UdC: Italia al palo, affissioni abusive?
Articolo letto 393 volteRoma, zona Università “La Sapienza”. Decine di supporti in plastica incollati a pali e ringhiere con sagome di cartoncino arancione a forma di Italia. L’UdC ha pensato bene di affidare la propria campagna elettorale ad una affissione probabilmente abusiva ma sicuramente disturbante ed inquinante. Con l’intelligente slogan “L’Italia non può restare al palo”.
Cartoncini che si staccano facilmente e imbrattano marciapiedi, supporti in plastica fortemente incollati, che rimangono sui pali anche molto tempo dopo la rimozione dello pseudo-volantino. Ma anche nessuna traccia di un’autorizzazione ministeriale. Oltre allo slogan, al simbolo e al sito web di Pierferdinando Casini, solo l’indicazione (tramite etichetta adesiva) del Committente responsabile, il Senatore Giuseppe Naro.
Ma che bella immagine di sè che l’Unione di Centro (UdC) da al Paese. Un bel disprezzo per la città e i suoi cittadini. Anche a Genova è comparsa questa campagna, ne parla Marco Molinari che giustamente osserva: “non so quanto sia compatibile con il rispetto della cosa pubblica e le norme vigenti in regime di campagna elettorale.”
Ovviamente ho provveduto subito a fare una segnalazione alla polizia municipale che mi ha chiesto generalità e numero di cellulare prima di assicurarmi che avrebbero fatto subito un controllo. Il giorno dopo molte delle sagome sono ancora lì, e molte sono ancora in strada. Chissà, forse tale affissione non è abusiva… che ne pensate?
Forse temeva che perfino mamma Rosa cambiasse alla fine idea. O più probabilmente voleva solo consegnare agli italiani un ultimo spot fuorilegge, una sorta di manifesto vivente. Fatto sta che anche il giorno delle elezioni il presidente del consiglio è riuscito 
Dove troverà la Cdl i 35 miliardi di euro per finanziare le sue proposte? Romano Prodi passa decisamente al contrattacco, mentre il centrodestra martella sulla politica fiscale del centrosinistra: «Le bugie- denuncia il leader dell’Unione- le hanno inventate già l’altra volta, quando vendevano sogni. Ora ci riprovano vendendo paure. È giunta l’ora invece, e questo lo chiedo veramente, che ci spieghino dove trovano 35 miliardi di euro- rilancia il leader dell’Unione- per finanziare il loro nuovo libro dei sogni dopo che hanno devastato la finanza pubblica».


