L’Amore non ha Sesso, parte seconda: Gigi d’Alessio, Anna Tatangelo ed Elio

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Forse qualcuno voi si ricorderà dell’articolo che ho scritto qualche mese fa e che si intitolava Di ritorno dal Gay Pride: “L’Amore non ha Sesso”. Ovviamente non sono stato il primo a coniare l’espressione L’Amore non ha Sesso, ma è probabile che fra i 4291 lettori dell’articolo ci fosse Gigi d’Alessio. Al Festival San Remo, ho saputo, Anna Tatangelo ha infatti cantato una canzone intitolata Il mio amico. Questo brano include un verso che recita proprio la frase “L’Amore non ha Sesso”. Scrivendo tale frase su Google, il mio articolo di giugno scorso appare in seconda posizione, dopo un post che parla proprio della canzone della Tatangelo. Giusto per provare ad immaginare una certa ispirazione.

Ora, a parte la bellissima parodia musicale di Elio e le Storie Tese (via Giavasan), è una canzone che fa riflettere. C’è davvero l’intenzione di sfatare un tabù, di sollecitare alla tolleranza, di accentuare l’accettazione nei confronti degli omosessuali? Forse. Purtroppo però ci sono alcuni versi che sono lo specchio di una morale distorta, nonostante l’amicizia che lega Anna al suo parrucchiere omosessuale, tale Claudio. Intanto, incidentalmente, questa canzone fa passare l’equazione gay = truccatore e parrucchiere. Ma pazienza potremmo dire. Dopo di che, ci si potrebbe chiedere l’esatto significato della frase “non sa che anche tu sei uguale a noi”. A noi chi? Noi, quelli normali? Una frase che rasenta l’omofobia e che fa pensare ad una canzone solo falsamente impegnata. E e si continua con “mi fa tanta tenerezza”, che sa tanto di “mi fa pena”.

Ad ogni modo spero che più che altro passi la probabile l’intenzione, la frase “L’Amore non ha Sesso”, e che si riesca a cambiare non solo le intenzioni delle persone, ma anche la loro visione del mondo. Forse servirà una nuova generazione. Un’altra.

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Un idea irresponsabile: Berlusconi vuol detassare gli straordinari

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Alle puerili motivazioni addotte da alcuni esponenti di del Popolo della Libertà, per i quali detassare gli straordinari significa aumentare la busta paga e quindi aiutare i cittadini, rispondo facendo notare che non solo dovrebbe essere sacrosanto diritto di ogni lavoratore riuscire ad arrivare a fine mese con il solo stipendio base, ma soprattutto che detassare gli straordinari significa incentivarli. Ebbene, dopo il normale orario lavorativo, un operaio che è costretto a fare gli straordinari per vivere sarà ancora più stanco e deconcentrato, più incline, quindi, a cadere vittima di un incidente sul lavoro. Ah già, di incidenti ce ne sono così pochi, dimenticavo.

Insomma, sulla pelle dei lavoratori, si propone una detassazione degli straordinari anziché un aumento degli stipendi, facendo proprio leva sulla inadeguatezza di questi ultimi. Ovviamente solo a vantaggio delle imprese che avranno (salvo incidenti mortali) una maggiore produzione ad un costo più basso.

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