RIAA, la crociata antiP2P è un rischio

Articolo letto 1020 volte

Da PuntoInformatico:

Con decine di migliaia di cause legali intentate contro condivisori illeciti o presunti tali, RIAA si muove su un terreno pericoloso: qualora andasse male un buon numero di processi, l’intera strategia seguita in questi anni dai legali e dai rappresentanti dei discografici potrebbe saltare completamente. RIAA ne è consapevole e cerca di non spingere troppo, abbandonando i casi che è convinta di non vincere. Ma la exit strategy potrebbe non essere più sufficiente se i cittadini chiamati alla sbarra decidessero di contrattaccare.

È lo scenario dipinto in questi giorni da ars technica, che analizza le possibili conseguenze del caso Warner Bros. contro Tallie Stubbs, possibile paradigma per molti successivi processi avviati dall’associazione. Dopo aver portato Stubbs in tribunale, le etichette hanno deciso di “non dare seguito alle accuse contro l’imputato”, per l’evidente impossibilità di fornire prove sufficienti che la signora Stubbs avesse scambiato file protetti dal diritto d’autore sul network di Kazaa.

La formula scelta da RIAA per concludere il procedimento è la dismissione con riserva, secondo cui i legali dell’industria si riservano eventualmente il diritto di perseguire ancora la signora in futuro. Ma la cosa non
è piaciuta all’utente, che è invece alla ricerca di un proscioglimento pieno ed ha per questo contrattaccato, nonostante RIAA abbia comunque promesso di non denunciarla più.

La decisione della signora Stubbs è stata accettata dal giudice Vicki Miles-LaGrange, secondo cui esistono le condizioni perché
questa cerchi in tribunale la piena assoluzione da qualunque violazione attribuita al suo buon nome. Non è dunque riuscito il tentativo di RIAA di evitare che il procedimento faccia la stessa fine del caso Debbie Foster o di quella che rischia di fare con Patti Santangelo: l’accusa che viene costretta a pagare le spese legali dell’accusato.

Se un tale trend dovesse imporsi, il sistema messo in piedi dall’industria, quello basato su congrui pagamenti extragiudiziali da parte degli accusati che vogliano evitare il tribunale, si trasformerebbe in un boomerang.
Proprio per scongiurare questo rischio, RIAA ha pensato bene di chiedere al giudice la non accettazione della contro-causa di Tallie Stubbs, richiesta che è stata appunto rifiutata da Miles-LaGrange.

Qualora l’associazione dovesse poi perdere la contro-causa che ora va avanti, si configurerebbero tutte le condizioni
per un trend negativo: per RIAA sarebbe a quel punto più difficile uscire dai casi più spinosi,
e i cittadini americani chiamati alla sbarra senza prove sufficienti avrebbero una motivazione in più per far valere fino in fondo le proprie ragioni.

Articoli Correlati

  1. Accuse infondate sul file sharing: la RIAA comincia a pagare
  2. RIAA senza pudori anche con i minori
  3. Due notizie interessanti sul fronte delle cause intentate dalle major
  4. Tre notizie orwelliane
  5. Franca Rame minacciata di morte da un utente

Due ragazzine fanno condannare la Glaxo

Articolo letto 1247 volte

La multinazionale GlaxoSmithKline (Gsk),
che produce il succo di ribes nero Ribena, e’ stata condannata in Nuova
Zelanda a una multa pari a 115 mila euro per aver ingannato il pubblico
sul contenuto di vitamina C nella bevanda. La pubblicita’ ingannevole
e’ stata scoperta da due alunne delle medie che, nel 2004, avevano
analizzato il contenuto di vitamina C come esercitazione scolastica. Da
anni Ribena e’ venduta in Nuova Zelanda e in Australia come bevanda
salutare, soprattutto per i bambini, proprio per il suo presunto
contenuto di vitamina C, ritenuto superiore al succo d’arancia,
quantificato in 7 milligrammi per 100 millilitri. Ma le due dolci
studentesse hanno scoperto che di vitamina C non ce n’era proprio per
niente e hanno denunciato la Glaxo per pubblicita’ ingannevole.

(fonte Jacopo Fo)

Articoli Correlati

  1. Incostituzionale l’inappellabilità
  2. La religione cattolica è dalla parte dei tumori?
  3. I fondi per i decoder DTT erano illegali
  4. Il caso Mele: 6 citazioni interessanti
  5. Alcool, si beve già a 11 anni. Basta spot in tv

RIAA senza pudori anche con i minori

Articolo letto 888 volte

Da un articolo di PuntoInformatico:

New York - Recording Industry Association of America (RIAA) ha deciso di giocarsi tutto in tribunale, e senza porre alcun limite al suo raggio di azione. Di questi tempi l’obiettivo sembrerebbe quello di spaventare - o spennare - i minorenni. Colpevoli del più “terribile” dei crimini contemporanei: il file-sharing di musica e film protetti da copyright.

Ne sta facendo le spese una bimba di 10 anni che si chiama Kylee Andersen. L’industria musicale sta tentando da più di un anno di farla deporre in tribunale per dimostrare che la madre ha scaricato file illegalmente nel 2004. Una querelle che qualsiasi consulente di “immagine” bollerebbe come assolutamente folle. Sui giornali e le testate online ogni giustificazione di carattere legale viene cancellata dal fatto che di fronte alla Corte vi sono un’industria mondiale multi-miliardaria e una madre - per di più disabile - con figlia a carico.

Fin qui si potrebbe considerare l’accaduto semplice “fiction”, ma quando si scopre che mamma Anderson non ha niente da nascondere e permetterebbe la deposizione via telefono o in videoconferenza… ecco il colpo di scena. La RIAA non vuole. Continua a leggere ‘RIAA senza pudori anche con i minori’

Articoli Correlati

  1. Accuse infondate sul file sharing: la RIAA comincia a pagare
  2. RIAA, la crociata antiP2P è un rischio
  3. Due notizie interessanti sul fronte delle cause intentate dalle major
  4. L’arcivescovo di Los Angeles vende tutte le proprietà della chiesa per indennizzare 656 minori molestati da 244 sacerdoti cattolici
  5. Tre notizie orwelliane

Giornata mondiale dell’Acqua, cosa si può fare?

Articolo letto 1124 volte

Dal blog di Jacopo Fo:

In occasione della Giornata mondiale dell’Acqua 2007 spuntano come ogni anno rapporti sullo stato delle cose.
La situazione non cambia: politiche sbagliate, quali la privatizzazione dell’acqua, cambiamenti climatici che hanno ridotto le piogge e aumentato lo scioglimento dei ghiacci, consumi esorbitanti e sprechi: tutto ciò fa sì che nel mondo ci siano più di un miliardo di persone che non hanno accesso ad acqua potabile e 1,8 milioni di bambini che muoiono ogni anno a causa di malattie provocate dall’acqua sporca.
In Italia facciamo schifo: consumiamo ogni giorno una media di 220 litri d’acqua a testa (l’anno scorso parlavamo di 213), 15 volte la quantità a disposizione di un contadino africano, che quando gli va molto bene, riesce ad avere a disposizione 20 litri di acqua, con cui deve bere, lavarsi, cucinare e irrigare i campi!
52 miliardi di metri cubi è la quantità di acqua consumata ogni anno in Italia, il volume del lago di Garda.
La rete idrica italiana perde una media del 30-40% dell’acqua erogata dagli acquedotti a fronte del fatto che un terzo della popolazione italiana non ha sempre un accesso regolare al servizio idrico.
Spediamo una media di 300 euro a testa per acquistare acqua minerale in bottiglia, senza sfruttare una risorsa più economica, più controllata, più sostenibile: l’acqua del rubinetto. Come diciamo da anni, i problemi di sapore, odore, e schifezze varie presenti nell’acqua del sindaco sono dovuti al cloro e alla tubature vecchie. Nella maggior parte dei casi il problema si può risolvere con un semplice filtro a struttura composita, una tecnologia che si ripaga da sola e poi vi fa risparmiare!!!

Articoli Correlati

  1. Giornata mondiale contro l’omofobia
  2. La Giornata mondiale per la libertà di stampa
  3. Ieri giornata mondiale della lotta all’AIDS
  4. Compie 30 anni la campagna mondiale di boicottaggio contro la Nestlé
  5. Caso Travaglio-Schifani: la vergogna giornalistica

Le mani sulla Televisione Digitale

Articolo letto 849 volte

Da un articolo apparso su Punto Informatico, Alessandro Bottoni, descrive la nuova strategia sulla televisione digitare, fra divieto di registrazione, di copia, di condivisione, di trasferimento, obbligo di aggiornamento dell’hardware, oscuramento dei canali liberi. Questo è quanto sta accadendo nel silenzio generale. Un articolo in alcune parti forse anche troppo allarmistico, ma che rende bene la misura della controffensiva di quella parte di aziende che mostrano una inaudita frustrazione nei confronti di un inevitabile declino dei sistemi anticopia. Declino che qualcuno vorrebbe scongiurare facendosi scudo di fantasiosi diritti dei produttori di contenuti.

Impariamo un nuovo termine: CPCM
Nei giorni scorsi, la Electronic Frontier Foundation ha rilasciato un attesissimo rapporto sullo stato del progetto DVB. Questo rapporto ci permette di capire quali siano le minacce che aleggiano sul mondo della televisione digitale e di altre tecnologie affini.

Il Progetto DVB
DVB sta per “Digital Video Broadcasting”, cioè “Televisione Digitale”.
La televisione digitale è destinata a diventare, per legge, l’unico modo di trasmettere programmi televisivi in Italia dal Dicembre 2008 (e, in momenti diversi, in tutta Europa ed in USA). Sia la televisione satellitare, sia la televisione digitale terrestre, sia la televisione via cavo, sia la televisione via Internet, sia la televisione su dispositivi mobili utilizzano infatti un protocollo di trasmissione digitale del segnale.

Gli standard necessari vengono sviluppati da un consorzio chiuso di aziende chiamato DVB Project.
Il consorzio DVB raccoglie oltre 260 aziende di tutto il mondo e definisce gli standard per la trasmissione digitale di audio e video sui sistemi della prossima generazione. Gli standard che il DVB Project ha sviluppato sono i seguenti.DVB-S (”Satellite”): standard usato per la televisione via satellite
DVB-C (”Cable”): standard usato per la televisione via cavo
DVB-T (”Terrestrial”): standard usato per la televisione digitale terrestre
DVB-H (”Handheld”): standard usato per la televisione su sistemi mobili (telefoni cellulari ed affini)Ciò che questo consorzio decide, nel chiuso delle sue riunioni tra aziende, è già adesso legge per chiunque voglia trasmettere o ricevere segnali audio e video digitali nel mondo, semplicemente perché gli strumenti tecnici prodotti da queste aziende rispondono a questi standard ed a nient’altro.

Queste 260 aziende rappresentano la stragrande maggioranza dei produttori mondiali per cui, di fatto, il consorzio definisce standard di portata globale a cui è impossibile sottrarsi. Come vedremo nel seguito di questo documento, persino nella remota ipotesi che un produttore indipendente decidesse di opporsi a questo dominio, lo standard definito dal DVB Project prevede strumenti e tecniche adatti a rendere la sua ribellione del tutto inutile.

EFF e il DVB Project
Electronic Frontier Foundation si è iscritta al consorzio DVB, pagando la quota di iscrizione di 10.000 euro, ed ha partecipato alle sedute. La possibilità di divulgare informazioni è pesantemente limitata dalle clausole del contratto di adesione al consorzio per cui la EFF non può, legalmente, divulgare le informazioni di dettaglio che riguardano questo consorzio, il suo modo di lavorare, le posizioni delle diverse aziende che ne fanno parte ed il loro voto. Tuttavia, EFF ha potuto pubblicare un rapporto di massima su ciò che il DVB Project sta preparando.

Il Progetto CPCM
Ciò che il DVB Project sta studiando, sin dal 2003, è qualcosa che non piacerà agli “spettatori” europei ed italiani. Questo qualcosa si chiama CPCM, cioè “Content Protection and Copy Management”.
Questo standard permetterà ai produttori di programmi televisivi di imporre le seguenti limitazioni (nota: per quanto folli e vessatorie possano sembrare queste limitazioni, sono comunque reali. Non stiamo delirando e non ci siamo inventati nulla. Potete controllare voi stessi leggendo le fonti che elenchiamo in calce a questo documento):

Divieto di registrazione
Questo standard permette di vietare la registrazione di un programma televisivo attraverso il sintonizzatore TV. Non potranno più essere registrati i film, i telefilm od altri programmi televisivi, né su cassetta, né su CD o DVD, né su disco fisso. Questo divieto non è aggirabile in nessun modo perché implementato sia con dispositivi software che hardware.

Divieto di copia
Questo standard permette di vietare la creazione di copie di un CD o DVD. Non potranno più essere create copie di film, di telefilm od altri programmi televisivi, né su cassetta, né su CD o DVD, né su disco fisso, nemmeno per uso personale o per backup. Questo divieto non è aggirabile in nessun modo perché implementato sia con dispositivi software che hardware. Continua a leggere ‘Le mani sulla Televisione Digitale’

Articoli Correlati

  1. I fondi per i decoder DTT erano illegali
  2. La spada di Damocle
  3. Condannata la Polizia per il G8 di Genova
  4. Ricariche telefoniche, abolizione confermata ed estesa
  5. Troppo facile far la guerra al pacifista

Idee politiche sulla tecnologia

Articolo letto 1361 volte

Molto interessante l’elenco di idee politiche sulla tecnologia redatto da Simone Brunozzi, blogger di Ubuntista. Il bello di queste idee è che si tratta di concetti largamente condivisibili e a vantaggio dei cittadini. Un po’ come il decreto per le abolizioni dei costi di ricarica e, proprio come questo decreto, la loro realizzazione sarà certamente osteggiata da molte grandi aziende, ma fare politica seria significa proprio superare gli interessi particolari a favore dell’interesse generale.

In Italia abbiamo tutti gli strumenti per fare bene, e per godere
dei vantaggi delle nuove tecnologie. Non ne stiamo approfittando.

Sono convinto che molti di noi vorrebbero fare qualcosa per rendere migliore l’Italia.
Ciò significa “voler fare politica”: non nel senso usuale e distorto,
ma nel senso di dedicare tempo ed energie per migliorare le cose di
tutti.

Il mio modo di coniugare il progresso con la realtà italiana si manifesta con questi auspici:

INTERNET E INFORMATICA
- Connettività a banda larga in tutta Italia, a costi prossimi allo zero.
- Comunicazione mobile in tutta Italia, a costi prossimi allo zero.
- Divieto progressivo di commercializzazione di piattaforme hardware con meccanismi di Trusted Computing.

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
- Utilizzo di sistemi operativi e software open source, e formati di
dati aperti, nella pubblica amministrazione, nelle scuole, nelle
università, negli enti pubblici.
- Licenziabilità dei dipendenti pubblici.
- Formazione continua dei dipendenti pubblici attraverso materiale didattico con visibilità nazionale.

AMBIENTE
- Disincentivi all’uso di combustibili inquinanti, attraverso tasse dirette progressivamente crescenti.
- Incentivo all’uso di carburanti ecologici e fonti di energia pulite, attraverso contributi diretti.
- Piano di conversione totale delle fonti di energia inquinanti verso
fonti di energia pulite (solare, eolico, geotermico, idroelettrico).
- Disincentivi all’acquisto di oggetti che siano prodotti con processi
inquinanti, attraverso tasse dirette progressivamente crescenti.

SEMPLIFICAZIONE BUROCRATICA
- Razionalizzazione e semplificazione di tutti i servizi e i processi
burocratici, anche attraverso un uso massiccio delle tecnologie
informatiche aperte.
- Fornitura, da parte dello Stato, di servizi informatici inerenti la gestione fiscale e contributiva di aziende e lavoratori.

TELEVISIONE
- Creazione di una piattaforma gratuita di fornitura di contenuti
audiovideo, utilizzabile da chiunque; sparizione progressiva delle reti
televisive tradizionali.

POLITICA
- Obbligo di esposizione pubblica in Internet delle fedine penali di tutti i politici italiani, ad ogni livello.
- Pubblicazione di tutti i materiali prodotti dalla politica italiana e
dalla pubblica amministrazione, inclusi materiali audiovisivi.

Continua a leggere ‘Idee politiche sulla tecnologia’

Articoli Correlati

  1. Spariamo cavolate, visto che non abbiamo idee
  2. Giornata mondiale dell’Acqua, cosa si può fare?
  3. Elezioni 2006: pareggio di camere
  4. Elezioni 2006: risultati definitivi
  5. Prodi al contrattacco: Berlusconi dove trova i soldi?

Asaq: il farmaco no profit

Articolo letto 1502 volte

Interessante notizia apparsa sul Blog di Jacopo Fo riguardo la presentazione del primo farmaco libero dal costo del brevetto e quindi a bassissimo costo. L’Asaq, questo il nome del farmaco, è infatti brevettato ma distribuito subito come “farmaco generico”: il costo infatti è di solo 1 dollaro per gli adulti, 50 centesimi per i bambini. Si tratta di un medicinale anti-malaria ed è anche il primo caso di formulazione di tipo pediatrico per questa malattia. Di seguito l’articolo completo:

E’ stato ufficialmente presentato ieri il primo, e speriamo non ultimo, farmaco libero da brevetti, copiabile ed economico.
Questa e’ gia’ di per se’ una buona notizia, a cui va aggiunto il fatto che si tratta di una terapia contro la malaria, malattia che colpisce soprattutto nei paesi poveri, causando ogni anno da uno a due milioni di vittime, l’80% in Africa.
Il nuovo farmaco, frutto di una collaborazione tra “Drugs for Neglected Diseases Initiative” (Dndi), ente non profit di ricerca e sviluppo fondato nel 2003 da Medici Senza Frontiere, e il laboratorio farmaceutico francese Sanofi-Aventis (!), e’ stato battezzato Asaq e l’intera profilassi non costera’ piu’ di 1 dollaro per gli adulti, 50 centesimi per i bambini.
Come spiega molto bene Peacelink.net, il lancio dell’Asaq segna l’avvento di un nuovo modo di concepire il farmaco, analogo al concetto dei software open source: l’invenzione non e’ di nessuno, e’ a disposizione di tutti e soggetta via via a migliorie. In questo caso, della vita.
Essendo la malaria una malattia portata dalla zanzara Anopheles, esiste anche un altro sistema, sempre open source ed economico, per combatterla, o meglio prevenirla: sono le zanzariere. Potremmo ridurre drasticamente i casi di malaria semplicemente distribuendone milioni.

Grazie ad Ariana per le informazioni tecniche.

Articoli Correlati

  1. Liberalizzare il prezzo dei farmaci in fascia C: i farmacisti insorgono
  2. Farmaci di fascia C: AGCM contro Storace
  3. Vogliono schedare la libera informazione
  4. Muori, frocio
  5. Inchiesta sulla Bill & Melinda Gates Foundation

Costi ricarica: gli operatori provano a fare i furbi

Articolo letto 1295 volte

Si è rivelata vana la speranza che gli operatori telefonici non provassero a fare i furbi. Ecco un articolo di Punto Informatico che mostra come Wind e Vodafone stiano in tutti i modi cercando di aggirare la norma. Se si dovesse stabilire che questi tentativi sono legali, i loro clienti faranno bene a cambiare gestore evitando di sopportare l’ennesimo sopruso.

Si avvicina il termine fissato dal decreto Bersani in merito al credito dei piani tariffari “ricaricabili”, con l’abolizione dei costi di ricarica e della scadenza del credito prepagato. Ma in rete circolano voci di un intento contrario, o quantomeno da chiarire, da parte di alcuni operatori mobili. L’enigma sarebbe aperto su Wind e - per la scadenza delle SIM - su Vodafone.

Il blog di Windworld segnala l’introduzione di tre nuovi piani tariffari prepagati che l’azienda dell’Arancia varerà dal 5 marzo, e che, in conformità al pacchetto Bersani, non prevedranno addebiti di costi di ricarica. Secondo il blog, dal 5 marzo, i nuovi piani tariffari - che prevedono inoltre 15 centesimi di euro sull’invio di ogni SMS - sostituiranno i precedenti nell’offerta di Wind. Ma evidenzia che solo per questi tre nuovi piani non esisteranno più costi di ricarica, sia utilizzando vecchie ricariche ancora in vendita sia utilizzando quelle nuove, commercializzate a breve. Gli utenti con i vecchi piani tariffari, invece, continuerebbero a pagare i costi aggiuntivi sulle ricariche da 10 e da 25 euro. Il passaggio ai tre nuovi piani sarebbe comunque concesso senza addebiti aggiuntivi ai vecchi clienti (mentre saranno preattivati sulle nuove SIM).

Questa opzione sarà sufficiente a far ritenere Wind “adempiente” rispetto alla nuova normativa? WindWorld non è di questo avviso, e non lo è neppure Andrea D’Ambra, presidente dell’associazione di difesa dei consumatori Generazione Attiva, nonché primo firmatario dell’ormai storica petizione online finalizzata all’abolizione dei costi di ricarica: “Speriamo vivamente che queste voci vengano immediatamente smentite da Wind perché altrimenti ci troveremmo in presenza di un gravissimo abuso che non tollereremo in alcun modo. Ricordiamo in prima istanza ai clienti Wind che in tal caso la prima cosa da fare è cambiare operatore contemporaneamente dopo aver prontamente denunciato quest’ultimo”.

Ma D’Ambra vuole approfondire anche le mosse di un altro operatore. “Ci pervengono inoltre - aggiunge - numerose segnalazioni secondo cui Vodafone non starebbe adempiendo pienamente al decreto per quanto riguarda i limiti temporali all’utilizzo del credito (scadenza della SIM). Per quanto esposto sopra chiediamo all’Authority Garante per le Telecomunicazioni di adempiere al suo dovere istituzionale verificando subito tali informazioni e provvedendo a sanzionare gli operatori indisciplinati”. La scadenza della SIM, che implica usualmente la cancellazione del credito residuo non fruito alla data della disattivazione, è peraltro al centro di una recente decisione del giudice di pace di Napoli Riccardo De Miro, che ha obbligato il gestore telefonico a rimborsare l’utente.

Un’altra segnalazione arriva invece dal Movimento Difesa del Cittadino, che critica le nuove offerte Vodafone. Il gestore, sostiene MDC, “ha aumentato del 26% il costo dello scatto alla risposta, da 15 a 19 centesimi su tre delle cinque offerte, vanificando i benefici del decreto Bersani e il lavoro dell’Autorità per le Comunicazioni e delle associazioni dei consumatori”. MDC formula anche una propria stima sull’impatto economico delle nuove offerte: “Su base annua gli aumenti saranno, per i soli scatti alla risposta, di 73 euro (5 telefonate al giorno), 146 euro (10 al giorno), 219 euro (15 al giorno) e 292 euro (20 al giorno)”. Continua a leggere ‘Costi ricarica: gli operatori provano a fare i furbi’

Articoli Correlati

  1. Ricariche telefoniche, abolizione confermata ed estesa
  2. Nessun rinvio: dal 4 marzo niente costi di ricarica
  3. Chi rema contro l’abolizione dei costi di ricarica
  4. Costi di ricarica, si precipita verso il rinvio
  5. L’Italia è libera dai costi di ricarica

Prodi: una nuova energia pulita, abbondante e nelle mani dei cittadini

Articolo letto 1014 volte

La frase del Presidente del Consiglio Romano Prodi, citata nel titolo e pronunciata oggi nel discorso al Senato, calza a pennello nella definizione di energia solare. Un pannello per ogni casa sarebbe un obbiettivo fattibile e che risolverebbe molti problemi di inquinamento. E nella frase stessa c’è il motivo di tanto ritardo in Italia per quanto riguarda questo tipo di tecnologie: “mani dei cittadini”, ovvero ciò che le grosse industrie non vorrebbero mai.
Dal blog Ein4Future:

Le parole del discorso di Prodi al Senato, oggi:

I profondi cambiamenti climatici in atto ci impongono l’assunzione di chiari impegni a difesa dell’ambiente, in particolare delle energie rinnovabili e di lotta all’inquinamento. Il pacchetto energia recentemente approvato dal Governo va in questa direzione con molta determinazione. In particolare, esso punta alla riqualificazione degli edifici per ridurre le dispersioni termiche, all’aumento dell’efficienza dei consumi industriali, alla mobilità sostenibile.

Ma non ci possiamo accontentare. Dobbiamo fare di più e assumere la questione ambientale come una questione centrale dell’Italia e una grande opportunità per la qualità della vita, per la competitività, per l’innovazione. Penso a un grande sforzo di ricerca per le energie rinnovabili di ultima generazione: una nuova energia pulita, abbondante e nelle mani dei cittadini. Dentro a un più forte impegno nella ricerca e nell’innovazione intendiamo lanciare un progetto sulla energia solare di ultima generazione. In questo campo, come nel campo della medicina dove in alcuni settori, come nella medicina rigenerativa, abbiamo la concreta possibilità di recuperare il tempo perduto.

Una politica che limiti il ricorso a energie altamente inquinanti esige però nel breve e nel medio termine di poter far uso di fonti più pulite e già oggi largamente disponibili, come il gas. Coinvolgendo e responsabilizzando le autorità locali, procederemo per dotare l’Italia di strutture adeguate allo scopo, dalle reti europee ai terminali.

Continua a leggere ‘Prodi: una nuova energia pulita, abbondante e nelle mani dei cittadini’

Articoli Correlati

  1. Respinte le dimissioni di Prodi
  2. Berlusconi: “le stronzate di Prodi”, e il pubblico applaude
  3. Legge elettorale e primarie
  4. Confronto Berlusconi - Prodi
  5. Idee politiche sulla tecnologia

Ricariche telefoniche, abolizione confermata ed estesa

Articolo letto 1924 volte

Alla fine, per quanto riguarda i costi di ricarica, un emendamento al decreto Bersani è stato effettivamente approvato: la commissione Attività produttive della Camera ha infatti dato semaforo verde non solo alla cancellazione dei costi fissi di ricarica per i telefoni cellulari ma anche per altri servizi del settore delle TLC.

L’articolo 1 del decreto è stato infatti approvato con le variazioni proposte dal relatore, l’onorevole Andrea Lulli (l’Ulivo), che prevedono l’estensione del divieto di introdurre costi fissi di ricarica a tutto il settore delle TLC, e quindi per servizi internet, di telefonia fissa, TV.

Il relatore del decreto sulle liberalizzazioni riferisce inoltre l’accoglimento di “due emendamenti dell’opposizione” proposti dal forzista onorevole Luigi Lazzari: nel primo si stabilisce che il termine già fissato dall’articolo 1 (30 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto) valga anche per l’obbligo, rivolto agli operatori, di evidenziare le voci che compongono il costo effettivo del traffico nelle offerte tariffarie; il secondo recepisce il terzo comma del primo articolo: in caso di recesso dal contratto, l’utente non sarà assoggettato a vincoli temporali, né a spese non giustificate da costi dell’operatore, includendo in questi anche gli investimenti commerciali da esso sostenuti.

Sono stati invece bocciati alcuni emendamenti e sub-emendamenti. Tra le proposte cassate, le due avanzate dall’onorevole Mario Valducci di Forza Italia: con la prima si proponeva un rinvio di 60 giorni per l’entrata in vigore del divieto, mentre la seconda prevedeva l’esclusione del settore del digitale terrestre dall’abolizione dei costi fissi di ricarica. [chissà perché uno di Forza Italia volesse l’esclusione del settore del digitale terrestre… chissà]

Scartati anche gli emendamenti che volevano l’abolizione dei costi delle carte di credito prepagate, benché l’onorevole Lulli si sia dichiarato disponibile ad una valutazione ulteriore.

Da PI

Articoli Correlati

  1. SIM scadute, ottenuto un rimborso
  2. Nessun rinvio: dal 4 marzo niente costi di ricarica
  3. Chi rema contro l’abolizione dei costi di ricarica
  4. Costi di ricarica, si precipita verso il rinvio
  5. Cannonate sui balzelli telefonici