Walter Veltroni, un giudizio sul suo discorso appena concluso

Articolo letto 592 volte

Si è appena concluso il discorso di Walter Veltroni al Lingotto di Torino e l’ho seguito in diretta sul canale tv di Repubblica.it. Ha annunciato, come ampiamente previsto, la sua candidatura alla guida del Partito Democratico. Ma soprattutto ha affrontato tantissimi temi, dalla politica alla società civile, dal lavoro alla giustizia, proponendo direzioni precise e chiedendo maggiore serenità. Il messaggio principale di questo discorso, infatti, è stato quello della ricerca di un punto di equilibrio tra i facili estremismi che la vita politica attuale ci propone. Qualcuno potrebbe chiamarlo buonismo, ma non è. Non lo è perché il buonismo è equilibrio senza decisioni, mentre quello che propone Veltroni è equilibrio con decisionismo; un esempio calzante è stato fatto da Veltroni sul tema della laicità, in cui non deve vincere l’integralismo religioso né il laicismo esasperato, entrambi schieramenti formati da persone che non tengono conto delle fedi (o delle non fedi) altrui.

Poi parla dell’eccessiva quantità di deputati e senatori, parla di una legge elettorale sbagliata e delle leggi ad personam sbagliate, spiegando però che ogni nuovo governo non può arrogarsi il diritto di cancellare tutte le leggi del precedente governo, perché altrimenti si arriverebbe ad una politica del disfare e non del fare. Ma questo non significa tollerale la presenza nel nostro ordinamento giuridico di leggi come quelle ad personam. E poi si chiede perché un premier non possa nominare e revocare la nomina ai sui ministri, perché una sua proposta di legge non possa avere un tempo minimo di risposta, perché le leggi devono passare per i due rami del parlamento una o due volte ciascuno, allungando tempi e spese della politica.

Poi parla della giustizia, della sicurezza (spiegando che le forze di polizia devono venire liberate dai doveri burocratici e mandati nel territori), ma anche della fiducia nel futuro per i giovani. Spiega inoltre che ci deve essere una parità di diritti reale fra il figlio dell’operaio e il figlio dell’imprenditore, che nessuno dei due sia costretto a seguire le orme dei padri perché o non ha le possibilità economiche o perché trova più comodo proseguire l’attività di famiglia invece che seguire le proprie aspirazioni e passioni.

Infine, fra le tante altre cose che ha detto Veltroni, voglio sottolineare il fatto che ha chiesto che nella costruzione del Partito Democratico non si facciano gli errori del passato, che ci sia più unità, meno correnti, più donne (almeno la metà), e che finisca la politica della contrapposizione e dell’odio. Perché il Partito Democratico dev’essere davvero qualcosa di nuovo, che faccia cambiare rotta all’Italia, per il bene degli italiani, e non della politica.

Insomma: tanta carne al fuoco, ma tutta ben cotta.

Articoli Correlati

  1. Veltroni: no al quartiere a luci rosse
  2. E’ nata a Roma la Costituzione europea
  3. Processo diritti tv, rinviati a giudizio Berlusconi e Confalonieri
  4. Berlusconi perde la causa contro Marco Travaglio
  5. Berlusconi: la sinistra sceglie il male

3 Commenti finora
Lascia un Commento

Bel discorso, ma i giudizi si esprimono dopo le prime azioni del partito democratico.

NULLA DI NUOVO,SOTTO IL SOLE DI TORINO
LE SOLITE PROMESSE ELETTORALI
DAL SOLITO POLITICO CHE DEVE CONVINCERE
IL POPOLO SOVRANO “DATECI LA POLTRONA E MANTENETECI ANCORA UN Pò)POVERA ITALIA

Walter
Vai avanti
Stai ridando fiducia agli italiani.
Saluti
Bruno



Lascia un commento
A capo e separazione tra i paragrafi automatici, l’indirizzo e-mail non è mai mostrato, HTML permesso: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <code> <em> <i> <strike> <strong>

(obbligatorio)

(obbligatorio)