USA, le email sono protette dalla Costituzione, come la posta ordinaria

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Una sentenza, destinata a fare storia, mette sullo stesso piano email e posta ordinaria, garantendo ad entrambe una riservatezza che, nel caso delle email, era fin troppo facile violare. Ora, da parte delle autorità, per poter leggere in contenuto di una email, sarà necessario un mandato di un giudice, emesso prima. Per approfondire consiglio la lettura di questo articolo di Punto Informatico:

Il caso Warshak contro Stati Uniti è destinato forse a cambiare per sempre la giurisprudenza americana: con una sentenza a sorpresa un giudice della Sesta Corte Federale ha accettato il ricorso contro l’intercettazione della propria corrispondenza telematica presentato dal querelante Steven Warshak, noto per la sua discutibile attività di compravendita di prodotti legati al sesso e altrove sotto processo a causa di presunte frodi e appropriazione indebita.

Ad essere stata bocciata è una legge nota con il nome di SCA (Stored Communication Act), utilizzata fino ad oggi dagli investigatori per giustificare l’accesso alle caselle online di Warshak. Secondo i magistrati questa norma è incostituzionale e pertanto andrebbe cancellata.
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Due notizie interessanti sul fronte delle cause intentate dalle major

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Due notizie interessanti sul fronte delle cause intentate dalle major nei confronti di utenti accusati di condividere illegalmente file musicali.

Nel caso Peppermint, Adiconsum si costituisce in giudizio e dichiara che, siccome l’IP address è il codice che identifica univocamente l’utente che accede alla rete internet, raccogliere indirizzi IP in rete per combattere la condivisione illegale di file protetti dal diritto d’autore è una chiara violazione della legge sulla privacy che come è noto è un diritto costituzionalmente garantito. Continua Adiconsum spiegando che “Il Diritto d’autore non è un diritto assoluto, ma frutto della mediazione tra il diritto della libera circolazione della cultura e la giusta remunerazione della creazione dell’ingegno. Per contro, il diritto alla riservatezza è un diritto primario costituzionalmente garantito (…) A maggior ragione non può essere concesso ad un soggetto privato svolgere indagini al fine di far valere un PRESUNTO e GENERICO valore patrimoniale”.

La seconda notizia riguarda uno studente dell’Università di Boston, ateneo preso di mira dall’industria musicale nei mesi passati, che sta provando a bloccare l’azione di RIAA sostenendo la teoria secondo la quale conservare copie di file protetti da copyright su un PC costituisca una distribuzione illecita dei contenuti, “non trova fondamento nella legge”. Le uniche copie di file protetti di cui RIAA è venuta in possesso sono quelle ottenute da investigatori stipendiati dalla stessa organizzazione, che avevano i permessi necessari per poter scaricare i file. Questo ovviamente non dimostra affatto che vi sia una distribuzione in corso.

Inoltre lo studente sostiene che nessuno ha alcun obbligo di proteggere i propri file musicali da eventuali copie non autorizzate in rete. Non vi è illecito insomma, nella misura in cui la distribuzione che è effettivamente avvenuta (ossia il “prelievo” da parte di emissari RIAA autorizzati) è pienamente legale: per sostenere il contrario, RIAA dovrebbe far fede su testimonianze di terzi scaricatori, cosa che in effetti non è avvenuta.

Una posizione originale, di cui sarà interessante seguire le sorti per le possibili conseguenze, potenzialmente notevoli, che potrebbe avere sui tanti processi intentati dall’industria contro gli utenti del P2P.

[Fonte: Punto Informatico, qui e qui]

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Coca Cola: sempre meno acqua sprecata? Al via la Coca Cola liofilizzata!

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Coca Cola: un portavoce della multinazionale ha annunciato che verrà varato un nuovo piano per ridurre la quantità di acqua necessaria per produrre la bevanda, più 20 milioni di dollari per la protezione di 7 grandi bacini idrici del mondo.
Non è il primo progetto di risparmio idrico della Coca Cola: al momento per produrre un litro di bevanda sono necessari 2,54 litri di acqua. Cinque anni fa ne servivano 3,14.
(via Jacopo Fo, fonte Peacereporter.net)

Ma alla Coca Cola non hanno ancora capito che la soluzione non è produrre bottiglie di Coca Cola ma bustine di Coca Cola? Sì, bustine di Coca Cola liofilizzata, così chiunque può aggiungerci solo l’acqua che desidera, se lo desidera. Fine degli sprechi.

P.S. : si tratta una provocazione, ovviamente, dal momento che su 2,54 litri d’acqua, solo 1 litro (circa) è contenuto nella bottiglia finale, e 1,5 litri sono necessari alla produzione stessa, tra cui quella degli ingredienti.

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La religione cattolica è dalla parte dei tumori?

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Vaccino contro il tumore al collo dell’utero. Scienziati di formazione cattolica sono contro. Perché? Vediamo i fatti:

L’HPV (Human papilloma virus) è un virus che, in una delle sue varietà, può provocare il tumore al collo dell’utero. E’ una malattia a trasmissione sessuale, e si calcola che oltre il 70% delle donne contrae un’infezione genitale da HPV, ma solo una piccola parte di queste infezioni si tramuta in un tumore maligno. L’uso del profilattico, tuttavia, non è sufficiente perché il virus è presente anche nelle zone lasciate scoperte dal preservativo. Le lesioni da HPV possono essere riconosciute principalmente tramite il Pap test (un esame che indaga sulle alterazioni delle cellule del collo dell’utero). Recentemente è stato trovato un vaccino efficacie che il ministero della Salute vorrebbe somministrare alle giovani adolescenti di 12 anni, in modo che la loro futura vita sessuale sia priva della possibilità di contrarre il tumore.

Detto questo, in una recente pubblicazione, Maria Luisa Di Pietro, Zoya Serebrovska e Dino Moltisanti si sono dichiarati contrari alla diffusione del vaccino perché questo favorirebbe comportamenti promiscui. Ovvero, secondo loro, il vaccino rischierebbe di comportare “ulteriori cadute di valori, il rafforzamento di una comune accettazione da parte dell’opinione pubblica dei comportamenti sessuali promiscui e probabilmente una maggiore diffusione della malattia”. Una semplice obiezione nasce chiedendosi come può diffondersi la malattia se le ragazze sono vaccinate. Ma oltre a questo ci si chiede come una convinzione sessuofobica possa essere usata per nuocere alla salute delle persone. Perché la testi (tutta da dimostrare) che una minore quantità di malattie sessualmente trasmissibili possa indurre le persone a fare sesso in modo più libertino è una tesi del tutto amorale se va ad incidere sulla possibilità o meno di vaccinarsi contro un tumore. Per non parlare della palese violazione delle libertà individuali, dal momento che nessuno deve render conto a chicchessia riguardo le proprie abitudini sessuali.

Viene da pensare che questa assurda tesi sessuofobica sia indotta anche dalla scarsa considerazione che la religione cattolica ha nei confronti delle donne. E viene anche da pensare che questi tentativi di fermare la diffusione di un vaccino contro il tumore al collo dell’utero causato dall’HPV finiranno per danneggiare anche la ricerca di una cura degli altri tumori che questo virus provoca, tra cui anche uno al pene, e altre malattie che da questo sono favorite come la sclerosi multipla.

Insomma, i cattolici preferiscono che le ragazzine non facciano sesso piuttosto che vivano? Spererei che fossero solo casi isolati. Graditissimi commenti di cattolici.

[fonti: aprile on line, ero Assenso, wikipedia]

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Info Legge: uccisione di animali tramite polpette avvelenate

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Inauguro oggi una serie, spero duratura, di informazioni legislative che spero possano essere utili ai miei lettori. Tenete conto che le informazioni che riporterò saranno frutto di ricerche e che, non essendo io avvocato, non posso dare nessun tipo di garanzia. Riporterò, ad ogni modo, la fonte giuridica per far sì che chiunque possa farsi un’idea dettagliata della legge in questione.

Oggi comincio con trattare l’argomento dell’uccisione di animali tramite polpette avvelenate. L’idea potrebbe sorgere a coloro che, vedendo i propri animali d’allevamento (galline, conigli, ecc.) divorati da un animale selvatico (volpi, mustelidi, uccelli rapaci, corvidi), pensa di risolvere privatamente il problema spargendo polpette intrise di veleno nella sua proprietà o nelle zone limitrofe. Nel codice penale si legge:

Art. 544-bis. - (Uccisione di animali). - Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi.

ribadito nella legge del 20 Luglio del 2004, n. 189 (vedi testo completo).

Sulla questione ho interpellato telefonicamente l’ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali) che ha spiegato come chi trovasse uccisi degli animali di sua proprietà da parte di altri animali deve assolutamente evitare di spargere veleni per i motivi che vado ad elencare:

  • è pericoloso, non solo per gli altri animali (si pensi al cane innocente del vicino) ma anche per le persone e in particolare per i bambini (ci sono stati molti casi di avvelenamento)
  • è illegale, multe e reclusione (come già accennato) sono previste per gli uccisori
  • è sproporzionato, dal momento che basterebbe rinforzare le recinzioni (dei pollai od altro) per eliminare completamente il problema, senza ricorrere alla forza
  • è un abuso, perché il privato cittadino non si può sostituire alle autorità e decidere da solo la gestione della fauna selvatica e dell’ecosistema che dalla fauna dipende.
  • è immorale, perché si tratta comunque di una uccisione di un essere vivente che si stava procurando del cibo, istinto questo che non può certo essere colpevolizzato… dal momento che noi esseri umani uccidiamo per motivi ben più futili.

Chi si trovasse in questa situazione, dunque, dovrebbe semplicemente contattare l’ASL di zona e far presente il problema, così che le autorità preposte possano risolvere il problema varando, eventualmente, un programma di controllo degli animali selvatici. Il cittadino può, come già detto, rinforzare le proprie recinzioni, anche se procurarsi e spargere veleni è decisamente più comodo, seppur illegale e pericoloso.

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Il WiFi provoca la sindrome da attenuazione nervosa?

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Riporto per intero questo lungo ma interessante articolo apparso su Punto-Informatico, che affronta in maniera piuttosto rigorosa il problema dell’elettrosmog nell’ambito informatico e della telefonia, cercando di fare chiarezza in un campo dove leggende metropolitane si sommano alla comprensibile ignoranza dei non addetti ai lavori su questioni di elettromagnetismo. Se a questo aggiungiamo il solito allarme che chiama in causa la salute dei bambini solo per attirare l’attenzione, allora è veramente giunto il momento di spiegare come stanno le cose.

Allarmismi e ignoranza?
Nei giorni passati la stampa mainstream - ma non i blog - ha dato risalto alla notizia che alcuni inglesi - e la stessa cantilena si era già levata anche in USA - sono preoccupati per i danni alla salute che le reti WiFi potrebbero causare nelle scuole; articoli che ancora una volta sembrano urlare: “dio mio i bambini, salvate i bambini!”. E allora io mi sono attivato spolverando alcuni conti che avevo fatto l’anno scorso; ma non per salvare i bambini, piuttosto per salvare noi e quindi il mondo che circonda i bambini: i bambini sono sempre strumenti perfetti per manipolare l’opinione pubblica e chi ne fa questo uso, come l’Indipendent che ha lanciato l’allarme WiFi, dovrebbe essere punito alla stregua di un pedofilo, perché anche se non esercita una violenza sui bambini, alterando la percezione di noi adulti, violenta il mondo che gli costruiamo intorno mentre loro diventano grandi.

Le onde elettromagnetiche fanno male: è vero. Intuitivamente lo sappiamo tutti, ce ne rendiamo conto ogni volta che un pollo dentro al microonde da crudo diventa cotto. Quello che però non sappiamo né noi né gli scienziati, è quanto effettivamente le onde elettromagnetiche facciano male. O meglio, conosciamo i rischi deterministici a breve termine - es: cataratte oculari, ustioni della pelle, riduzione dei globuli bianchi, sterilità - ma non sappiamo determinare accuratamente una soglia garante del fatto che tra 30 anni non incorreremo in rischi stocastici - es: disturbi neuroendocrini, comportamentali, cancerogenesi - causati dall’esposizione prolungata a campi elettromagnetici di piccole entità che non danno risultati negativi immediati e quindi oggi considerati innocui. Continua a leggere ‘Il WiFi provoca la sindrome da attenuazione nervosa?’

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Condannato il docente russo

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Ne avevamo parlato un paio di mesi fa in questo articolo, e ieri si è sparsa la notizia della condanna al docente russo Alexander Posonov, che ha consentito a 12 dei propri alunni di utilizzare altrettanti computer con Microsoft Windows e Microsoft Office senza copertura di licenza, ossia “piratati”. La sentenza prevede una multa di 5mila rubli, pari a circa 160 euro: qui da noi può sembrare una somma contenuta ma rappresenta in realtà l’esatta metà dello stipendio dello stesso Posonov.

Il tutto solo per dimostrare al WTO, l’Organizzazione mondiale per il Commercio, che il paese prende sul serio i reati contro il diritto d’autore. (leggi qui la notizia completa)

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i videogame non incitano alla violenza, anzi

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Avevamo parlato del modo con cui i media fraintendono spesso e volentieri il mondo dei videogiochi, non solo accusandolo di essere diseducativi, ma anche travisandone completamente le trame di alcuni, allo scopo, nemmeno tanto velato, di ingigantirne i contenuti violenti.

Uno studio però, afferma che non solo i videogiochi non incitano alla violenza, ma che sono uno strumento salutare di evasione, che quindi contribuisce a sfogare quegli istinti violenti che sono naturalmente presenti in tutti noi e che altrimenti rischierebbero di trovare sfogo verso altri esseri umani. Ne parla in questo articolo, Punto Informatico:

Oggi è il giorno in cui il videogaming non viene dipinto come la malattia ma come la cura: ad affermarlo è un sondaggio organizzato dal British Board of Film Classification, l’ente d’oltremanica che si occupa anche dei bollini che indicano la fascia di età consigliata sui titoli videoludici distribuiti nel Regno Unito.

La ricerca si è svolta intervistando tutte le categorie coinvolte: giocatori di tutte le età, rappresentanti dell’industria e giornalisti specializzati hanno risposto a domande su come scegliere quale videogioco giocare, si è tenuto conto dell’opinione dei genitori, della violenza nei videogame e dell’impatto che questa avrebbe nei comportamenti dei player.

Alcune conclusioni: sebbene si inizi ad età sempre minori a giocare con console e PC, i videogame non causano dipendenza né incitano alla violenza. I consumatori sarebbero infatti ben consci della differenza esistente tra finzione e realtà, e i più giovani ritengono addirittura spiacevole che in certi titoli a prevalere sia “il cattivo”. In molti poi pongono l’accento sui benefici derivanti dal gioco, come strumento per alleviare lo stress quotidiano o per allenare la coordinazione occhio-mano. Continua a leggere ‘i videogame non incitano alla violenza, anzi’

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Telecom: Grillo al consiglio di amministrazione

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Per chi ha seguito queste vicende sa che, purtroppo, tutto quello che ha detto Beppe Grillo al consiglio di amministrazione di Telecom Italia di questa mattina è vero, tutto vero. E in pratica questo significa che noi cittadini italiani, non solo i piccoli risparmiatori, siamo stati derubati di miliardi di euro ed è ora che ci diamo da fare affinché questo furto cessi.

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I robot distruggano altri robot

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Ma per uccidere un umano siano autorizzati da un umano. Fanno discutere le nuove… leggi della robotica presentate da un ingegnere della ricerca militare statunitense Da PuntoInformatico:
robot impiegati in battaglia devono poter scegliere e distruggere i propri obiettivi liberamente. Ma solo se si tratta di altri robot. Se gli obiettivi sono umani, invece, devono ricevere un input da remoto da parte di un “operatore” umano.

Si può sintetizzare così il senso di un documento, definito un concept, con cui John Canning, ingegnere della divisione di ricerca del Naval Surface Warfare Centre, sta facendo parlare di sé: queste “regole” di combattimento, a suo dire, devono servire da ispirazione per le future generazioni di robot guerrieri.
Continua a leggere ‘I robot distruggano altri robot’

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