Il Vaticano sembra volere che nascano più disabili, non che ne vengano abortiti di meno.

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“La convenzione Onu sui diritti dei disabili, circa 650 milioni nel mondo, entrata in vigore l’8 maggio scorso, è il primo trattato sui diritti umani del terzo millennio ed è stato approvato dall’assemblea generale dell’Onu nel 2006. Il Vaticano ha partecipato attivamente ai lavori per la stesura del testo, durati cinque anni. Per poi non firmarlo perchè il documento non ha inserito un divieto esplicito nei confronti dell’aborto. Il Vaticano ritiene infatti “tragico che una imperfezione del feto possa essere una condizione per praticare l’aborto”, come riconosce una Convenzione il cui obiettivo è “proteggere le persone con disabilità da tutte le discriminazioni riguardo all’esercizio dei loro diritti”. L’articolo 10 della Convenzione, però, prevede espressamente il diritto alla vita per le persone disabili ed impegna gli Stati a mettere in atto le misure perché questo accada.” (Repubblica)

Diciamo che se una Nazione riconosce “persona” un feto oppure solo un neonato, che siano disabili o meno, sempre persona con diritti fondamentali è. E se la persona ha diritto alla vita, allora non c’è bisogno di specificare il divieto all’aborto. Mi sa tanto che, come al solito, dietro questo ennesimo “no” ci siano ragioni politiche ed economiche, dal momento che pochi disabili nel mondo significano anche minori entrate per la Chiesa. Altrimenti non si spiegherebbe la contemporanea avversità nei confronti delle diagnosi prenatali che, talvolta, permettono ad un feto disabile di nascere sano. In poche parole, i cattolici sembrano volere che nascano più disabili, non che ne vengano abortiti di meno.

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Bernardo Provenzano non avrebbe mai permesso ad un falso dentista di operare, un servizio delirante sul TG2 delle 13.00

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“Forse, quando era il capo dei capi a controllare il territorio, lui non l’avrebbe permesso. E certamente non avrebbe, anzi sicuramente non avrà, mai utilizzato un falso dentista per farsi curare. Sta di fatto che proprio a Corleone, regno incontrastato per 40 anni di Bernardo Provenzano, il capo dei capi di Costa Nostra appunto e di Totò Reina, i Carabinieri hanno scoperto uno studio dentistico gestito da due falsi medici.”

Complimenti.
Su Rai 2 passa il concetto che la Mafia garantisce la legalità meglio dello Stato. Se c’è il problema dei falsi dentisti a Corleone è solo perché Provenzano è finito in galera.
Speriamo che esca presto, o che venga degnamente sostituito. Così i giovani siciliani, con i denti cariati, non rischieranno di vedere la propria bocca rovinata da mani inesperte.
Ma è questo il messaggio che passa? la mafia più efficente dello Stato?
Eppure non è così, perché non sono i dentisti professionisti quelli a cui è consentito operare dalla mafia, ma quelli che pagano il pizzo. Forse era questo che il giornalista avrebbe dovuto sottolineare.

Il serivizio è di un tale Dario Celli. (lo trovate su raiclick, a metà Tg)

Tratto da Terrorpilot, dopo una mia segnalazione.

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Prima la gente poi i brevetti: vittoria!

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Avevamo parlato tempo fa di una petizione lanciata da Medici senza Frontiere per chiedere a alla compagnia farmaceutica Novartis di fermarsi e di rinunciare all’azione giudiziaria contro il Governo Indiano. Novartis aveva infatti fatto causa al Governo Indiano perché permette la produzione di farmaci generici dai costi contenuti. Se avesse vinto, milioni di persone in tutto il mondo potrebbero perdere l’unica fonte di medicinali a prezzi accessibili.
Ebbene, il ricorso è stato respinto e medici senza frontiere ha spedito questa e-mail a tutti i firmatari della petizione:

Carissimo sostenitore,

Da parte di tutto lo staff di Medici Senza Frontiere vogliamo ringraziarti personalmente di aver aderito alla petizione di Medici Senza Frontiere per chiedere a Novartis di rinunciare alla causa intentata contro il Governo Indiano.

Come forse avrai già saputo, lunedì 6 agosto, la Corte Indiana ha respinto il ricorso della multinazionale Svizzera.

La Novartis aveva trascinato in giudizio il Governo Indiano per forzarlo a modificare la legge indiana sui brevetti in modo da ottenere una più facile e più ampia protezione della proprietà intellettuale per i suoi prodotti. Novartis affermava che la legge indiana – che consente entro certi limiti la produzione di versioni generiche di alcuni medicinali essenziali - non rispetta le regole fissate dall’Organizzazione Mondiale del Commercio. Ma queste lamentale sono state giudicate prime prive di fondamento dall’Alta Corte di Chennay.

La sentenza della Corte indiana è un grande sollievo per tutti i medici e i pazienti che nei Paesi in via di sviluppo dipendono dagli equivalenti generici e di qualità d e i farmaci salva-vita prodotti in India a prezzi accessibili per i Paesi più poveri.

Questa decisione avrà un impatto diretto su molte medicine che sono essenziali nei nostri progetti. Per esempio, l’India potrà evitare di riconoscere i brevetti su alcuni farmaci di nuova generazione cruciali per la terapia dell’HIV: in questo modo le industrie indiane potranno avviare la produzione di equivalenti generici e la concorrenza contribuirà ad abbassare i prezzi.

Abbiamo appreso con piacere che Novartis non intende opporsi alla sentenza e chiediamo alla multinazionale di astenersi da ogni ulteriore tentativo di far dichiarare illegittima la legge indiana.

Non ci illudiamo che questa sentenza possa risolvere il problema dell’accesso ai farmaci: c’è ancora molto da fare per abbassare i prezzi dei farmaci salvavita esistenti e per stimolare lo sviluppo di nuove medicine e test diagnostici disperatamente necessari. Ma la tua firma e quelle delle altre 420mila persone che hanno aderito hanno creato un movimento globale che ha aiutato l’India a mantenere il suo ruolo di “farmacia dei Paesi poveri”.

Grazie di cuore per il sostegno!

Tido von Schoen-Angerer ,
Direttore della Campagna per l’accesso ai farmaci essenziali, Médecins
Sans Frontières

Christophe Fournier ,
Presidente Internazionale di Médecins Sans Frontières

Raffaella Ravinetto ,
Presidente di Medici Senza Frontiere Italia

P.S. Per maggiori informazioni sulla causa e per alter notizie consulti
ill nostro sito www.medicisenzafrontiere.it
o www.accessmed-msf.org

Forse, finalmente, il mondo comincia a capire che le persone non sono solo clienti che se non possono pagare allora non hanno nessun diritto.

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La religione cattolica è dalla parte dei tumori?

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Vaccino contro il tumore al collo dell’utero. Scienziati di formazione cattolica sono contro. Perché? Vediamo i fatti:

L’HPV (Human papilloma virus) è un virus che, in una delle sue varietà, può provocare il tumore al collo dell’utero. E’ una malattia a trasmissione sessuale, e si calcola che oltre il 70% delle donne contrae un’infezione genitale da HPV, ma solo una piccola parte di queste infezioni si tramuta in un tumore maligno. L’uso del profilattico, tuttavia, non è sufficiente perché il virus è presente anche nelle zone lasciate scoperte dal preservativo. Le lesioni da HPV possono essere riconosciute principalmente tramite il Pap test (un esame che indaga sulle alterazioni delle cellule del collo dell’utero). Recentemente è stato trovato un vaccino efficacie che il ministero della Salute vorrebbe somministrare alle giovani adolescenti di 12 anni, in modo che la loro futura vita sessuale sia priva della possibilità di contrarre il tumore.

Detto questo, in una recente pubblicazione, Maria Luisa Di Pietro, Zoya Serebrovska e Dino Moltisanti si sono dichiarati contrari alla diffusione del vaccino perché questo favorirebbe comportamenti promiscui. Ovvero, secondo loro, il vaccino rischierebbe di comportare “ulteriori cadute di valori, il rafforzamento di una comune accettazione da parte dell’opinione pubblica dei comportamenti sessuali promiscui e probabilmente una maggiore diffusione della malattia”. Una semplice obiezione nasce chiedendosi come può diffondersi la malattia se le ragazze sono vaccinate. Ma oltre a questo ci si chiede come una convinzione sessuofobica possa essere usata per nuocere alla salute delle persone. Perché la testi (tutta da dimostrare) che una minore quantità di malattie sessualmente trasmissibili possa indurre le persone a fare sesso in modo più libertino è una tesi del tutto amorale se va ad incidere sulla possibilità o meno di vaccinarsi contro un tumore. Per non parlare della palese violazione delle libertà individuali, dal momento che nessuno deve render conto a chicchessia riguardo le proprie abitudini sessuali.

Viene da pensare che questa assurda tesi sessuofobica sia indotta anche dalla scarsa considerazione che la religione cattolica ha nei confronti delle donne. E viene anche da pensare che questi tentativi di fermare la diffusione di un vaccino contro il tumore al collo dell’utero causato dall’HPV finiranno per danneggiare anche la ricerca di una cura degli altri tumori che questo virus provoca, tra cui anche uno al pene, e altre malattie che da questo sono favorite come la sclerosi multipla.

Insomma, i cattolici preferiscono che le ragazzine non facciano sesso piuttosto che vivano? Spererei che fossero solo casi isolati. Graditissimi commenti di cattolici.

[fonti: aprile on line, ero Assenso, wikipedia]

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Il WiFi provoca la sindrome da attenuazione nervosa?

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Riporto per intero questo lungo ma interessante articolo apparso su Punto-Informatico, che affronta in maniera piuttosto rigorosa il problema dell’elettrosmog nell’ambito informatico e della telefonia, cercando di fare chiarezza in un campo dove leggende metropolitane si sommano alla comprensibile ignoranza dei non addetti ai lavori su questioni di elettromagnetismo. Se a questo aggiungiamo il solito allarme che chiama in causa la salute dei bambini solo per attirare l’attenzione, allora è veramente giunto il momento di spiegare come stanno le cose.

Allarmismi e ignoranza?
Nei giorni passati la stampa mainstream - ma non i blog - ha dato risalto alla notizia che alcuni inglesi - e la stessa cantilena si era già levata anche in USA - sono preoccupati per i danni alla salute che le reti WiFi potrebbero causare nelle scuole; articoli che ancora una volta sembrano urlare: “dio mio i bambini, salvate i bambini!”. E allora io mi sono attivato spolverando alcuni conti che avevo fatto l’anno scorso; ma non per salvare i bambini, piuttosto per salvare noi e quindi il mondo che circonda i bambini: i bambini sono sempre strumenti perfetti per manipolare l’opinione pubblica e chi ne fa questo uso, come l’Indipendent che ha lanciato l’allarme WiFi, dovrebbe essere punito alla stregua di un pedofilo, perché anche se non esercita una violenza sui bambini, alterando la percezione di noi adulti, violenta il mondo che gli costruiamo intorno mentre loro diventano grandi.

Le onde elettromagnetiche fanno male: è vero. Intuitivamente lo sappiamo tutti, ce ne rendiamo conto ogni volta che un pollo dentro al microonde da crudo diventa cotto. Quello che però non sappiamo né noi né gli scienziati, è quanto effettivamente le onde elettromagnetiche facciano male. O meglio, conosciamo i rischi deterministici a breve termine - es: cataratte oculari, ustioni della pelle, riduzione dei globuli bianchi, sterilità - ma non sappiamo determinare accuratamente una soglia garante del fatto che tra 30 anni non incorreremo in rischi stocastici - es: disturbi neuroendocrini, comportamentali, cancerogenesi - causati dall’esposizione prolungata a campi elettromagnetici di piccole entità che non danno risultati negativi immediati e quindi oggi considerati innocui. Continua a leggere ‘Il WiFi provoca la sindrome da attenuazione nervosa?’

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Alcool, si beve già a 11 anni. Basta spot in tv

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Dal Corriere della Sera:

Bevono non perché piace, ma perché «è una figata». Perché mostrarsi fuori dal bar con bottiglia in una mano e sigaretta nell’altra aiuta a stare nel branco e a non sentirsi normali. Meccanismi psicologici sfruttati ad arte negli spot che mostrano una gioventù bella, spensierata, vincente. Sullo sfondo marchi di drink alcolici. E che funzionano, visto l’aumento dei bevitori tra i giovanissimi e soprattutto tra le ragazzine. Tanto che il governo vuole mettere un freno. Anche perché, secondo l’Oms, i morti per alcol in Italia sono 25 mila all’anno, 7 mila dei quali donne

PERICOLI - Dopo i ripetuti allarmi lanciati da esperti e operatori di servizi, sembra che questo governo sia davvero intenzionato a imporre regole etiche al mondo della comunicazione. Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà Sociale, ha annunciato l’arrivo in Consiglio dei ministri di una legge che limiterà la pubblicità degli alcolici in televisione e sui giornali. Verranno imposte inoltre etichette che avvertono dei pericoli legati all’abuso. «Vogliamo puntare su una grande campagna di informazione su rischi e danni alla salute — ha detto Ferrero —. È possibile arrivare ad una legge che limiti, o abolisca del tutto, la propaganda scorretta, subdola. La società di oggi spinge ad andare al massimo in ogni situazione e l’alcol è uno dei mezzi per sentirsi all’altezza. È ora di uscire da questa pazzesca ipocrisia e aprire una discussione nell’opinione pubblica per combattere il fenomeno». Doveva esserci anche Livia Turco, titolare della Salute, alla presentazione dell’Alcol prevention day organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità. Se non avesse cancellato l’appuntamento per motivi personali avrebbe ricordato il piano governativo sulla correzione degli stili di vita presentato qualche settimana fa. Continua a leggere ‘Alcool, si beve già a 11 anni. Basta spot in tv’

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Emergency ritira temporaneamente lo staff internazionale dall’Afganistan

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Comunicato stampa di Emergency:

Nella giornata di oggi, mercoledì 11 aprile, il personale internazionale di Emergency ha lasciato Kabul diretto a Dubai.
Il significato e le ragioni di questa decisione sono contenuti nel testo che segue, che verrà diffuso anche in Afganistan, in inglese e nelle lingue locali.

Il personale internazionale di Emergency esce dall’Afganistan.

A seguito delle vergognose affermazioni del Sig. Amrullah Saleh, responsabile dei Servizi di Sicurezza afgani, che in una intervista a un quotidiano italiano ripresa dalla stampa internazionale ha definito Emergency una organizzazione che “fiancheggia i terroristi e persino gli uomini di Al Qaeda in Afghanistan”, facciamo appello ai tanti cittadini afgani che hanno conosciuto il lavoro di Emergency nei Centri Chirurgici di Anabah, di Kabul, di Lashkargah, nel Centro medico e di Maternità del Panjsheer, nelle 25 Cliniche e Posti di Pronto Soccorso, nelle 6 Cliniche all’interno delle prigioni.

Dal 1999, le strutture sanitarie di Emergency hanno fornito assistenza gratuita e di alto livello a oltre 1.400.000 cittadini afgani. Facciamo appello a loro, alle loro famiglie, ai cittadini dell’Afghanistan perché si uniscano a noi nel ricordare al Governo afgano il carattere umanitario e neutrale del lavoro di Emergency in Afghanistan, volto a fornire cure a tutti, senza discriminazione politica, etnica, di genere, religiosa.

Il Governo afgano sta invece ricorrendo a ogni mezzo perché Emergency lasci l’Afghanistan: non solo con le terroristiche dichiarazioni di Amrullah Saleh - che suonano come un aperto invito a colpire la nostra organizzazione - ma anche attraverso la scandalosa e immotivata detenzione del capo del personale dell’ospedale di Emergency a Lashkargah, Rahmatullah Hanefi, che a nome di Emergency ha messo a rischio la propria vita per salvare quella altrui. Continua a leggere ‘Emergency ritira temporaneamente lo staff internazionale dall’Afganistan’

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Ecco come Dio fa i miracoli

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La Chiesa vuole canonizzare Papa Giovanni Paolo II perché una suora sarebbe guarita dal Parkinson. Si dice che sia un miracolo, che Wojtyla abbia interceduto e Dio concesso (qualcuno penserà che l’abbia concesso Wojtyla, ma tant’è).

Ma cosa è accaduto realmente? Secondo fonti certe, Papa Giovanni Paolo II chiese a Dio: “Per favore, confonderesti il medico di quella suora così che sbagli la diagnosi? In questo modo, quando la suora guarirà dalla malattia non diagnosticata (e meno grave del Parkinson), tutti grideranno al miracolo!”. Dio, nella sua infinita bontà, acconsentì a questo capriccio.

A parte gli scherzi, e senza scomodare Dio direttamente, le diagnosi sbagliate esistono, e spesso hanno epiloghi tragici perché si diagnosticano malattie meno gravi di quella che in realtà affligge il paziente. Ma se per caso la malattia diagnosticata è più grave di quella reale, non è il caso di parla di miracolo. Telefilm come Dr. House non funzionerebbero se i dottori non sbagliassero mai, l’episodio inizierebbe con un paziente che dichiara i sintomi e il dottore gli da la cura, musica finale e fine in 30 secondi.

Direte: e gli esami clinici? Quelli sono oggettivi e soprattutto possono essere analizzati a posteriori. Se ci sono le prove che aveva il Parkinson e che non si trattava di un errore diagnostico allora il miracolo è vero e santo.

La spiegazione è fin troppo semplice e la Chiesa, impegnata a trovare una scusa burocratica per fare canonizzare Wojtila (sì, i miracoli, nella Chiesa d’oggi, servono solo a questo), non riesce a vederla. La medicina è, fra le scienze, una delle più imperfette. Non ci sono prove (in senso proprio) come in Fisica o in Matematica (non a caso chiamate scienze pure), ci sono solo una serie di forti, o deboli, indizi. E poi c’è la “normalità soggettiva” ovvero il fatto che alcune persone hanno valori come temperatura, globuli rossi od altro, diversi alla media ma ugualmente sani. Altri hanno valori nella media, ma sono malati. Per chi conosce un po’ di matematica si può riassumere con la frase “la normalità è una gaussiana”.

La suora non riusciva a scrivere chiaramente e poi ha scritto a perfezione il nome di Papa Giovanni Paolo II, e questa sarebbe la prova sia della sua malattia che della sua guarigione. Mi piacerebbe vedere che altre prove ci sarebbero e quale medico possa mai, in coscienza, dichiarare che un esame istologico o una macchiolina in una tac sono prove al di sopra di qualsiasi dubbio.

Infilare Dio in questioni umane come la medicina (o la guerra), a me sembra un sacrilegio. Dio ci ha dato il libero arbitrio? Noi abbiamo mangiato la mela? Allora perché lui guarisce la suora e non tanti altri? Lei aveva più fede? Ma la punizione non dovrebbe essere, al massimo, dopo la morte? Dio è forse vendicativo? E perché dovrebbe guarire un moribondo fedele allontanando quindi il
momento del Paradiso? Perché la Chiesa, pur di fare propaganda, non spiega questi paradossi?

Come direbbe Kierkegaard, nessuno conosce meno la fede come chi parla di religione.

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Asaq: il farmaco no profit

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Interessante notizia apparsa sul Blog di Jacopo Fo riguardo la presentazione del primo farmaco libero dal costo del brevetto e quindi a bassissimo costo. L’Asaq, questo il nome del farmaco, è infatti brevettato ma distribuito subito come “farmaco generico”: il costo infatti è di solo 1 dollaro per gli adulti, 50 centesimi per i bambini. Si tratta di un medicinale anti-malaria ed è anche il primo caso di formulazione di tipo pediatrico per questa malattia. Di seguito l’articolo completo:

E’ stato ufficialmente presentato ieri il primo, e speriamo non ultimo, farmaco libero da brevetti, copiabile ed economico.
Questa e’ gia’ di per se’ una buona notizia, a cui va aggiunto il fatto che si tratta di una terapia contro la malaria, malattia che colpisce soprattutto nei paesi poveri, causando ogni anno da uno a due milioni di vittime, l’80% in Africa.
Il nuovo farmaco, frutto di una collaborazione tra “Drugs for Neglected Diseases Initiative” (Dndi), ente non profit di ricerca e sviluppo fondato nel 2003 da Medici Senza Frontiere, e il laboratorio farmaceutico francese Sanofi-Aventis (!), e’ stato battezzato Asaq e l’intera profilassi non costera’ piu’ di 1 dollaro per gli adulti, 50 centesimi per i bambini.
Come spiega molto bene Peacelink.net, il lancio dell’Asaq segna l’avvento di un nuovo modo di concepire il farmaco, analogo al concetto dei software open source: l’invenzione non e’ di nessuno, e’ a disposizione di tutti e soggetta via via a migliorie. In questo caso, della vita.
Essendo la malaria una malattia portata dalla zanzara Anopheles, esiste anche un altro sistema, sempre open source ed economico, per combatterla, o meglio prevenirla: sono le zanzariere. Potremmo ridurre drasticamente i casi di malaria semplicemente distribuendone milioni.

Grazie ad Ariana per le informazioni tecniche.

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Prima la gente poi i brevetti

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Riporto questo importante post di Fulvia Leopardi [via Web al Cioccolato] per promuovere una petizione lanciata da Medici senza Frontiere per chiedere a alla compagnia farmaceutica Novartis di fermarsi e di rinunciare all’azione giudiziaria contro il Governo Indiano. Novartis ha infatti fatto causa al Governo Indiano perché permette la produzione di farmaci generici dai costi contenuti. Se vincerà, milioni di persone in tutto il mondo potrebbero perdere l’unica fonte di medicinali a prezzi accessibili.
IO ho firmato, e mi sembra il minimo per tentare di far capire al mondo che le persone non sono solo clienti che se non possono pagare allora non hanno nessun diritto.

I farmaci del mondo industrializzato costano troppo per chi industrializzato non è, ovvero i Paesi in via di sviluppo.
Il Sudafrica, per arginare l’ecatombe dell’AIDS, cominciò a produrre a prezzo contenuto i farmaci, nonostante questi fossero coperti da brevetto: 38 aziende farmaceutiche fecero causa. Le proteste dell’opinione pubblica mondiale le convinsero a ritirarsi, e il 14 novembre 2001 l’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) firmò la dichiarazione di Doha che dava la priorità della salute pubblica rispetto ai brevetti [è sconfortante pensare che serve una dichiarazione ufficiale per riconoscere un principio tanto evidente].
La compagnia farmaceutica svizzera Novartis, però, ha fatto causa al Governo Indiano, perché permette la produzione di farmaci generici dai costi contenuti - maggiori informazioni sono disponibili a questo indirizzo (apre un file in .pdf). La legge indiana, infatti, riconosce i brevetti solo sui medicinali veramente innovativi, e rifiuta i “miglioramenti” sulle molecole già in commercio, e attualmente l’India è una delle principali fonti di farmaci generici a prezzi accessibili, incluse molte versioni di medicinali contro l’Aids: metà dei farmaci utilizzati nella lotta all’Aids nei paesi poveri vengono proprio dall’India.
Pur essendo delle “copie” di farmaci occidentali, i farmaci indiani hanno la stessa efficacia (spesso certificata dall’Oms), e soprattutto, hanno prezzi più contenuti: la meflochina, un antimalarico, costa 37$ negli USA, e solo 4 in India. L’Azt, un topicida immunodepressivo usato contro l’Aids, costa 239 $ al mese negli Usa e 48 in India.
Se Novartis vincesse la causa, l’India sarà costretta a modificare la sua legge e dovrà concedere più facilmente i brevetti sui medicinali. Per i produttori di farmaci generici diventerà quasi impossibile continuare a vendere medicinali uguali a quelli delle multinazionali, ma molto meno costosi. La vita di milioni di persone che in tutto il mondo sono curate con i farmaci “made in India” sarà in pericolo.
Prima la gente poi i brevetti! Firma anche tu per salvaguardare il diritto di milioni di persone a ricevere i farmaci salvavita.

- L’editoriale - Non c’è alternativa all’India.

(Informazioni reperite su Focus n 173 del marzo 2007, pagine 81/82, integrate con ricerche via Internet.)

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