Qual è la differenza fra Striscia la Notizia e un programma di Serena Dandini, di Corrado o Sabina Guzzanti? E’ tutta satira? Oppure no?
Da tempo ormai rifletto sull’utilità e la moralità di chiamare l’ex primo ministro italiano “Il Cavaliere Mascarato”, piuttosto che parlare, seppur per far ridere, del conflitto di interessi, di Mangano o dei processi in cui è stato prescritto.
Dopo aver letto l’articolo di Levisoft “Cambio di Governo…ritornerà la Satira in TV?“, mi sono deciso a scrivere qualcosa. Ma le mie parole non pesano quanto quelle di un Premio Nobel per la Letteratura, ed allora cito Dario Fo, durante una intervista durante una puntata di Satyricon, programma di Daniele Luttazzi, andata in onda il 4 Aprile 2001.
La parte reazionaria del discorso del comico è lo sfottò. C’è una grande differenza fra il teatro sfottò e il teatro di satira. Il teatro di satira è sempre morale.(…)
Basti pensare al timore, al panico che hanno avuto sempre i potenti davanti ai problemi della satira. Perché la satira in molti casi ha determinato la presa di coscienza della gente, soprattutto delle classi inferiori. Ha fatto capire di avere il potere di ribaltare le situazioni, di avere il coraggio. Quindi, temuta. (…)
[Qual è] la differenza che esiste fra fare satira e fare sfottò. Allora posso dire a un giovane: attento. Che giocare esclusivamente sulla pura caricatura legata a un personaggio, anche a un uomo politico, che è grasso, piccolo, magro, magari ha la gobba, magari si intartaglia, non realizza niente. Questo fa fare soltanto una risata fine a se stessa. Ma se non c’è la dimensione morale. Se tu attraverso la satira non riesci a far capire il significato opposto delle banalità, dell’ovvio, dell’ipocrisia, soprattutto e della violenza che ogni potere esprime e porta addosso ai minori, ebbene il tuo ridere è vuoto, è proprio lo sghignazzo ventrale e non quello dello stomaco e dei polmoni.
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