Niente tasse per i commercianti, e niente servizi!

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Ci ha pensato Domiziano Galia in questo post, e mi sono chiesto perché non ci abbiamo pensato prima: i commercianti si lamentano della tasse alte (anche se sono praticamente identiche al quinquennio Berlusconi)? Allora niente tasse, e nemmeno servizi:

non pagando più le tasse non si avrà più alcun diritto scolastico, sanitario, di sicurezza, di giustizia e tutti gli altri inutili e inefficenti servizi di scarsa qualità proposti da questo regime comunista vestito da Repubblica. Ma a noi che ci frega? C’è la scuola privata dei preti, c’è l’ospedale di Don Verzé e ci sono le bodyguards (ci sarà un servizio di bodyguards cattoliche no?).

E mi chiedo di nuovo: ma perché non ci abbiamo pensato prima? Chi vuole non paga le tasse ma non ha diritto a nessun servizio pubblico, nemmeno l’acqua dell’acquedotto, tzé. Però coi suoi soldastri può comprarsi tutta la felicità che vuole.

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Se si beve non si può guidare

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Qualche giorno fa il Ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero ha lanciato una proposta interessante: indicare il divieto di guida nelle bottiglie di vino e alcolici.
Qualcosa tipo “Se si beve non si può guidare”.
Il Ministro avrebbe già raggiunto un’intesa con alcuni produttori di vino, ma la Cia (Confederazione Italiana Agricoltori) dissente dall’iniziativa giudicandola “allarmismo generalizzato e totalmente ingiustificato”.
Totalmente ingiustificato??? L’avrà detto sotto l’effetto di Nero d’Avola?
Gli ultimi dati rivelano che il 40% degli incidenti stradali che si verificano in Italia e’ legato alla guida in stato di ebbrezza.

fonte: Jacopo Fo

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L’ira anonima di Washington contro il Governo italiano

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Riguardo le critiche di un “alto funzionario dell’amministrazione Bush che ha chiesto di rimanere anonimo” all’operazione del Governo italiano per la liberazione del giornalista Mastrogiacomo, Fassino sottolinea: “le critiche da fonti anonime non sono credibili“. Ieri, anticipando Fassino, swampthing aveva scritto

“Una fonte anonima. Quindi inattendibile, fino a prova contraria. […] Ma come può il governo della più grande “democrazia” del mondo affidare le sue esternazioni ad un anonimo?”.

Secondo quanto riferisce il Ministero degli Esteri, nell’incontro tra Condoleeza Rice e D’Alema avvenuto il 19 Marzo (il giorno stesso del rilascio) non ci sono state critiche all’operato italiano. E allora? Perché l’opposizione, Berlusconi in testa, prende per buona la critica di una fonte anonima americana e si schiera automaticamente contro il Governo italiano? Non era loro quelli della patria sacra? E perché i telegiornali italiani non sottolineano l’inattendibilità della fonte in quanto anonima? Ah, giusto, perché sono tutti comunisti…?!

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Adozione per gli omosessuali: ci sono reali impedimenti?

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(ANSA)- ROMA, 12 MAR -’Il desiderio di maternità e di paternità un omosessuale se lo deve scordare’,parola di Rosi Bindi, ministro per le Politiche della famiglia. Criticando ‘il narcisismo di gay e lesbiche che chiedono l’accesso all’adozione o alla fecondazione assistita’, il ministro -ribadendo il sostegno al ddl sui Dico- ha precisato: ‘Non sarei mai favorevole al riconoscimento del matrimonio fra omosessuali: non si possono creare in laboratorio dei disadattati. E’ meglio che un bambino cresca in Africa’.

Perché nessun telegiornale parla del fatto che in Olanda sono anni (dal 2001) che anche le coppie omosessuali possono adottare bambini? Se ci fossero stati casi di molestie o altro qui in Italia si sarebbe dato ampio risalto alla notizia, mentre proprio perché non se ne sa niente probabilmente è perché non c’è nessun problema e ribadirlo in Italia sarebbe troppo sfacciato nei confronti della Chiesa. Ma non c’è solo l’Olanda, anche Belgio, Spagna, Svezia, Regno Unito, Germania e Danimarca hanno uguagliato i diritti riguardo le adozioni. Allora mi chiedo: non è forse meglio una famiglia omosessuale che un orfanotrofio? O peggio in una famiglia “tradizionale” ma senza amore? Qualcuno ha addirittura paura della pedofilia ignorando non solo che pedofilia e orientamento sessuale sono due cose diverse, e che la stragrande maggioranza dei pedofili è eterosessuale. Inoltre la mancanza di una figura materna per un bambino in una coppia gay (o paterna per una coppia lesbica) è un falso problema, dal momento che i bambini orfani di madre o padre non diventano automaticamente dei disadattati come paventa la Bindi (e non solo) e non c’è nessuna ragione per togliere un figlio ad un vedovo (o vedova) per l’intervenuta mancanza della figura materna (o paterna). Infine per chi teme che un bambino cresciuto in una famiglia omosessuale diventi necessariamente omosessuale, ci sono centinaia di studi che mostrano il contrario. Il motivo? Omosessuali si nasce, non si diventa. Al massimo l’educazione impartita dai genitori può influire sull’età in cui ci si rende conto dei propri orientamenti sessuali e un’educazione repressiva (tipica l’omofobia dei cosiddetti genitori “normali”) non giova mai. Insomma: nessun dato oggettivo dimostra il primato della famiglia tradizionale su quella omosessuale, se poi aggiungiamo che centinaia di specie animali praticano l’omosessualità, dove sta il problema? Cosa è contro natura? Secondo me solo l’assenza d’amore.

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Ancora sulla manifestazione, Pecoraro Scanio dice:

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Anche Alfonso Pecoraro Scanio, ministro dell’Ambiente, è intervenuto alla manifestazione (e anche dal suo blog) di ieri e ha fatto alcune dichiarazioni. Ecco l’estratto da un altro video da me girato alle ore 17:

Io credo che proprio essere qui è la dimostrazione che c’è una pluralità di affetti, c’è una pluralità di rapporti. Noi abbiamo detto, già durante altre manifestazioni, che l’obiettivo nostro è portare l’Italia in Europa in un momento di civiltà. Ebbene io credo, e l’ho detto già più volte, noi oggi avevamo di dovere di essere qui, perché voi fate un’iniziativa che aiuta il Governo e il Parlamento a fare una legge per tutte le convivenze. Io sono sorpreso per chi non c’è, non per chi c’è e partecipa a questa iniziativa. […] Adesso che la proposta è in parlamento io inviterei la destra italiana a fare un salto a Parigi, visto che siamo sotto a Palazzo Farnese, vedano come lì le politiche sui Pacs e le politiche della famiglia si fanno insieme, imparino almeno da Chirac perché l’anomalia italiana è una destra che non sa essere liberale e non sa sostenere in modo civile quello che anche le destre europee sostengono […] noi oggi facciamo questa iniziativa qui e siamo davanti all’ambasciata di Francia, ma se domani andiamo a farla in Piazza di Spagna, davanti l’ambasciata di Spagna, avremmo davanti un altro paese che ha leggi avanzate, se dopodomani andiamo a Porta Pia, davanti all’ambasciata Inglese, avremo un altro paese che ha le leggi di questo tipo. L’Italia non può restare indietro, noi non siamo, con tutto il rispetto, un paese che deve rimanere arretrato, noi vogliano guardare all’Europa e non magari all’Iran come progetto di futuro democratico di questo Paese.

Mi preme sottolineare il riferimento all’Iran dove il problema è l’ingerenza pesantissima del mondo religioso e della morale religiosa nella vita politica. Lì, ed in altri paesi islamici, la legge coranica è la legge dello Stato. Lì quando parla un leader religioso lo Stato non aggiunge altro. Le ingerenze della Chiesa Cattolica sono frutto dello stesso istinto, quello di controllare la vita politica dello Stato, dal momento che leggiamo sui giornali dichiarazioni come “i parlamentari cattolici hanno il dovere morale di dire no ai DiCo”, dettando anche quale pulsante premere a palazzo Madama o alla Camera. In tutto il mondo la religione tenta di sostituirsi agli Stati laici, e non può nemmeno considerarsi una colpa: è nella loro natura. Siamo noi cittadini che dobbiamo impegnarci perché ciò non accada.

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Per i diritti trillo anch’io

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Nei minuti della pubblicazione di questo post mi trovo a Piazza Farnese alla manifestazione nazionale per i diritti delle unioni civili, a sostegno della legge sui DiCo, partorita dal governo Prodi ma ora in mano ad un parlamento restio ad andare contro i dettami di un capo di stato di un Paese estero: il Papa.

Dal programma della manifesazione

17,50 - 18,00 –  MOMENTO TRILLO “Sveglia è l’ora dei diritti!”

Un break di dieci minuti per il “Grande trillo”. Facciamoci sentire! Un minuto di sveglie a tutta forza! E in tutta Italia!

Ma al grande trillo sono invitati a partecipare tutti, anche coloro che non hanno potuto partecipare alla manifestazione ma pensano che i diritti per le coppie di fatto sono semplicemente l’applicazione dei diritti umani.
Per cui anch’io come cittadino ho partecipato e partecipo anche come blogger trillando questo post.

Perché anche se non credo avrò mai l’esperienza di una convivenza, non vedo perché negare certi diritti fondamentali a chi fa questa scelta, sia temporanea, sia di vita. Non vedo perché se due persone si amano e convivono da 40 anni e una finisce in ospedale, l’altra non possa andare a visitarla perché secondo la legge non è “della famiglia” e non vedo perché se muore il firmatario del contratto di affitto del loro appartamento, l’altro non è tutelato e debba traslocare il giorno dopo. Questo dice la legge attuale, e la legge sui DiCo semplicemente correggerebbe queste ed altri abomini.
Non vedo cosa avrebbe da guadagnarci la famiglia nel negare questi diritti alle persone che non ne fanno parte.

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Cannonate sui balzelli telefonici

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Da PI:

Non c’è dubbio: dopo l’eliminazione dei costi di ricarica e della scadenza del credito prepagato, il nuovo credo è l’abolizione dello scatto alla risposta. Ne parlano sempre più spesso gli utenti e le associazioni di consumatori, al punto che persino l’Authority delle Comunicazioni fa propria l’iniziativa e propone un emendamento al decreto Bersani affinché - prima che sia convertito in legge - elimini anche questo balzello. E qualcuno sta prendendo la mira anche sul canone Telecom e sulla tassa di concessione governativa.

Il presidente Agcom, in verità, ha addirittura fatto proprie anche le parole che Andrea D’Ambra aveva usato per presentare la petizione online varata per cancellare i costi di ricarica: “È un’anomalia tutta italiana” dice Corrado Calabrò, parlando dello scatto alla risposta, nelle dichiarazioni raccolte da un articolo pubblicato dal Corriere della Sera.Nel mirino di Agcom sarebbero entrati inoltre anche i costi di roaming internazionale, cosa che potrebbe fare la felicità degli utenti e di Viviane Reding, commissario UE per la società dell’informazione e i media, che da quasi un anno si batte per eliminare queste tariffe che lei stessa ha definito “spropositate”.
Continua a leggere ‘Cannonate sui balzelli telefonici’

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Costi ricarica: gli operatori provano a fare i furbi

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Si è rivelata vana la speranza che gli operatori telefonici non provassero a fare i furbi. Ecco un articolo di Punto Informatico che mostra come Wind e Vodafone stiano in tutti i modi cercando di aggirare la norma. Se si dovesse stabilire che questi tentativi sono legali, i loro clienti faranno bene a cambiare gestore evitando di sopportare l’ennesimo sopruso.

Si avvicina il termine fissato dal decreto Bersani in merito al credito dei piani tariffari “ricaricabili”, con l’abolizione dei costi di ricarica e della scadenza del credito prepagato. Ma in rete circolano voci di un intento contrario, o quantomeno da chiarire, da parte di alcuni operatori mobili. L’enigma sarebbe aperto su Wind e - per la scadenza delle SIM - su Vodafone.

Il blog di Windworld segnala l’introduzione di tre nuovi piani tariffari prepagati che l’azienda dell’Arancia varerà dal 5 marzo, e che, in conformità al pacchetto Bersani, non prevedranno addebiti di costi di ricarica. Secondo il blog, dal 5 marzo, i nuovi piani tariffari - che prevedono inoltre 15 centesimi di euro sull’invio di ogni SMS - sostituiranno i precedenti nell’offerta di Wind. Ma evidenzia che solo per questi tre nuovi piani non esisteranno più costi di ricarica, sia utilizzando vecchie ricariche ancora in vendita sia utilizzando quelle nuove, commercializzate a breve. Gli utenti con i vecchi piani tariffari, invece, continuerebbero a pagare i costi aggiuntivi sulle ricariche da 10 e da 25 euro. Il passaggio ai tre nuovi piani sarebbe comunque concesso senza addebiti aggiuntivi ai vecchi clienti (mentre saranno preattivati sulle nuove SIM).

Questa opzione sarà sufficiente a far ritenere Wind “adempiente” rispetto alla nuova normativa? WindWorld non è di questo avviso, e non lo è neppure Andrea D’Ambra, presidente dell’associazione di difesa dei consumatori Generazione Attiva, nonché primo firmatario dell’ormai storica petizione online finalizzata all’abolizione dei costi di ricarica: “Speriamo vivamente che queste voci vengano immediatamente smentite da Wind perché altrimenti ci troveremmo in presenza di un gravissimo abuso che non tollereremo in alcun modo. Ricordiamo in prima istanza ai clienti Wind che in tal caso la prima cosa da fare è cambiare operatore contemporaneamente dopo aver prontamente denunciato quest’ultimo”.

Ma D’Ambra vuole approfondire anche le mosse di un altro operatore. “Ci pervengono inoltre - aggiunge - numerose segnalazioni secondo cui Vodafone non starebbe adempiendo pienamente al decreto per quanto riguarda i limiti temporali all’utilizzo del credito (scadenza della SIM). Per quanto esposto sopra chiediamo all’Authority Garante per le Telecomunicazioni di adempiere al suo dovere istituzionale verificando subito tali informazioni e provvedendo a sanzionare gli operatori indisciplinati”. La scadenza della SIM, che implica usualmente la cancellazione del credito residuo non fruito alla data della disattivazione, è peraltro al centro di una recente decisione del giudice di pace di Napoli Riccardo De Miro, che ha obbligato il gestore telefonico a rimborsare l’utente.

Un’altra segnalazione arriva invece dal Movimento Difesa del Cittadino, che critica le nuove offerte Vodafone. Il gestore, sostiene MDC, “ha aumentato del 26% il costo dello scatto alla risposta, da 15 a 19 centesimi su tre delle cinque offerte, vanificando i benefici del decreto Bersani e il lavoro dell’Autorità per le Comunicazioni e delle associazioni dei consumatori”. MDC formula anche una propria stima sull’impatto economico delle nuove offerte: “Su base annua gli aumenti saranno, per i soli scatti alla risposta, di 73 euro (5 telefonate al giorno), 146 euro (10 al giorno), 219 euro (15 al giorno) e 292 euro (20 al giorno)”. Continua a leggere ‘Costi ricarica: gli operatori provano a fare i furbi’

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Università italiana, intervista al Ministro Di Pietro

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Articolo tratto da PI:

La notizia dell’introduzione del Voip presso gli uffici del Ministero è una buona occasione per fare due chiacchiere col Ministro Di Pietro sullo stato dell’informatizzazione in Italia e nella nostra Università. Il suo blog personale è uno dei casi nazionali più noti di comunicazione online tra politico e cittadino, con una media di 400 commenti ad ogni messaggio pubblicato. Il Ministro è stato anche protagonista di particolari iniziative come l’utilizzo di YouTube per la divulgazione di alcuni video, ed è stato membro di commissioni ministeriali per la riorganizzazione informatica nella pubblica amministrazione, oltre che docente universitario.

Punto Informatico: Ministro Di Pietro, recentemente è tornata alla ribalta l’annosa questione della fuga dei cervelli dall’Italia. Onestamente la situazione non sembra delle più rosee nonostante le recenti affermazioni del Governo e il piano per incentivare il rientro dei dottori italiani. Come vive oggi un ricercatore in Italia?
Antonio Di Pietro: Posso rispondere soltanto per esperienza indiretta, visto che ricevo moltissime email di ricercatori che con me si sfogano. Penso che la situazione sia abbastanza grave per un Paese della nostra importanza: ci sono giovani costretti a fare ricerca con pochissimo denaro e con strutture indegne di un Paese civile; costretti anche a fare da figuranti - diciamo - rispetto ai loro superiori che spesso e volentieri abusano della propria posizione più blasonata e prestigiosa.
Certo, quando si assiste alla fuga di un cervello come Carlo Rubbia si ha la sensazione che non sia più un fatto che riguarda i soli “giovani ricercatori”, ma una sorta di malattia del sistema: una malattia che dobbiamo affrontare di petto. Continua a leggere ‘Università italiana, intervista al Ministro Di Pietro’

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SIM scadute, ottenuto un rimborso

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Nonostante l’opposizione di destra si ostini a dire che questo governo non ha fatto niente di positivo, le liberalizzazioni del pacchetto Bersani stanno creando sempre più vantaggi ai cittadini. Dopo l’abolizione dei costi di ricarica dei telefonini, ad esempio, ecco che sempre in ambito di telefonia mobile, scattano i primi rimborsi per le scadenze abusive delle schede dei cellulari. Ecco un articolo, tratto da Punto Informatico, che spiega tutta la questione:

Una delle conseguenze più vistose del pacchetto Bersani sulle liberalizzazioni nella parte che tocca le TLC è la disposizione secondo cui il traffico telefonico acquistato dagli utenti non è soggetto a scadenza. Una novita che ha iniziato a produrre le prime conseguenze.

Riporta infatti MiaEconomia di come un giudice di pace di Napoli, Riccardo De Miro, sia intervenuto in un caso di SIM scadute, costringendo l’operatore telefonico a rimborsare l’utente che ha fatto ricorso contro la cancellazione del credito telefonico non ancora goduto al momento della cancellazione della SIM.

Come noto, infatti, gli operatori mobili fino ad oggi procedevano in automatico a “chiudere” le SIM prepagate acquistate dai clienti quando questi nel corso di 13 mesi non effettuavano alcuna ricarica del traffico. Una cancellazione che portava con sé non solo il numero di telefono corrispondente alla SIM ma anche il minutaggio telefonico già pagato dall’utente.

Secondo il giudice De Miro questa cancellazione va considerata una clausola vessatoria che non può essere inserita in un normale contratto telefonico. Tutt’alpiù può essere sottoscritta dall’utente con una nota specifica a parte. Continua a leggere ‘SIM scadute, ottenuto un rimborso’

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