Due minori scattano proprie foto hard: è pedoporno?

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Dove due giovani fidanzatini di 16 anni si sono mandati via email alcune foto osé. Foto di se stessi, non divulgate a terzi. Ora la sentenza di colpevolezza. Assurdo? Non negli Stati Uniti.

Ne parla diffusamente il celebre giornalista giuridico americano Declan McCollough su cnet ed è un caso che suscita molto interesse, quello di due 16enni americani, un ragazzo e una ragazza, che sono stati arrestati per diffusione di pornografia infantile.
La chiave di tutto è nel fatto che le immagini finite sotto inchiesta sono state prodotte dai due, riprendendosi nudi e in pose sessualmente esplicite, e poi, dopo averle trasferite sul PC della ragazza, sono state mandate all’indirizzo email di lui. Da lì non si sono mai mosse né ci sono indizi che i due volessero diffonderle ulteriormente o venderle, né che le abbiano fatte vedere ad anima viva.

Eppure sono finiti nei guai. Non è chiaro come la polizia della Florida abbia avuto notizia dell’esistenza di quelle foto ma questo è quanto accaduto e l’inchiesta che ne è seguita ha provocato, appunto, l’arresto.

Da questa indagine è scaturito un processo che ha portato a considerare la ragazza colpevole di aver prodotto una fotografia che riproduce comportamenti sessuali di un minore.

McCollough spiega nel dettaglio la sentenza, racconta anche come e perché uno dei tre giudici che ha deciso si era opposto alla dichiarazione di colpevolezza. Un dibattito di grande interesse: da un lato i magistrati secondo cui “i PC sono craccabili” e le email sono “intercettabili”, dall’altro il giudice secondo cui la ragazza in questo caso dovrebbe godere del proprio diritto alla riservatezza.

(fonte PI)

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Le armi disumane del futuro

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Il Dipartimento della Difesa USA ha presentato ai media l’arma non-letale del futuro: il phaser di cui si parla da anni potrebbe entrare a far parte dell’equipaggiamento dei militari nel 2010. Si chiama Active Denial System (ADS). Nel resto dell’articolo parleremo del governo di Singapore che promette una lauta ricompensa a chi riuscirà a produrre robot da battaglia capaci di operare in ambiente metropolitano, spostarsi autonomamente, aprire porte… e colpire duro il nemico.

Active Denial System
Realizzata per per disperdere le folle nelle manifestazioni che volgono alla violenza, oppure presso i checkpoint in zone a rischio guerriglia (anche in situazioni di guerra), l’arma provoca a chi ne è colpito una sensazione di calore improvvisa, dolorosa e terrorizzante come se i vestiti, anche i più pesanti, cominciassero ad incendiarsi. Un intenso calore però che non lascia alcun segno: il raggio elettromagnetico ad una frequenza di 95 GHz penetra solamente attraverso gli strati più superficiali dell’epidermide, per meno di mezzo millimetro. Quanto basta a colpire le terminazioni nervose facendo percepire la sensazione del contatto con un corpo a temperatura di cinquanta gradi. Nessuna conseguenza, assicurano i militari, se non il deflusso di una folla spaventata.

Le preoccupazioni riguarda le possibili conseguenze per gli occhi sono state respinte: si è verificato, mediante test su animali, che i riflessi inducono a distogliere lo sguardo prima che l’irraggiamento possa provocare danni. Wired News, fra gli altri, lo scorso anno avanzava il dubbio che l’arma potesse favorire l’insorgere di cancro, ma non si hanno conferme in merito agli effetti a lungo termine dell’esposizione ai raggi.

Un altro ordine di preoccupazioni è rappresentato dai potenziali modi di armeggiare con l’ADS. Se infatti l’Active Denial System è considerato, almeno nell’immediatezza, non letale, un uso improprio potrebbe trasformarlo in un’arma offensiva a tutti gli effetti, tutt’altro che umana. In spazi angusti in cui la fuga è poco praticabile, o nel caso in cui fosse utilizzato a distanze ravvicinate, puntato contro persone impossibilitate a muoversi, l’ADS potrebbe rivelarsi fatale per la persona colpita.

Robot da guerra
Singapore ha lanciato un concorso per premiare chi sarà in grado di realizzare i migliori roboguerrieri da città, robot cioè capaci di far fronte a situazioni di guerriglia urbana. Offre un milione di dollari locali (vale a dire circa 500mila euro) a chi sarà capace di “costruire un robot in grado di operare autonomamente in condizioni di guerra urbana”.

A parte le grosse difficoltà tecniche e di intelligenza artificiale che comporta una realizzazione di questo tipo, bisogna tener conto che un robot completamente autosufficiente sarebbe anche difficilmente controllabile in caso di guasti o azioni disumane.

(fonti: PI e PI)

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Hillary Vs Condoleeza?

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Dopo che negli USA i Democratici paiono voler candidare Hillary Clinton alla presidenza (concorrerà alle primarie), qualcuno ha lanciato l’ipotesi della contro-candidatura di Condoleeza Rice. Siccome i Repubblicani non hanno problemi con le donne perché non sono maschilisti e non hanno problemi con i neri perché non sono razzisti, allora hanno trovato una scusa in altro modo. Dora Bush, sorella del presidente George Bush, ha dichiarato che

“Condoleeza Rice è orfana e non è sposata, e lo sanno tutti che senza una famiglia alle spalle non si può certo diventare presidente”

(fonte TG5)

Abominevole.

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Vogliono schedare la libera informazione

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Quello che sta accadendo negli USA viene considerato clamoroso: è in attesa dell’approvazione definitiva al Congresso una proposta di legge per la regolamentazione delle pratiche lobbistiche e di divulgazione di massa, che obbliga una sostanziosa fetta di blog, portali di informazione, siti non profit e attivisti politici a denunciare al Congresso l’esistenza della propria iniziativa in rete. Chi non provvedesse alla registrazione sarebbe soggetto a pene severe, inclusa la galera.

C’è chi parla dunque di una misura in pieno stile cinese nel paese della prima Costituzione moderna, del Primo Emendamento e della libertà di espressione ed informazione. La Sezione 220 della legge S.1, la proposta di riforma dell’attività lobbistica attualmente in attesa alla Camera dei Rappresentanti, prevede che tutte le fonti di informazione rivolte al grande pubblico, che abbiano un bacino d’utenza uguale o superiore a 500 utenti denuncino preventivamente la propria attività. Continua a leggere ‘Vogliono schedare la libera informazione’

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Insegnante vittima dell’adware rischia il carcere

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Da PI:

Julie Amero, supplente presso una scuola media del Connecticut, e i suoi studenti devono essere rimasti paralizzati di fronte al prorompere di una cascata di popup dal contenuto esplicito. A oltre due anni da quella apparizione inattesa su un PC di classe, l’insegnante rischia 40 anni di carcere: è accusata di aver volontariamente sottoposto dei minori a contenuti poco adatti alla loro età.

“I popup non se ne andavano, continuavano a comparire”, ha dichiarato una smarrita Julie Amero in tribunale nei giorni scorsi, riporta un quotidiano locale. La difesa ha chiamato a testimoniare un esperto, che ha analizzato il computer e ha constatato che la macchina era infestata da spyware. Un sito di acconciature alla moda avrebbe subdolamente sfruttato le vulnerabilità del browser installato sul computer della scuola, per adescare l’utente con un’imbarazzante mole di pubblicità a luci rosse. Inoltre la licenza del software che proteggeva il computer era scaduta, fatto che scaricherebbe un’eventuale responsabilità sull’amministratore di sistema della rete scolastica.

Ma per l’accusa ha risposto un investigatore esperto in reati informatici, della polizia di Norwich. L’aspetto dei link suggerisce che l’insegnante abbia effettuato l’accesso alle pagine incriminate, ha sentenziato l’esperto. L’avvocato ha tratto le sue conclusioni: “Si deve fisicamente cliccare su quei collegamenti per accedere ai siti incriminati”. Un’inferenza affrettata, e formulata senza troppa cognizione di causa, sottolinea e dimostra un blogger, a difesa dell’educatrice.

Il processo si è svolto fra gli sbadigli del magistrato: probabilmente tediata da argomenti estranei al suo bagaglio di conoscenze, la giudice era ansiosa di chiudere il caso, senza troppo sottilizzare. A marzo si conoscerà il verdetto del tribunale. Continua a leggere ‘Insegnante vittima dell’adware rischia il carcere’

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Inchiesta sulla Bill & Melinda Gates Foundation

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Una Fondazione che dona per risolvere certi problemi nel mondo e investe in industrie che creano quegli stessi problemi. Al netto delle spese e delle entrate Bill Gates e sua moglie vanno in pareggio, i problemi non si risolvono, e loro (e la Microsoft) ci guadagna in pubblicità. Senza rischiare che la risoluzione del problema dell’AIDS in Africa rischi di non mettere più in piena luce l’impegno dei Gates. E infatti, per evitare questo rischio, finanziano le compagnie farmaceutiche che mantengono alti i prezzi delle medicine per i malati di AIDS.

Da PI

Un’inchiesta del LA Times mette in difficoltà i coniugi Gates e la Fondazione più ricca del mondo. Le sue attività benefiche comprenderebbero investimenti controversi ad impatto ambientale e sanitario gravissimo

Il Los Angeles Times ha realizzato un approfondito reportage su quelli che qualcuno definisce “imbarazzanti segreti” della Bill & Melinda Gates Foundation. Niente di sconvolgente, secondo gli esperti, ma spiacevole per il comune sentire. Si parla, ad esempio, del sostegno alla Sanità africana da parte della Fondazione, che però al contempo finanzierebbe le corporation dell’energia responsabili della contaminazione ambientale che quella Sanità combatte. Continua a leggere ‘Inchiesta sulla Bill & Melinda Gates Foundation’

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Saddam: la strategia della vendetta

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Fonte: Repubblica.it, articolo di Vittorio Zucconi.

CI VORREBBE più coraggio a risparmiargli la vita che a spegnerla, ma la banalità della vendetta sarà ancora una volta più forte dell’intelligenza della politica. La scontata sentenza di morte contro Saddam Hussein al-Majid al-Takriti, prodotta apparentemente da quella parodia di Norimberga che è stato il suo processo e forse già eseguita, è stata scritta tre anni or sono, al momento della sua estrazione dalla tana di topo dove si era nascosto e niente avrebbe potuto più cambiarla.

L’aveva firmata, in quel dicembre del 2003, George Bush, il Presidente della nazione occupante, quando aveva dichiarato alla BBC subito dopo la cattura che soltanto “la pena ultima (la morte)” sarebbe stato il giusto castigo per questo “disgustoso tiranno”.

Caso chiuso e Capodanno con il patibolo. Non sono serviti tribunali internazionali, giuristi e giudici di peso e di altre nazioni, come fu appunto a Norimberga. La sentenza era già stata depositata a priori. Tutto il resto, il processo con giudici destituiti e cambiati a piacere dall’immaginario governo di Bagdad, le procedure seguite un tanto a spanna verso il finale già scritto secondo le leggi scritte ancora dal Rais, la sentenza, l’appello farsa che ha richiesto ben 15 minuti di delibere, l’esecuzione, quando sarà stata eseguita, sono pantomime organizzate per dare una parvenza di legittimità giudiziaria alla vendetta finale del vincitore contro il vinto, soprattutto contro l’uomo che aveva “tentato di uccidere il mio papà”.

Nella guerra insieme globale e privata che da quasi sedici anni, dalla Tempesta nel Deserto, vede in campo Stati Uniti e Iraq ma senza che mai l’Iraq abbia aggredito gli Stati Uniti, alla fine il clan texano dei Bush ha saldato il conto con il clan sunnita dei Takriti. Continua a leggere ‘Saddam: la strategia della vendetta’

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Guantanamo: gulag o villeggatura?

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La prigione di GuantanamoVi ricordate quando Silvio Berlusconi dichiarò: Mussolini? Un dittatore benigno. I morti ammazzati come Matteotti? Cancellati. La Resistenza? Un mito. Ed infine: il confino? Una villeggiatura.

Ebbene, secondo il vicepresidente degli Stati Uniti, Dick Cheney, intervistato dalla CNN, i carcerati di Guantanamo non dovrebbero lamentarsi, perché vivono ai tropici. Ma non solo: sono trattati bene, nutriti bene, hanno tutto quello che vogliono, non possono lamentarsi anche perché l’amministrazione americana ha speso un mucchio di soldi per queste installazioni nuove di zecca.

Ma allora perché secondo Amnesty International, Guantanamo è invece l’equivalente contemporaneo di un gulag sovietico? (il 26 giugno, 2 giorni dopo la prima diffusione di questa notizia, fu indetta la “Giornata per le vittime della tortura“).
Intanto i componenti della Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani hanno rimproverato il governo degli Stati Uniti di non aver dato seguito alla loro richiesta di accedere alla prigione di Guantanamo, richiesta per accertare le “gravi testimonianze di torture, crudelta’, trattamento disumano e degradante”, detenzione arbitraria e violazione dei diritti dei prigionieri. Perché non fare accedere dei commissari dell’Onu nel “Paese delle Meravigllie” di Guantanamo?
Continua a leggere ‘Guantanamo: gulag o villeggatura?’

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Quelle maledette macchinette

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Electronic Voting MachinesSe dopo l’articolo USA: il voto che va in corto circuito non vi eravate convinti che le elezioni americane rischiavano di trasformarsi in una farsa allora siete nell’articolo giusto. Riportiamo una news apparsa sull’ultimo numero di Hackers&C dove non solo ci si convince che essere hacker significa essere utili alla società perché si indaga a fondo (ben diversi sono i cracker, i pirati informatici, i quali si divertono solamente a fare danni), ma ci si convince anche che le elezioni del presidente degli Stati Uniti potrebbero essere state truccate abbondantemente senza che sia recuperabile una sola traccia. Grazie alla scarsa sicurezza del software delle electronic voting machines! Ma vediamo come Continua a leggere ‘Quelle maledette macchinette’

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I soldati USA mettono sotto torchio Rumsfeld

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Donald RumsfeldDonald Rumsfeld parla ai soldati di stanza a Camp Buehring e dice: «You go to war with the army you have». Micidiale la risposta con cui ha liquidato Thomas Wilson, il marine che lo aveva pubblicamente criticato.

E’ accaduto durante un faccia a faccia tra i soldati americani di base a Camp Buehring in Kuwait, diretti in Iraq, e l’uomo che comanda il ministero da cui dipendono, appunto il segretario alla Difesa Usa Donald H. Rumsfeld Continua a leggere ‘I soldati USA mettono sotto torchio Rumsfeld’

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