto che questa avrebbe nei comportamenti dei player.
Alcune conclusioni: sebbene si inizi ad età sempre minori a giocare con console e PC, i videogame non causano dipendenza né incitano alla violenza. I consumatori sarebbero infatti ben consci della differenza esistente tra finzione e realtà , e i più giovani ritengono addirittura spiacevole che in certi titoli a prevalere sia “il cattivo”. In molti poi pongono l’accento sui benefici derivanti dal gioco, come strumento per alleviare lo stress quotidiano o per allenare la coordinazione occhio-mano.
Il metodo preferito per la scelta dei titoli è il passaparola, ma una condanna da parte della stampa di un gioco violento o diseducativo incide moltissimo sull’appeal di quel titolo sui consumatori. Gli stessi genitori, sebbene preoccupati dalla natura di alcuni videogame, tendono a liquidarli come semplici giochi, concentrando le loro preoccupazioni sui rischi che si annidano nelle chat e sui siti di blogging per i più giovani.
Il nuovo report, che sembra portare nuova chiarezza in un dibattito ormai annoso sul rapporto violenza-videogiochi, arriva a breve distanza da un pezzo con cui il Washington Post ha nuovamente tirato in ballo gli sparatutto, mettendoli in relazione alla tragica strage avvenuta in un campus universitario in Virginia nei giorni scorsi.
Un articolo che ha suscitato la secca reazione di siti specializzati e bloggers, frustrati dal veder partire la caccia alle streghe ogni volta che si verificano fatti del genere.

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