La censura italiana sul video della BBC vista dalla BBC

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Avete sentito in televisione qualcuno che parli dello scandalo del video della BBC, che non si vuole far trasmettere in Italia? Qualcuno che riporti quello che la stampa commenta sulla diffusione in internet del suddetto video? Niente di niente. Viva la libertà di informazione! Ci tocca andare sul sito BBC News per sapere cosa sta succedendo in Italia, e noi ci andiamo.

In questo articolo, infatti, viene spiegata la paradossale situazione della censura italiana, che non permette una libera circolazione delle informazioni solo perché queste andrebbero contro gli interessi della Chiesa Cattolica. Cose che non accadrebbero mai in nessun altro paese che si vuol chiamare democratico.

L’articolo della BBC spiega come il giornalista Michele Santoro abbia chiesto alla RAI di acquistare i diritti per trasmettere il loro documentario sugli abusi sessuali nella Chiesa, e come un politico di destra Mario Landolfi (della commissione di vigilanza sulla RAI) abbia chiesto con “furore” che non venga trasmesso.

L’articolo prosegue spiegando che il filmato, trasmesso in Inghilterra nell’ottobre scorso (ben sette mesi fa), è stato sottotitolato in italiano e messo a disposizione in internet (qui, per chi volesse vederlo) e facendo notare come il quotidiano cattolico l’Avvenire abbia criticato aspramente i blogger italiani che hanno postato questo video sostenendo che si tratta di una “ignobile calunnia” (ne parla anche Reuters). Quindi secondo la stampa italiana, diffondere corrette informazioni è ignobile, tenetelo a mente la prossima volta che leggerete la classifica sulla libertà di stampa nel mondo e vi impressionerete di essere 61esimi dietro a Kiribati, Tuvalu, Nauru e Mali.

L’articolo della BBC arriva ad un obiettivo e, proprio per questo, assai deprimente quadro della situazione politica italiana spiegando che il signor Landolfi di cui prima ha dichiarato che il documentario voluto da Santoro non dovrebbe essere trasmesso “per evitare che la televisione di pubblico servizio diventi uno squadrone di esecuzione mediatica pronto a far fuoco sulla Chiesa e sul Papa”. Povero Papa che non si può difendere dall’accusa di ostacolo alla giustizia (avendo appunto reimposto il silenzio ai preti pedofili e alle vittime, pena la scomunica). Eh già, povero Papa, per salvarlo ci vuole quella che la BBC chiama la “censura preventiva” del signor Landolfi.

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Raccolte firme per mandare il papa ad avignone!!!!!!

Nel luglio del 2006 il viceministro dell’Economia Vincenzo Visco esercitò ripetute e pressoché quotidiane pressioni sul comandante generale della Guardia di Finanza, Roberto Speciale, e gli pose un perentorio aut aut affinché azzerasse senza motivazioni l’intero vertice della GdF della Lombardia.
Ufficiali impegnati, tra l’altro, in delicate indagini come quelle sulla scalata a Bnl da parte di Unipol e coop rosse. Visco aprì quindi una crisi istituzionale con il vertice del Corpo militare, arrivando a pronunciare un’oscura minaccia al comandante generale. La mette a verbale lo stesso Speciale: «Visco mi disse - ha dichiarato nell’interrogatorio reso all’avvocato generale Manuela Romei Pasetti - che se non avessi ottemperato a queste direttive erano chiare le conseguenze cui sarei andato incontro».
Pubblicamente, invece, il vice ministro in quegli stessi giorni cercava di stemperare ogni polemica. Liquidando il caso come «avvicendamenti unicamente riconducibili ad esigenze di servizio». Il Giornale ricostruisce invece, ora dopo ora, la storia di questa ingerenza, dell’intromissione del potere politico su un corpo militare. Con un vice ministro che prima ordina al capo della GdF di rimuovere ufficiali, quando per i trasferimenti c’è un apposito iter procedurale interno. Poi dispone di concordare le scelte con due sottoposti, facendo saltare lo stesso ordine gerarchico della Finanza.
Fino al 17 luglio quando Speciale ventila le dimissioni: «Risposi al vice ministro che l’osservanza delle regole è stata da sempre il faro della mia vita. Di non poter pertanto assecondare queste sue ultime richieste e che pertanto ero pronto a rassegnare il mandato».
La storia inizia alle 17 di giovedì 13 luglio quando, durante un drammatico incontro, Visco sventola sotto il naso del comandante generale un foglietto indicante i nomi dei quattro ufficiali da mandare via da Milano. Senza nemmeno preavvisare, come avviene invece di rito chiedendo persino un parere, la procura che coordina le indagini degli ufficiali coinvolti. Non solo. Visco dispose anche «perentoriamente », a detta di Speciale, di concertare ogni decisione d’impiego futura direttamente con due sottoposti, i generali Italo Pappa e l’allora capo dei reparti d’istruzione Sergio Favaro. Che il Vice Ministro aveva appena incontrato.
Insomma, una sorta di «commissariamento», pregiudicando le prerogative e l’autonomia del comandante generale. Visco ordina quindi a Speciale di spostare i gradi vertice della Lombardia e di coinvolgere Favaro e Pappa. E così, sempre stando alla ricostruzione dello stesso Speciale, Pappa e Favaro prima si incontrano tra di loro, predisponendo le ipotesi di avvicendamenti.
Poi Pappa va dal numero uno con il piano operativo. Ma arriva l’intoppo non previsto. Scende in capo il procuratore capo di Milano, Manlio Minale che, allarmato, chiede ragione delle voci su azzeramenti della GdF in Lombardia. Teme «serie problematiche alla prosecuzione delle delicate indagini in corso».
Ovvero, Unipol, Bnl, Antonveneta e Telecom. Speciale dice chiaro e tondo che è stato Visco a ordinare, aprendo così uno scontro tra diversi poteri. Minale è allibito, chiede a Speciale «delucidazioni scritte », coinvolge la Procura generale e l’Avvocato generale. Che apre un fascicolo e lunedì 17 interroga in gran segreto sia Speciale che il capo di Stato Maggiore Emilio Spaziante. Prima però, venerdì, Speciale ricorda di esser stato sottoposto a pressioni di ogni tipo.
Visco telefona, manda lettere, cerca il numero uno, fa chiamare dal proprio staff. Quei trasferimenti s’hanno da fare. Basta leggere qui a fianco il verbale del comandante generale per capire la portata di questa ingerenza. Speciale prende tempo, sa benissimo che se dispone i trasferimenti, compie un abuso. Deve seguire le norme, coinvolgendo gli interessati. Alle 20.15 trova una mezza misura: ordina a Pappa di far partire gli avvisi di avvio dei procedimenti di trasferimento.
La situazione precipita domenica notte. Alle 22.50 l’Ansa dà notizia dell’azzeramento della Gdf mettendo in collegamento con le indagini Unipol. Visco s’infuria, chiede «immediata smentita » a Speciale. E intanto alle 24 ci pensa lui: normali avvicendamenti. In piena notte il comandante generale convoca d’urgenza i suoi collaboratori più stretti, Spaziante e il sottocapo Poletti.
Più tardi la GdF esce con un imbarazzato comunicato. Ma ormai il vice ministro deve sentire che la vicenda sta sfuggendo di mano. L’indomani mattina si scontra con Speciale perché temporeggia, gli ordina ancora di trasferire gli ufficiali, pronuncia oscure minacce. Alle 12 Pappa e Favaro si rifanno vivi con il numero uno dicendogli di concordare con loro quanto scrivere a Minale. Ordine di Visco.
Ma ormai la vicenda ha assunto una dimensione pubblica e politica: le indiscrezioni sono già sui giornali. Ma gran parte della storia non viene riportata dai media. Speciale blocca i trasferimenti. L’avvocatura generale di Milano interroga Speciale, Spaziante, Pappa e Favaro. Senza risposta la domanda cruciale: Visco perché voleva azzerare a ogni costo la gerarchia militare a Milano?

IL VERBALE DELL’INTERROGATORIO DEL GENERALE: MINACCIÒ CONSEGUENZE SE NON AVESSI AGITO SUBITO
A cura di Gianluigi Nuzzi per “il Giornale”

Ecco il verbale dell’interrogatorio del comandante generale della Guardia di Finanza, generale Roberto Speciale, sulle ingerenze del viceministro Vincenzo Visco nella Guardia di Finanza, per azzerarne il vertice della Lombardia.
«L’anno 2006, addì 17 luglio 2006, alle ore 16.10 presso gli uffici del Comando Regionale Lombardia della Guardia di Finanza, viene redatto il presente verbale. Avanti all’Avvocato generale dottoressa Manuela Romei Pasetti è presente il Generale di Corpo d’Armata Roberto Speciale che dichiara.
«Via quei comandanti» - «Il giorno 13 luglio alle ore 15 circa il mio Capo ufficio, Colonnello Michele Carbone, mi ha informato che ero stato convocato alle ore 17.30 dello stesso giorno dal vice ministro Visco. In un secondo tempo lo stesso ufficiale mi ha riferito di aver appreso, solo in quel momento che Visco avrebbe ricevuto, prima di me, il Comandante in Seconda del Corpo, Generale Italo Pappa (ore 15.30) e l’Ispettore per gli Istituti di Istruzione, Generale Sergio Favaro (ore 16). Recatomi all’appuntamento il Vice Ministro Visco mostrandomi un appunto dattiloscritto recante quanto segue:

* Comando Regionale Lombardia Generale Forchetti
* Comando Nucleo Regionale Lombardia Colonnello Lorusso
*Comando Nucleo Provinciale PT Milano Colonnello Pomponi
* Gruppo servizi Polizia Giudiziaria Tenente Colonnello Tomei

Mi ha impartito l’ordine di avvicendare i suddetti ufficiali e di avanzargli delle alternative proposte di impiego. Visco inoltre ha disposto perentoriamente di concertare, da quel momento in poi, ogni decisione d’impiego con i generali Pappa e Favaro. Alla mia obiezione che prima di effettuare detti provvedimenti sarebbe stato opportuno informare l’Autorità Giudiziaria di Milano, Visco mi ha risposto categoricamente che non avrebbe costituito alcun problema il non avvertirla o informarla successivamente. Rientrato in ufficio ho ricevuto i Generali Pappa e Favaro.
Il Comandante in Seconda mi ha detto che il Vice Ministro gli aveva parlato della sua intenzione di avvicendare i comandanti dei reparti del Corpo alla sede di Milano senza indicarne le motivazioni alla base; ha inoltre aggiunto che sarebbe stato auspicabile arrivare ad un’ipotesi d’impiego condivisa all’unanimità, onde evitare che ognuno, così come richiesto da Visco in caso di disaccordo, avesse dovuto presentare la propria proposta.
Dopo tali premesse il generale Pappa mi ha illustrato le ipotesi di avvicendamento, già da lui concordate con il generale Sergio Favaro. Su queste proposte sono intervenuto al fine di razionalizzare le ipotesi di impiego del generale Mario Forchetti, proponendo di destinarlo a un comando regionale di pari livello, onde salvaguardarne il profilo di carriera e del colonnello Lorusso allo scopo di lasciarlo a Milano, per delicati problemi familiari a me noti, nell’incarico di capo di stato maggiore del Comando Interregionale di corso Sempione».

GDF COMMISSARIATA
«Alle 19.21 il gen. Zanini ha fatto sapere al maggior Cosentino che Visco voleva parlarmi. Alle ore 19.22 il vice ministro mi ha riferito che i trasferimenti dovevano essere eseguiti immediatamente. Alle 19.40, l’Aiutante di Campo del comandante in seconda, maggiore Mario Salerno ha rappresentato al maggiore Casentino che il generale Pappa desiderava parlarmi.
Alle ore 20.06 Pappa mi ha proposto di diramare i trasferimenti degli ufficiali in questione, senza fissare nel relativo messaggio le rispettive decorrenze. In merito gli ho manifestato la necessità di rispettare le norme amministrative in materia che prescrivono la partecipazione dei destinatari di eventuali trasferimenti al processo decisionale. Alle ore 20.15 ho dato ordine al comandante in Seconda di diramare i messaggi di comunicazione di avvio del procedimento amministrativo di impiego.
In data 15 luglio 2006, rientrato a Roma, alla presenza del generale Spaziante, ho incontrato nel mio ufficio il generale Pappa a cui ho mostrato la lettera (di richiesta di chiarimenti, ndr) ricevuta dal procuratore capo di Milano. Il generale Pappa ha minimizzato l’accaduto sostenendo che di lettere come quella di Minale ne arrivano tante. Ho chiesto a Spaziante di contattare Zanini al fine di incontrare il prima possibile il vice ministro Visco.
Dopo aver sentito il predetto ufficiale generale, Spaziante mi ha riferito che l’incontro non sarebbe stato possibile prima del lunedì successivo, 17 luglio, e che comunque Zanini insisteva nell’avere assicurazione della partenza del messaggio dei movimenti definitivi. Nella serata di domenica 16 luglio 2006, alle 22.50 circa ho ricevuto una telefonata da parte del generale Zanini che mi ha riferito della notizia Ansa, di cui allego copia e che in proposito Visco sollecitava da parte mia, una immediata smentita alla notizia, con riferimento alla sua connessione alla vicenda Unipol.
Alle 23.20 sono stato ricontattato nuovamente da Zanini che mi ha chiesto di accelerare l’uscita della smentita alla notizia Ansa nei termini di cui sopra. Ho convocato di conseguenza il Capo di Stato Maggiore e il Sottocapo. A mezzanotte circa Zanini mi ha informato telefonicamente che Visco aveva provveduto personalmente alla smentita e che si aspettava altrettanto dal sottoscritto. Dopo una consultazione con il capo e il sottocapo di Stato Maggiore ho ordinato di provvedere alla diramazione di un comunicato stampa, nel quale si precisavano i reali termini del provvedimento da me adottato.

PRONTE LE DIMISSIONI
Alle ore 9.26 del 17 luglio 2006 sono stato informato dal colonnello Carbone che il colonnello Ortello lo aveva chiamato riferendogli che avrei dovuto chiamare subito il vice ministro Visco. Contattatolo immediatamente questi mi ha riferito di ritenermi responsabile di quanto accaduto, di non aver rispettato alcuna regola deontologica non avendo dato io esecuzione istantanea a quanto mi era stato da lui ordinato, di riunirmi subito con i generali Pappa e Favaro per dare a quegli ordini esecuzione immediata e di concordare con loro una risposta da dare alla Procura di Milano.
Il vice ministro Visco ha aggiunto che se non avessi ottemperato a queste direttive, erano chiare le conseguenze cui sarei andato incontro. Preso atto, ho risposto al vice ministro che l’osservanza delle regole è stata da sempre il faro della mia vita, di non poter, pertanto, assecondare queste sue ultime richieste e che, piuttosto, ero pronto a rassegnare il mandato. L’intera conversazione telefonica è avvenuta alla presenza del colonnello Carbone e del maggiore Cosentino.
Alle ore 12 circa del 17 luglio 2006 il generale Spaziante mi ha informato che con due distinte telefonate sia Pappa sia Favaro gli hanno riferito che, su disposizione del vice ministro Visco, loro pervenuta per il tramite del generale Zanini, il contenuto della lettera di risposta, da inviare al procuratore di Milano, sarebbe dovuto essere preventivamente concertato con entrambi i suddetti generali di Corpo d’Armata.
In conclusione non è mai emersa alcuna motivazione che potesse concretizzare addebiti per comportamenti tenuti dagli ufficiali di Milano. Anzi devo precisare che mi era stata comunicata verso la metà di giugno la nota n. 2094/06 datata 1 giugno 2006 a firma del procuratore capo della procura di Milano, Manlio Minale, indirizzata al Comandante Regionale Lombardia, generale Forchetti, il cui contenuto evidenzia la grande professionalità degli ufficiali in questione nell’attività di servizio. Fatto, letto, chiuso alle ore 17.30 in data 17/07/2006 e nel luogo come sopra».

LA REPLICA DI VISCO
Gianluigi Nuzzi per “Il Giornale”

«Lei ha le prove che quanto sostiene il generale Speciale sia vero?».
No, signor vice ministro Visco però il comandante generale dichiara che gli chiese di mandare via quattro ufficiali, che arrivò a paventare le dimissioni…
«Lei non ha le prove che quanto affermato da Speciale sia vero. Io però le dico che è tutto falso. Ha capito? Tutto falso».
Scusi, è falso che lei abbia chiesto a Speciale di concertare le scelte con i generali Pappa e Favaro e che gli disse che «se non avesse ottemperato a queste direttive, erano chiare le conseguenze… ».
«Mi sembra di averle già risposto. Ora la saluto».
Credo siano vicende importanti. E un sì o un no non implichino grande sforzo…
«Ora sta parlando lei. Quanto avevo da dire l’ho già detto. C’è stato anche un dibattito parlamentare. E il primo ministro Romano Prodi ha dato risposte obiettive».
Il clic arriva dopo l’ennesimo diniego e un saluto cordiale. Sono le 21.40 e il vice ministro Vincenzo Visco altro non aggiunge. Del resto nei giorni delle polemiche, quando la storia dei trasferimenti, e solo in parte, era venuta fuori, a metà luglio del 2006, aveva già cercato di stemperare le polemiche. E anche Prodi rispondendo alle interrogazioni della Cdl aveva sostenuto che quelli di Milano erano «avvicendamenti che non presentano alcuna eccezionalità».
E a riprova il premier indicava che proprio quegli ufficiali erano «destinati a incarichi di pari o superiore livello». Aggiungendo che «il viceministro Visco ha avuto un colloquio telefonico personale» con il procuratore capo di Milano, «assicurando che sarebbe stata riservata la massima cura nel garantire la continuità nell’azione di indagine e ricevendo l’assicurazione che in tal caso non vi sarebbe stata alcuna controindicazione agli avvicendamenti ».
Una foglia di fico, per l’opposizione, che nascondeva una manovra mai vista in precedenza. La rimozione dell’intera scala gerarchica della piazza più importante per la polizia finanziaria del Paese: Milano. Città che dopo Mani pulite dall’estate del 2005 assisteva a indagini finanziarie di primissimo piano. Dopo il crac Parmalat, le Fiamme Gialle si sono messe sulle tracce dei furbetti del quartierino, delle scalate a Bnl e Antonveneta, sino a Telecom.
Da parte sua, invece, Visco ha sempre sostenuto che «gli avvicendamenti sono unicamente riconducibili ad esigenze di servizio». Tanto che nei giorni delle polemiche chiamò il procuratore capo di Milano Manlio Minale assicurando in un «lungo e cordiale colloquio telefonico» che le indagini non ne avrebbero risentito. Spiegazione che non ha convinto i giudici milanesi. Tanto da spingere l’avvocato generale Manuela Romei Pasetti a interrogare come testimoni numerosi generali di Corpo d’Armata della GdF”.
(Gianluigi Nuzzi “il Giornale”)

La censura italiana sul video della BBC vista dalla BBC

Avete sentito in televisione qualcuno che parli dello scandalo del video della BBC, che non si vuole far trasmettere in Italia? Qualcuno che riporti quello che la stampa commenta sulla diffusione in internet del suddetto video? Niente di niente. Viva l…



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