Tuteliamo chi sceglie la bicicletta per andare al lavoro

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La FIAB, Federazione italiana amici della bicicletta ha lanciato una raccolta firme per chiedere una modifica alla legge che tutela i lavoratori che si spostano da casa al lavoro.
L’attuale normativa salvaguardia infatti l’infortunio, subito dal lavoratore assicurato, nel normale percorso dalla dimora abituale al lavoro e ritorno, sia che avvenga a piedi sia con mezzi pubblici. Per quanto riguarda il mezzo privato l’uso deve essere “necessitato” (non esistono mezzi pubblici, non coprono l’intero tragitto o gli orari non coincidono con quelli del lavoro, ecc.).
La bicicletta è considerata alla stregua di qualsiasi altro mezzo privato (auto, motociclo) e, pur sussistendo tutti gli altri elementi previsti dalla legge, viene regolarmente respinta la domanda di indennizzo del ciclista che subisce un infortunio, e che avrebbe potuto usare il mezzo pubblico.
Per maggiori informazioni o per sottoscrivere la petizione
http://www.fiab-onlus.it/infortuni/index.htm

via Jacopo Fo

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Chi lavora non fa l’amore

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«Il lavoro è una droga che sembra una medicina», affermava Tennessee Williams nel secolo scorso. I lavoratori italiani non si sono ancora disintossicati. Tutt’altro, secondo il sociologo Domenico De Masi, che sintetizza così la sua missione: «Noi vorremmo diffondere nelle aziende l’idea che si vive una volta sola».

Lo dice scherzando, ma il problema è serio. I dipendenti italiani non riescono a sottrarsi al vizio di rimanere in ufficio fino a tardi, anche se lo fanno gratis, perché per il loro inquadramento non gli spetta compenso straordinario. Secondo De Masi, proprio mentre la società del tempo libero sta per prender piede, grazie alla drastica diminuzione dei carichi di lavoro, l’Italia è il paese dell’overtiming, che indica il cosiddetto straordinario e, per estensione, il prolungamento ingiustificato della presenza in ufficio. Non pochi vogliono semplicemente nascondere dietro l’overtiming l’inconsistenza dei propri compiti, per apparire e sentirsi più importanti. Spesso si protrae la permanenza in ufficio per amore di quel poco o quel tanto di potere che si ha, o che si riesce a millantare. Altri invece vogliono mostrare piena disponibilità alla propria azienda nella speranza di una promozione o, quantomeno, di non rientrare in eventuali tagli del personale. Al ritorno dalle ferie siete terrorizzati dall’incubo di esser condannati alla solita routine anche per tutto il nuovo anno lavorativo: casa, capoufficio, ritorno serale, distrutti su un divano, o peggio temporaneamente lobotomizzati dalla tv? Ora c’è il modo di darci un taglio, a patto che si voglia davvero cambiare abitudini. Stiamo andando verso la società del tempo libero sia pure ancora attaccati alla poltrona dell’ufficio. Così la pensa Domenico De Masi, professore di sociologia del lavoro all’Università di Roma La Sapienza, impegnato da anni in attività di formazione e in ricerche socio-organizzative nelle maggiori imprese italiane.
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Telethon, blitz dei precari della ricerca. La Rai risponde con le querele

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Logo di TelethonLa provocazione l’aveva già lanciata da Renato Dulbecco [premio Nobel per la Medicina nel 1975] dai microfoni di Rai1: «Telethon è l’unica iniziativa valida in sostegno della ricerca, mentre il governo non fa nulla per salvaguardare la scienza e gli scienziati». L’altra sera un gruppo di ricercatori lo ha ripetuto riuscendo a irrompere negli studi Rai dove si svolgeva in diretta la raccolta di fondi per Telethon e a prendere il microfono: «Chiedono ai cittadini di fare beneficenza quando il governo Berlusconi taglia i finanziamenti e blocca le assunzioni». Sullo sfondo c’era lo striscione: «Ricerca e investimenti pubblici, meno elemosine». Un assalto a sorpresa, un blitz che non è piaciuto alla Rai e ai suoi dirigenti: Cattaneo ha fatto subito sapere che il responsabile della sicurezza è stato rimosso e in un comunicato ha bollato l’avvenimento come oltraggioso e incivile [nel comunicato, letto da Milly Carlucci, la Rai accusa i giovani di aver attaccato il governo e Telethon. Falso. Solo il governo] Continua a leggere ‘Telethon, blitz dei precari della ricerca. La Rai risponde con le querele’

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Mentezemolo: Pezzotta serio, Berlusconi no.

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Luca Cordero di Montezemolo«Sono molto d’accordo sulle cose che un sindacalista serio come Pezzotta dice». Sono quasi le 12 di sabato mattina quando al Teatro Doninzetti di Bergamo, dove si celebrano i 140 anni di Italcementi e l’istituzione della Fondazione omonima, Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Confindustria, strappa con il governo di Berlusconi. Una lacerazione profonda, covata, ed esplosa proprio davanti a una foltissima platea di industriali e finanzieri locali. Che approva e applaude. Lo zoccolo duro dell’elettorato di centrodestra applaude e ancora applaude Continua a leggere ‘Mentezemolo: Pezzotta serio, Berlusconi no.’

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