Promemoria referendario: perché astenersi ai primi due quesiti

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Ecco un mio piccolo promemoria su come votare Domenica o Lunedì, partendo dal terzo, e poi qualche considerazione numerica sui primi due.

Votare SI al terzo quesito, per l’abolizione delle candidature multiple (così un eletto in più collegi non potrà, tramite la propria scelta del collegio che lo manda in Parlamento, scegliere chi far diventare eletto fra i primi non eletti)

Astenersi negli altri due quesiti per evitare che si raggiunga il quorum, col rischio che passi il SI (perché già il premio di maggioranza è antidemocratico per sua natura, in più, attribuendolo al singolo partito di maggioranza relativa si avrebbero conseguenze abnormi. Un esempio: se la coalizione Partito A + Partito B vincesse le elezioni con il 30% + 18 % (=48%), l’attuale legge elettorale darebbe alla coalizione il 55% dei seggi parlamentari (+7%). Se vincesse il SI in questi due quesiti, la stessa coalizione avrebbe il 67% dei seggi (55%, premio al Partito A di maggioranza relativa, + l’11,6% circa assegnato al Partito B. Ovvero chi ha il 48% del paese può avere il 66,6% del Parlamento e cambiare la Costituzione senza bisogno di un referendum confermativo.

Per i più curiosi, sappiate che il calcolo del 12% al Pariito B è il seguente:

100% - 55% = 45% = seggi non attributi al Partito A, di maggioranza relativa
100% -30% = voti di tutti i partiti escluso il Partito A.

quindi 0.45 * (18/70) = 0.116 => 11,6%)

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Lunedì il quotidiano Libero è uscito in due edizioni, perché?

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Nella prima edizione Libero, in un articolo di Vittorio Feltri titolava

“PERFETTO: Berlusconi e Bossi crescono. Il PdL sale al 38,5 per cento, la Lega al 10. Franceschini e i suoi scendono al 26,5, Di Pietro cresce, Casini stabile. Fuori i comunisti”.

Nella seconda edizione hanno titolato

“SINISTRA KO: il PdL cala, Bossi cresce. Franceschini e soci precipitano al 27 per cento, i comunisti restano fuori dall’Europa. Solo Di Pietro esulta. Stabile Casini”.

Cioè, prima è tutto PERFETTO perché Berlusconi cresce. Poi, rendendosi conto di averla sparata grossa, con perfetta nonchalance, pubblicano una seconda edizione in cui Berlusconi cala ma, per distogliere l’attenzione, titolano SINISTRA KO, anche se dalla prima alla seconda edizione attribuiscono al PD uno 0,5% in più (da notare anche che al 26,5% si scende, mentre al 27% si precipita secondo Feltri).

Poi, a inizio articolo, si passa da

Berlusconi e la Lega hanno guadagnato, anzi straguadagnato rispetto alle politiche europee precedenti.”

a

“Berlusconi e la Lega hanno tenuto rispetto alle politiche e alle europee precedenti, e la sinistra viceversa perde dopo aver straperso in credibilità.”

a Feltri gli piaceva stra-qualcosa e l’ha reciclato. Ma la frase più straordinaria è questa:

“Il Cavaliere, nonostante gli attacchi volgari e sgangherati subiti dai gossippari mobilitati dalla sinistra, si è addirittura posizionato meglio che nel 2008. Più di così non poteva ottenere”

che è magicamente diventata

“Il Cavaliere, nonostante gli attacchi volgari e sgangherati subiti dai gossippari mobilitati dalla sinistra, si posizionato all’incirca come nel 2008. Più di così non poteva ottenere”

Ovvero, semplicemente, qualunque risultato avrebbe ottenuto, Berlusconi non avrebbe potuto fare di meglio. Fissate le conclusioni che vogliamo ottenere, i dati iniziali sono irrilevanti.

Tutta l’indagine è ricavata da un articolo di Prefe che vi consiglio di leggere per avere maggiori dettagli.

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Caso Travaglio-Schifani: la vergogna giornalistica

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Saltando le ovvie dichiarazioni della parte politica di Schifani, mi colpiscono quelle di Anna Finocchiaro (PD), la quale, forse per salvare quel dialogo bipartisan che lo stesso Schifani dichiara ora essere “minato”, afferma che sarebbe stato necessario un contraddittorio durante la trasmissione Che tempo che fa di Fabio Fazio.

Di Pietro replica giustamente che “Non ha senso. Vorrebbe dire che ogni qualvolta si scrive di una rapina, si dovrebbe ascoltare anche la versione del rapinatore”.

Questo semplicemente perché al contrario di ciò che ha detto un giornalista del TG1, Marco Travaglio non esprime sue opinioni, ne quelle dei suoi amici. Travaglio ha fatto semplicemente il suo dovere di giornalista raccontando quel che sono i fatti. Di Pietro infatti aggiunge: “Non si cancella con un colpo di spugna la sua storia ed il suo passato”.

Per i TG1 invece le dichiarazioni di Di Pietro vengono presentate, durante una veloce carrellata di opinioni politiche, con questa frase approfonditissima: “… Di Pietro difende Travaglio…”. E nient’altro, senza argomentare, spiegare. E far capire ai telespettatori che hanno sentito solo opinioni negative, come la solidarietà (anch’essa non argomentata) del direttore della RAI Cappon.

Un altro esempio, insomma, della manipolazione mediatica delle notizie, di una vergogna (o della sua assenza) da parte dei giornalisti che tocca cime inesplorate.

Fabio Fazio ha però fatto bene a scusarsi per le sole offese (i riferimenti di Travaglio a muffe e lombrichi erano offensivi, seppur divertenti) ma non per la libertà di parola che a Che tempo che fa non viene negata a nessuno. Ovviamente i TG e i giornali online parlano di “Scuse di Fazio a Schifani”. Senza specificare chiaramente che le scuse sono sul metodo e assolutamente non sul merito.

Un altro passo indietro verso la libertà di stampa. Giusto un anno fa eravamo saliti al 61esimo posto superando rispetto all’anno prima le Tonga, il Burkina Faso e il Botswana, ma rimaniamo sempre dietro a Kiribati, Tuvalu, Nauru e soprattutto al Mali. Ad oggi non mi sento di poter dire che il giornalismo italiano sia più libero e indipendente del Burkina Faso.

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Austria, reclusa e violentata dal padre in 24 anni ha dato alla luce sette figli

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Austria, reclusa e violentata dal padre, in 24 anni ha dato alla luce sette figli, però, nonostante questo e nonostante le innumerevoli statistiche che dicono chiaramente che le violenze sessuali avvengono principalmente in casa e da parte di familiari… ebbene, c’è chi da ancora palesemente per scontato che sia tutta colpa degli immigrati. Quelli che prima erano extracomunitari ma ora non lo sono più.

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Berlusconi: tagli alle tasse

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Ci avete creduto anche questa volta? Bravi.

Berlusconi - tagli alle tasse

via, via

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UdC: Italia al palo, affissioni abusive?

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UDC - sagome Italia

Roma, zona Università “La Sapienza”. Decine di supporti in plastica incollati a pali e ringhiere con sagome di cartoncino arancione a forma di Italia. L’UdC ha pensato bene di affidare la propria campagna elettorale ad una affissione probabilmente abusiva ma sicuramente disturbante ed inquinante. Con l’intelligente slogan “L’Italia non può restare al palo”.

Cartoncini che si staccano facilmente e imbrattano marciapiedi, supporti in plastica fortemente incollati, che rimangono sui pali anche molto tempo dopo la rimozione dello pseudo-volantino. Ma anche nessuna traccia di un’autorizzazione ministeriale. Oltre allo slogan, al simbolo e al sito web di Pierferdinando Casini, solo l’indicazione (tramite etichetta adesiva) del Committente responsabile, il Senatore Giuseppe Naro.

UdC - sagome Italia

Ma che bella immagine di sè che l’Unione di Centro (UdC) da al Paese. Un bel disprezzo per la città e i suoi cittadini. Anche a Genova è comparsa questa campagna, ne parla Marco Molinari che giustamente osserva: “non so quanto sia compatibile con il rispetto della cosa pubblica e le norme vigenti in regime di campagna elettorale.”

Ovviamente ho provveduto subito a fare una segnalazione alla polizia municipale che mi ha chiesto generalità e numero di cellulare prima di assicurarmi che avrebbero fatto subito un controllo. Il giorno dopo molte delle sagome sono ancora lì, e molte sono ancora in strada. Chissà, forse tale affissione non è abusiva… che ne pensate?

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Un idea irresponsabile: Berlusconi vuol detassare gli straordinari

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Alle puerili motivazioni addotte da alcuni esponenti di del Popolo della Libertà, per i quali detassare gli straordinari significa aumentare la busta paga e quindi aiutare i cittadini, rispondo facendo notare che non solo dovrebbe essere sacrosanto diritto di ogni lavoratore riuscire ad arrivare a fine mese con il solo stipendio base, ma soprattutto che detassare gli straordinari significa incentivarli. Ebbene, dopo il normale orario lavorativo, un operaio che è costretto a fare gli straordinari per vivere sarà ancora più stanco e deconcentrato, più incline, quindi, a cadere vittima di un incidente sul lavoro. Ah già, di incidenti ce ne sono così pochi, dimenticavo.

Insomma, sulla pelle dei lavoratori, si propone una detassazione degli straordinari anziché un aumento degli stipendi, facendo proprio leva sulla inadeguatezza di questi ultimi. Ovviamente solo a vantaggio delle imprese che avranno (salvo incidenti mortali) una maggiore produzione ad un costo più basso.

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Vorrei solo far notare che probabilmente siamo l’unico Paese al mondo a votare per ben due volte con una legge elettorale definita una porcata da entrambi gli schieramenti politici

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Vorrei solo far notare che probabilmente siamo l’unico Paese al mondo a votare per ben due volte con una legge elettorale definita una porcata da entrambi gli schieramenti politici.

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Berlusconi assolto grazie ad una legge fatta da Berlusconi

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Processo Sme. Udienza lampo di appena 15 minuti, l’accusa aveva chiesto la prescrizione, la difesa ha invece ottenuto il proscioglimento. Perché il falso in bilancio non è più reato penale. La depenalizzazione era stata varata dal governo presieduto dall’imputato, Silvio Berlusconi.

La legge che depenalizza il falso in bilancio è stata una delle prime cosiddette “leggi ad personam” approvate dal passato governo Berlusconi. Il provvedimento è diventato infatti operativo già dal gennaio 2002 grazie a un decreto varato a tempo di record dall’allora ministro della Giustizia Roberto Castelli.

Nel processo la posizione di Silvio Berlusconi era stata stralciata da quella degli altri sei imputati, compresi il senatore Cesare Previti e il giudice Squillante, in seguito all’approvazione del “Lodo Schifani”, un’altra delle cosiddette “leggi ad personam” (successivamente dichiarata incostituzionale) che introduceva l’immunita per le cinque più alte cariche dello Stato (fonte).

Ovviamente in tutto ciò non vi è conflitto di interessi. Il Governo Berlusconi e Silvio Berlusconi, infatti, non erano in conflitto, ma volevano entrambi la stessa cosa.

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Bossi: “O andiamo al voto o c’è la rivoluzione. Troveremo le armi”

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Telegiornali e giornali online riportano tutti le parole di Umberto Bossi

“O andiamo al voto o c’è la rivoluzione. Troveremo le armi”

ma senza soffermarsi a dare un minimo giudizio. Senza chiedersi come mai Bossi possa ormai permettersi di dire qualsiasi cosa, o contro l’unità nazionale o a favore di azioni criminali e violente.

Mi chiedo: se non gli vogliamo dare peso, perché tutti i telegiornali e i giornali online ne riportano le parole? Se ormai Bossi fosse solo un vecchio rimbambito, un povero pazzo isolato e scellerato, perché mai allora ha una tale risonanza mediatica?

E se invece non è così, allora vuol dire che queste parole hanno un qualche peso reale, e che il rischio di un’azione violenta da parte dei leghisti esiste. E facciamo finta di niente? Nessun arresto?
L’istigazione a delinquere, anzi, la pianificazione o l’organizzazione di azioni violente e sovversive non rientra nell’immunità parlamentare.

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