Berlusconi assolto grazie ad una legge fatta da Berlusconi

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Processo Sme. Udienza lampo di appena 15 minuti, l’accusa aveva chiesto la prescrizione, la difesa ha invece ottenuto il proscioglimento. Perché il falso in bilancio non è più reato penale. La depenalizzazione era stata varata dal governo presieduto dall’imputato, Silvio Berlusconi.

La legge che depenalizza il falso in bilancio è stata una delle prime cosiddette “leggi ad personam” approvate dal passato governo Berlusconi. Il provvedimento è diventato infatti operativo già dal gennaio 2002 grazie a un decreto varato a tempo di record dall’allora ministro della Giustizia Roberto Castelli.

Nel processo la posizione di Silvio Berlusconi era stata stralciata da quella degli altri sei imputati, compresi il senatore Cesare Previti e il giudice Squillante, in seguito all’approvazione del “Lodo Schifani”, un’altra delle cosiddette “leggi ad personam” (successivamente dichiarata incostituzionale) che introduceva l’immunita per le cinque più alte cariche dello Stato (fonte).

Ovviamente in tutto ciò non vi è conflitto di interessi. Il Governo Berlusconi e Silvio Berlusconi, infatti, non erano in conflitto, ma volevano entrambi la stessa cosa.

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Per la chiesa il matrimonio fra consenzienti è annullabile, e il battesimo?

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Da uaar.it:

Il Tribunale della Sacra Rota ha annullato il matrimonio celebrato nel 1960 tra Francesco Cossiga e Giuseppa Sigurani. La decisione è arrivata dopo sette anni di istruttoria. La notizia è pubblicata nell’ultimo libro di Bruno Vespa “L’amore e il potere. Da Rachele a Veronica in secolo di storia d’Italia”. Cossiga e la moglie si separarono nel 1993, un anno dopo la scadenza del mandato presidenziale e divorziarono dopo cinque anni.

Da “Repubblica” di oggi

Per lo stato italiano, dunque, un matrimonio durato 33 anni, con prole, risulterà non essere mai esistito. In compenso, per lo stesso stato italiano, un atto di battesimo, impartito a un neonato di pochi giorni, non è cancellabile. Grottesco.

Un commentatore sottolinea:

Il battesimo in quanto atto di adesione ad una confessione religiosa è un atto radicalmente viziato dalla totale mancanza di consenso di colui che lo riceve, visto che, di regola, si tratta di un neonato di pochi giorni o mesi. E’ vero, lo stato non può obbligare la Chiesa ad adottare il principio dell’adesione consensuale, ma il fatto che la Chiesa si ostini a non modificare il proprio diritto, sancendo che il battesimo diventa nullo nel caso in cui il battezzato, da adulto, manifesti la volontà di non appartenere alla confessione religiosa cattolica, dimostra in quanta considerazione essa tenga la libertà del volere umano e i principi più elementari della civiltà giuridica. A questo punto, il diritto dello stato italiano potrebbe, legittimamente, vietare ai genitori di sottoporre a battesimo i figli che non siano ancora in grado di manifestare il proprio consenso, considerata la natura irreversibile dell’atto.

Infine una semplice annotazione di un altro commentatore:

La legge sulla privacy dovrebbe valere anche per la chiesa, ovvero totale cancellazione dei dati sensibili di chi ne faccia richiesta

ma, come specificato qui:

Secondo il provvedimento del Garante non si può cancellare il battesimo, in quanto esso documenta un episodio effettivamente avvenuto: inoltre, anche in questo caso, la doppia ragione sociale di Stato estero e di ente religioso permette alla Chiesa di usufruire di privilegi che altre confessioni non hanno.

Vi sembra giusto?

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Accuse infondate sul file sharing: la RIAA comincia a pagare

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Era da tempo che si aspettava il momento in cui la RIAA, ovvero la SIAE statunitense, cominciasse a pagare le spese processuali per quegli imputati ingiustamente accusati di aver condiviso file illegalmente. Il prossimo passo è di far risarcire alle major quello che in Italia si chiama danno esistenziale, ovvero tutte le preoccupazioni e lo stress accumulato che ha provocato la distruzione dalla pace quotidiana a causa delle cause intentate dalla RIAA. Insomma, difendere i propri diritti va bene, anche se su certe leggi sul diritto d’autore ci si potrebbe discutere. Ma fare sciacallaggio per spillare soldi a degli innocenti, no. Mai.

Ecco la notizia completa tratta da Punto Informatico:
Roma - Aumentano i casi in cui l’efficacia legale delle denunce delle corporazioni della musica contro utenti peer-to-peer viene messa a dura prova, ed aumentano anche i casi in cui RIAA, l’associazione delle major di settore, viene messa sul banco degli imputati.

Nel clamoroso caso RIAA vs. Foster, in cui la donna accusata da RIAA di violazione del copyright ha vinto il caso in tribunale vanificando gli sforzi delle major ed anzi dimostrando l’inconsistenza delle accuse, il giudice ora ha deciso che RIAA dovrà compensare con quasi 70mila dollari le spese legali sostenute da Debbie Foster.

Si tratta in assoluto, negli USA, della prima volta che le major vengono condannate a pagare le spese legali di una persona denunciata perché, a loro avviso, ma non ad avviso del giudice, si era intrattenuta illegalmente con le piattaforme di sharing.

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Due notizie interessanti sul fronte delle cause intentate dalle major

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Due notizie interessanti sul fronte delle cause intentate dalle major nei confronti di utenti accusati di condividere illegalmente file musicali.

Nel caso Peppermint, Adiconsum si costituisce in giudizio e dichiara che, siccome l’IP address è il codice che identifica univocamente l’utente che accede alla rete internet, raccogliere indirizzi IP in rete per combattere la condivisione illegale di file protetti dal diritto d’autore è una chiara violazione della legge sulla privacy che come è noto è un diritto costituzionalmente garantito. Continua Adiconsum spiegando che “Il Diritto d’autore non è un diritto assoluto, ma frutto della mediazione tra il diritto della libera circolazione della cultura e la giusta remunerazione della creazione dell’ingegno. Per contro, il diritto alla riservatezza è un diritto primario costituzionalmente garantito (…) A maggior ragione non può essere concesso ad un soggetto privato svolgere indagini al fine di far valere un PRESUNTO e GENERICO valore patrimoniale”.

La seconda notizia riguarda uno studente dell’Università di Boston, ateneo preso di mira dall’industria musicale nei mesi passati, che sta provando a bloccare l’azione di RIAA sostenendo la teoria secondo la quale conservare copie di file protetti da copyright su un PC costituisca una distribuzione illecita dei contenuti, “non trova fondamento nella legge”. Le uniche copie di file protetti di cui RIAA è venuta in possesso sono quelle ottenute da investigatori stipendiati dalla stessa organizzazione, che avevano i permessi necessari per poter scaricare i file. Questo ovviamente non dimostra affatto che vi sia una distribuzione in corso.

Inoltre lo studente sostiene che nessuno ha alcun obbligo di proteggere i propri file musicali da eventuali copie non autorizzate in rete. Non vi è illecito insomma, nella misura in cui la distribuzione che è effettivamente avvenuta (ossia il “prelievo” da parte di emissari RIAA autorizzati) è pienamente legale: per sostenere il contrario, RIAA dovrebbe far fede su testimonianze di terzi scaricatori, cosa che in effetti non è avvenuta.

Una posizione originale, di cui sarà interessante seguire le sorti per le possibili conseguenze, potenzialmente notevoli, che potrebbe avere sui tanti processi intentati dall’industria contro gli utenti del P2P.

[Fonte: Punto Informatico, qui e qui]

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Info Legge: uccisione di animali tramite polpette avvelenate

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Inauguro oggi una serie, spero duratura, di informazioni legislative che spero possano essere utili ai miei lettori. Tenete conto che le informazioni che riporterò saranno frutto di ricerche e che, non essendo io avvocato, non posso dare nessun tipo di garanzia. Riporterò, ad ogni modo, la fonte giuridica per far sì che chiunque possa farsi un’idea dettagliata della legge in questione.

Oggi comincio con trattare l’argomento dell’uccisione di animali tramite polpette avvelenate. L’idea potrebbe sorgere a coloro che, vedendo i propri animali d’allevamento (galline, conigli, ecc.) divorati da un animale selvatico (volpi, mustelidi, uccelli rapaci, corvidi), pensa di risolvere privatamente il problema spargendo polpette intrise di veleno nella sua proprietà o nelle zone limitrofe. Nel codice penale si legge:

Art. 544-bis. - (Uccisione di animali). - Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi.

ribadito nella legge del 20 Luglio del 2004, n. 189 (vedi testo completo).

Sulla questione ho interpellato telefonicamente l’ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali) che ha spiegato come chi trovasse uccisi degli animali di sua proprietà da parte di altri animali deve assolutamente evitare di spargere veleni per i motivi che vado ad elencare:

  • è pericoloso, non solo per gli altri animali (si pensi al cane innocente del vicino) ma anche per le persone e in particolare per i bambini (ci sono stati molti casi di avvelenamento)
  • è illegale, multe e reclusione (come già accennato) sono previste per gli uccisori
  • è sproporzionato, dal momento che basterebbe rinforzare le recinzioni (dei pollai od altro) per eliminare completamente il problema, senza ricorrere alla forza
  • è un abuso, perché il privato cittadino non si può sostituire alle autorità e decidere da solo la gestione della fauna selvatica e dell’ecosistema che dalla fauna dipende.
  • è immorale, perché si tratta comunque di una uccisione di un essere vivente che si stava procurando del cibo, istinto questo che non può certo essere colpevolizzato… dal momento che noi esseri umani uccidiamo per motivi ben più futili.

Chi si trovasse in questa situazione, dunque, dovrebbe semplicemente contattare l’ASL di zona e far presente il problema, così che le autorità preposte possano risolvere il problema varando, eventualmente, un programma di controllo degli animali selvatici. Il cittadino può, come già detto, rinforzare le proprie recinzioni, anche se procurarsi e spargere veleni è decisamente più comodo, seppur illegale e pericoloso.

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