«Il lavoro è una droga che sembra una medicina», affermava Tennessee Williams nel secolo scorso. I lavoratori italiani non si sono ancora disintossicati. Tutt’altro, secondo il sociologo Domenico De Masi, che sintetizza così la sua missione: «Noi vorremmo diffondere nelle aziende l’idea che si vive una volta sola».
Lo dice scherzando, ma il problema è serio. I dipendenti italiani non riescono a sottrarsi al vizio di rimanere in ufficio fino a tardi, anche se lo fanno gratis, perché per il loro inquadramento non gli spetta compenso straordinario. Secondo De Masi, proprio mentre la società del tempo libero sta per prender piede, grazie alla drastica diminuzione dei carichi di lavoro, l’Italia è il paese dell’overtiming, che indica il cosiddetto straordinario e, per estensione, il prolungamento ingiustificato della presenza in ufficio. Non pochi vogliono semplicemente nascondere dietro l’overtiming l’inconsistenza dei propri compiti, per apparire e sentirsi più importanti. Spesso si protrae la permanenza in ufficio per amore di quel poco o quel tanto di potere che si ha, o che si riesce a millantare. Altri invece vogliono mostrare piena disponibilità alla propria azienda nella speranza di una promozione o, quantomeno, di non rientrare in eventuali tagli del personale. Al ritorno dalle ferie siete terrorizzati dall’incubo di esser condannati alla solita routine anche per tutto il nuovo anno lavorativo: casa, capoufficio, ritorno serale, distrutti su un divano, o peggio temporaneamente lobotomizzati dalla tv? Ora c’è il modo di darci un taglio, a patto che si voglia davvero cambiare abitudini. Stiamo andando verso la società del tempo libero sia pure ancora attaccati alla poltrona dell’ufficio. Così la pensa Domenico De Masi, professore di sociologia del lavoro all’Università di Roma La Sapienza, impegnato da anni in attività di formazione e in ricerche socio-organizzative nelle maggiori imprese italiane.
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