Berlusconi assolto grazie ad una legge fatta da Berlusconi

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Processo Sme. Udienza lampo di appena 15 minuti, l’accusa aveva chiesto la prescrizione, la difesa ha invece ottenuto il proscioglimento. Perché il falso in bilancio non è più reato penale. La depenalizzazione era stata varata dal governo presieduto dall’imputato, Silvio Berlusconi.

La legge che depenalizza il falso in bilancio è stata una delle prime cosiddette “leggi ad personam” approvate dal passato governo Berlusconi. Il provvedimento è diventato infatti operativo già dal gennaio 2002 grazie a un decreto varato a tempo di record dall’allora ministro della Giustizia Roberto Castelli.

Nel processo la posizione di Silvio Berlusconi era stata stralciata da quella degli altri sei imputati, compresi il senatore Cesare Previti e il giudice Squillante, in seguito all’approvazione del “Lodo Schifani”, un’altra delle cosiddette “leggi ad personam” (successivamente dichiarata incostituzionale) che introduceva l’immunita per le cinque più alte cariche dello Stato (fonte).

Ovviamente in tutto ciò non vi è conflitto di interessi. Il Governo Berlusconi e Silvio Berlusconi, infatti, non erano in conflitto, ma volevano entrambi la stessa cosa.

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Uomo morde cane: i pirati denunceranno l’antipirateria illegale

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Non è la prima volta che le società di antipirateria (RIAA in testa) si comportano in modo palesemente illegale o, quando va bene, semplicemente immorale. Questa però è la prima volta in cui, concretamente, una organizzazione che da anni sfida l’antipirateria (rifugiandosi in paesi in cui le leggi sul diritto d’autore sono meno soffocanti) può intentare una causa contro tali società e per i loro mandanti (le case discografiche, ad esempio). Ecco i dettagli in un rarissimo articolo senza immagine di Giavasan:

Come molti di voi già sapranno, la settimana scorsa sono diventate accidentalmente di pubblico dominio 700 megabyte di email scambiate all’interno di Media Defender, una compagnia creata al solo scopo di combattere la pirateria in rete.
Dalle mail si evince senza ombra di dubbio che Media Defender:

    1) ha creato un sito di ricerca di file torrent (miivi.com, ora defunto) per intrappolare e perseguire penalmente chiunque scaricasse materiale protetto da copyright tramite i loro tracker.
    2) ha ripetutamente distribuito in rete milioni di file torrent “spam” per scoraggiare il traffico peer-to-peer (e molto probabilmente continua a farlo).

La prima reazione di Media Defender all’accaduto è stata quella, quasi prevedibile, del cease-and-desist a tutti i siti che indicavano come scaricare le mail. I risultati però non sono stati all’altezza delle attese, come si evince dalla risposta dei responsabili di Meganova:

    “Dearest little asstunnels,

    Let me start off by thanking you for your pitiful attempt to have your e-mails removed from the entire internet.
    In case you haven’t noticed, this site is located in Europe (I hope you can point it out on a map) where your stupid copyright claims have no base. But fair is fair, you guys did suffer over the past week so here’s bit of advice to you:

    Fuck you!
    Fuck you again!
    Fuck you again and again and again!”

Non bastasse la derisione, e arriviamo al punto, è di ieri la notizia che The Pirate Bay avvierà un’azione legale contro 10 multinazionali, tra cui Twentieth Century Fox, Sony e Universal, basandola su quanto emerge dal contenuto delle email:

    “Thanks to the email-leakage from MediaDefender-Defenders we now have proof of the things we’ve been suspecting for a long time; the big record and movie labels are paying professional hackers, saboteurs and dosers to destroy our trackers.

    While browsing through the email we identified the companies that are also active in Sweden and we have tonight reported these incidents to the police. The charges are infrastructural sabotage, denial of service attacks, hacking and spamming, all of these on a commercial level.”

Scommetto ci sarà di che divertirsi.

Aggiornamento:
Ne parla anche Punto Informatico

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Mediaset non restituisce il credito residuo

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da hwGadget:

Mediaset ignora la diffida della Direzione Tutela dei Consumatori dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni che aveva dato 30 giorni, ormai scaduti, per attuare le modalità idonee a:
·garantire agli utenti la conservazione del credito residuo alla data di scadenza delle tessere Mediaset premium;
·rimuovere l’imposizione di costi fissi per l’attivazione delle nuove smart card agli utenti già clienti;
·predisporre contestualmente tutte le attività tecniche e gestionali necessarie per attuare quanto disposto ed informare l’utenza attraverso gli efficaci canali disponibili.

Come Adiconsum aveva previsto, Mediaset ha deciso di non rimborsare il credito residuo delle vecchie smart-card e i costi di attivazione delle nuove tessere, opponendosi a quanto l’Agcom ha deciso.

Ora l’Autorità Garante per le Comunicazioni dovrà iniziare la fase istruttoria per sanzionare Mediaset, con tempi certamente lunghi.

L’assenza nel nostro ordinamento dell’azione collettiva e la mancanza di sensibilità da parte di Mediaset nei confronti dei consumatori, costringono i cittadini a doversi attivare singolarmente per ottenere la restituzione del credito residuo ed eventualmente il costo sostenuto per acquistare una nuova tessera.

A tale scopo, in tutte le sedi Adiconsum, i consumatori troveranno tutela e la modulistica necessaria ad attivare il reclamo.

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Petizione: Class Action anche in Italia, contro la pedolifia, ma non solo

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Il caso della diocesi di Los Angeles che ha recentemente pagato 660 milioni di dollari alle 508 vittime di pedofilia nell’arco di 60 anni, è la dimostrazione di come una azione di classe (class action) sia l’unico sistema per un gruppo di persone povere per far valere i propri diritti. Ovviamente non sono solo i casi di abusi sessuali su minori che beneficerebbero di tale istituto. Il caso di Erin Brockovich (poi divenuto un film) ne è un altro esempio. E in Italia? Bisogna firmare una petizione promossa dall’Italia dei Valori e da molte associazioni civili. Qui la petizione on-line, mentre sul blog di Jacopo Fo troverete ulteriori informazioni. Ecco un estratto esplicativo:

La vittima “tipo” del reato di pedofilia, in Italia e altrove nel mondo e’ spesso individuata dagli aguzzini negli strati marginali della societa’, nei ceti meno abbienti, insomma tra i poveri. Una vittima povera e’ “ideale” perche’ normalmente non ha la possibilita’ di reagire ai soprusi con una causa legale, troppo costosa, troppo lunga.
Dove esiste la “Class Action” le vittime non abbienti possono reagire in gruppo ottenendo quasi sempre risarcimenti e cospicue compensazioni economiche per i danni subiti dal medesimo criminale: la class action e’ infatti gratuita, essendo le spese processuali totalmente a carico degli avvocati che tutelano gli interessi del gruppo di vittime (”la classe”), inoltre e’ rapida ed efficace, in quanto normalmente (ben
oltre l’80% dei casi) si risolve con una conciliazione amichevole “pre-giudiziale”, ovvero un accordo tra le parti che avviene addirittura prima dell’inizio del processo vero e proprio, evitando cosi’ la possibilita’ dei corsi e ricorsi processuali (nei vari gradi di giudizio) e di conseguenza abbreviando drasticamente i tempi e i costi della giustizia.

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Prima la gente poi i brevetti: vittoria!

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Avevamo parlato tempo fa di una petizione lanciata da Medici senza Frontiere per chiedere a alla compagnia farmaceutica Novartis di fermarsi e di rinunciare all’azione giudiziaria contro il Governo Indiano. Novartis aveva infatti fatto causa al Governo Indiano perché permette la produzione di farmaci generici dai costi contenuti. Se avesse vinto, milioni di persone in tutto il mondo potrebbero perdere l’unica fonte di medicinali a prezzi accessibili.
Ebbene, il ricorso è stato respinto e medici senza frontiere ha spedito questa e-mail a tutti i firmatari della petizione:

Carissimo sostenitore,

Da parte di tutto lo staff di Medici Senza Frontiere vogliamo ringraziarti personalmente di aver aderito alla petizione di Medici Senza Frontiere per chiedere a Novartis di rinunciare alla causa intentata contro il Governo Indiano.

Come forse avrai già saputo, lunedì 6 agosto, la Corte Indiana ha respinto il ricorso della multinazionale Svizzera.

La Novartis aveva trascinato in giudizio il Governo Indiano per forzarlo a modificare la legge indiana sui brevetti in modo da ottenere una più facile e più ampia protezione della proprietà intellettuale per i suoi prodotti. Novartis affermava che la legge indiana – che consente entro certi limiti la produzione di versioni generiche di alcuni medicinali essenziali - non rispetta le regole fissate dall’Organizzazione Mondiale del Commercio. Ma queste lamentale sono state giudicate prime prive di fondamento dall’Alta Corte di Chennay.

La sentenza della Corte indiana è un grande sollievo per tutti i medici e i pazienti che nei Paesi in via di sviluppo dipendono dagli equivalenti generici e di qualità d e i farmaci salva-vita prodotti in India a prezzi accessibili per i Paesi più poveri.

Questa decisione avrà un impatto diretto su molte medicine che sono essenziali nei nostri progetti. Per esempio, l’India potrà evitare di riconoscere i brevetti su alcuni farmaci di nuova generazione cruciali per la terapia dell’HIV: in questo modo le industrie indiane potranno avviare la produzione di equivalenti generici e la concorrenza contribuirà ad abbassare i prezzi.

Abbiamo appreso con piacere che Novartis non intende opporsi alla sentenza e chiediamo alla multinazionale di astenersi da ogni ulteriore tentativo di far dichiarare illegittima la legge indiana.

Non ci illudiamo che questa sentenza possa risolvere il problema dell’accesso ai farmaci: c’è ancora molto da fare per abbassare i prezzi dei farmaci salvavita esistenti e per stimolare lo sviluppo di nuove medicine e test diagnostici disperatamente necessari. Ma la tua firma e quelle delle altre 420mila persone che hanno aderito hanno creato un movimento globale che ha aiutato l’India a mantenere il suo ruolo di “farmacia dei Paesi poveri”.

Grazie di cuore per il sostegno!

Tido von Schoen-Angerer ,
Direttore della Campagna per l’accesso ai farmaci essenziali, Médecins
Sans Frontières

Christophe Fournier ,
Presidente Internazionale di Médecins Sans Frontières

Raffaella Ravinetto ,
Presidente di Medici Senza Frontiere Italia

P.S. Per maggiori informazioni sulla causa e per alter notizie consulti
ill nostro sito www.medicisenzafrontiere.it
o www.accessmed-msf.org

Forse, finalmente, il mondo comincia a capire che le persone non sono solo clienti che se non possono pagare allora non hanno nessun diritto.

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Forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell’ascoltarla

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Giordano Bruno, filosofo di fine ‘500, accusato di eresia, processato dall’inquisizione romana, torturato, condannato al rogo. Costretto ad ascoltare in ginocchio la sentenza di morte, si alza davanti ai giudici e dice: “Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam” (forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell’ascoltarla). Ucciso atrocemente dalla Chiesa Cattolica per le sue idee (una delle quali era la negazione della creazione divina, la versione teologica del principio di Lavoisier).

Dico questo siccome Giordano Bruno è stato indegnamente incluso da matbard in un presunto elenco di studiosi appartenenti alla Chiesa Cattolica, per altro in risposta ad un commento frainteso su OKNOtizie, come a dimostrare un legame e una dipendenza della scienza con la fede. Ma ho ritenuto doveroso spiegare che in certi periodi storici o si era pagati dai politici (vedi Leonardo da Vinci) o dalla Chiesa (Bruno, Copernico ed altri), semplicemente perché altrimenti niente soldi per studi e ricerche. Dire che Giordano Bruno era uno studioso frate è semplicemente una fesseria e non dimostra nulla.

Per non dimenticare la Storia, scaricatevi questi sfondi per desktop (1280×800) realizzati da me, raffiguranti la statua di Giordano Bruno a Campo de’ Fiori a Roma (fonte), anche con citazione.

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Accuse infondate sul file sharing: la RIAA comincia a pagare

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Era da tempo che si aspettava il momento in cui la RIAA, ovvero la SIAE statunitense, cominciasse a pagare le spese processuali per quegli imputati ingiustamente accusati di aver condiviso file illegalmente. Il prossimo passo è di far risarcire alle major quello che in Italia si chiama danno esistenziale, ovvero tutte le preoccupazioni e lo stress accumulato che ha provocato la distruzione dalla pace quotidiana a causa delle cause intentate dalla RIAA. Insomma, difendere i propri diritti va bene, anche se su certe leggi sul diritto d’autore ci si potrebbe discutere. Ma fare sciacallaggio per spillare soldi a degli innocenti, no. Mai.

Ecco la notizia completa tratta da Punto Informatico:
Roma - Aumentano i casi in cui l’efficacia legale delle denunce delle corporazioni della musica contro utenti peer-to-peer viene messa a dura prova, ed aumentano anche i casi in cui RIAA, l’associazione delle major di settore, viene messa sul banco degli imputati.

Nel clamoroso caso RIAA vs. Foster, in cui la donna accusata da RIAA di violazione del copyright ha vinto il caso in tribunale vanificando gli sforzi delle major ed anzi dimostrando l’inconsistenza delle accuse, il giudice ora ha deciso che RIAA dovrà compensare con quasi 70mila dollari le spese legali sostenute da Debbie Foster.

Si tratta in assoluto, negli USA, della prima volta che le major vengono condannate a pagare le spese legali di una persona denunciata perché, a loro avviso, ma non ad avviso del giudice, si era intrattenuta illegalmente con le piattaforme di sharing.

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USA, le email sono protette dalla Costituzione, come la posta ordinaria

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Una sentenza, destinata a fare storia, mette sullo stesso piano email e posta ordinaria, garantendo ad entrambe una riservatezza che, nel caso delle email, era fin troppo facile violare. Ora, da parte delle autorità, per poter leggere in contenuto di una email, sarà necessario un mandato di un giudice, emesso prima. Per approfondire consiglio la lettura di questo articolo di Punto Informatico:

Il caso Warshak contro Stati Uniti è destinato forse a cambiare per sempre la giurisprudenza americana: con una sentenza a sorpresa un giudice della Sesta Corte Federale ha accettato il ricorso contro l’intercettazione della propria corrispondenza telematica presentato dal querelante Steven Warshak, noto per la sua discutibile attività di compravendita di prodotti legati al sesso e altrove sotto processo a causa di presunte frodi e appropriazione indebita.

Ad essere stata bocciata è una legge nota con il nome di SCA (Stored Communication Act), utilizzata fino ad oggi dagli investigatori per giustificare l’accesso alle caselle online di Warshak. Secondo i magistrati questa norma è incostituzionale e pertanto andrebbe cancellata.
Continua a leggere ‘USA, le email sono protette dalla Costituzione, come la posta ordinaria’

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Due notizie interessanti sul fronte delle cause intentate dalle major

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Due notizie interessanti sul fronte delle cause intentate dalle major nei confronti di utenti accusati di condividere illegalmente file musicali.

Nel caso Peppermint, Adiconsum si costituisce in giudizio e dichiara che, siccome l’IP address è il codice che identifica univocamente l’utente che accede alla rete internet, raccogliere indirizzi IP in rete per combattere la condivisione illegale di file protetti dal diritto d’autore è una chiara violazione della legge sulla privacy che come è noto è un diritto costituzionalmente garantito. Continua Adiconsum spiegando che “Il Diritto d’autore non è un diritto assoluto, ma frutto della mediazione tra il diritto della libera circolazione della cultura e la giusta remunerazione della creazione dell’ingegno. Per contro, il diritto alla riservatezza è un diritto primario costituzionalmente garantito (…) A maggior ragione non può essere concesso ad un soggetto privato svolgere indagini al fine di far valere un PRESUNTO e GENERICO valore patrimoniale”.

La seconda notizia riguarda uno studente dell’Università di Boston, ateneo preso di mira dall’industria musicale nei mesi passati, che sta provando a bloccare l’azione di RIAA sostenendo la teoria secondo la quale conservare copie di file protetti da copyright su un PC costituisca una distribuzione illecita dei contenuti, “non trova fondamento nella legge”. Le uniche copie di file protetti di cui RIAA è venuta in possesso sono quelle ottenute da investigatori stipendiati dalla stessa organizzazione, che avevano i permessi necessari per poter scaricare i file. Questo ovviamente non dimostra affatto che vi sia una distribuzione in corso.

Inoltre lo studente sostiene che nessuno ha alcun obbligo di proteggere i propri file musicali da eventuali copie non autorizzate in rete. Non vi è illecito insomma, nella misura in cui la distribuzione che è effettivamente avvenuta (ossia il “prelievo” da parte di emissari RIAA autorizzati) è pienamente legale: per sostenere il contrario, RIAA dovrebbe far fede su testimonianze di terzi scaricatori, cosa che in effetti non è avvenuta.

Una posizione originale, di cui sarà interessante seguire le sorti per le possibili conseguenze, potenzialmente notevoli, che potrebbe avere sui tanti processi intentati dall’industria contro gli utenti del P2P.

[Fonte: Punto Informatico, qui e qui]

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Berlusconi: “Su me e Letta solo sciocchezze”, guarda caso

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Negli ultimi giorni Berlusconi era sembrato molto gentile nel attuare quasi una difesa nei confronti degli intercettati della sinistra, Fassino, D’Alema ed altri. Aveva però delegato ai suoi amici Bondi, Cicchitto ed altri il compito di attaccare il Governo Prodi. Classica strategia diversiva, considerando poi che quando Ricucci tira in ballo Berlusconi e Letta, Silvio risponda: “Su me e Letta solo sciocchezze”. Come per dire: “Loro sì, noi no. Perché lo dico io.” Guarda caso.

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