Calunniate, calunniate, qualcosa resterà…

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Un articolo di Gianni Guelfi, da leggere e far leggere a tanta gente (gente comune, imprenditori, casalinghe, farmacisti…):

Scambiando la libertà di stampa per libertà di diffamare, al Giornale sembrano aver fatto proprio questo motto di Stalin (o Talleyrand?). E da molti anni ormai. Come tutti sanno l’ iniziatore di questa gaglioffesca costumanza dell’ house organ della famiglia Berlusconi fu Vittorio Feltri, il calunniatore principe i cui falsi scoop costarono all’ editore un bel po’ di quattrini in risarcimenti alle parti offese. A cominciare da Di Pietro, risarcito con centinaia di milioni per le calunnie rivoltegli dal Giornale quando era ancora magistrato, e Gerardo Chiaramonte, esponente del Pci accusato da Feltri all’epoca della Mitrokhin di essere una spia al soldo dei russi. Naturalmente non c’ era niente di vero. E come dimenticare il celebre “scoop” del 1995, quando, volendo fare un favore al candidato del cdx alle regionali lombarde Formigoni, il Giornale accusò il suo avversario Martinazzoli di avere piazzato i figli in appartamenti a fitti di favore? Peccato solo che Martinazzoli non avesse figli.
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Ratzinger ha occultato l’inchiesta sulla pedofilia, e in Italia si tenta di censurare la notizia

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In breve: Ratzinger chiese, in una lettera segreta ai vescovi, di ostacolare le inchieste sui preti pedofili. Già un miliardo di euro spesi per risarcire le famiglie delle vittime e indurli al silenzio. L’inchiesta statunitense si è arenata dopo che Ratzinger divenne Papa Benedetto XVI perché, in quanto Capo di Stato, gode dell’immunità. Dello scandalo di abusi sessuali se ne è occupata anche la BCC con un documentario che dalle emittenti italiane è stato totalmente ignorato. Ma qui è visibile il video sottotitolati in italiano: una volta di più internet aggira la censura e fa opera di diffusione della libertà. Ad ogni buon conto sarebbe utile salvare il file video, per evitare problemi con censure future.

Per una descrizione dettagliata dei fatti, leggete di seguito:

Crimen sollicitationis è un documento segreto emesso dal Santo Ufficio del Vaticano (adesso conosciuto come Congregazione per la Dottrina della Fede) nel 1962, che fornisce istruzioni ai vescovi cattolici su come trattare i casi nei quali i preti erano accusati di usare la segretezza del confessionale per fare avances sessuali ai penitenti. Non solo, tramite esso si danno istruzioni su come porsi innanzi a casi di “crimini peggiori”, nei quali un prete è sessualmente coinvolto con un animale, bambino o uomo. Tale documento è stato redatto dal Cardinale Alfredo Ottaviani e approvato da papa Giovanni XXIII (il cosiddetto Papa Buono).

Il documento invoca segretezza sia per i casi trattati che per il documento stesso. Esso impone segretezza persino sulle vittime degli abusi sessuali. Sono imposte misure estreme per la violazione della segretezza, comprese la scomunica, la quale può essere inflitta e tolta solo dal papa in persona. Alcuni vescovi, come conseguenza, sostengono di non averne mai conosciuto l’esistenza.

La prima volta che Crimen sollicitationis apparve sotto i riflettori fu nel 2001 in quanto ne fu fatta menzione in una lettera segreta scritta dall’allora Cardinale Ratzinger (oggi Papa Benedetto XVI) ai vescovi del mondo, riguardante nuove procedure atte a fronteggiare le accuse sugli abusi sessuali minorili da parte di preti cattolici, dopo lo scandalo che convolse centinaia di preti pedofili negli Stati Uniti.

Negli Stati Uniti, la Corte Distrettuale del Texas non si è potuta pronunciare in merito alla procedura giudiziaria civile presentata contro Papa Benedetto XVI, accusato di complotto per coprire le molestie sessuali contro tre ragazzi da parte di un seminarista perché l’Amministrazione Bush ha bloccato la procedura giudiziaria informando il tribunale che Benedetto XVI gode di immunità come Capo di Stato, sottolineando dunque che avviare il procedimento sarebbe «incompatibile con gli interessi della politica estera degli Stati Uniti», che dal 1984 hanno allacciato rapporti diplomatici con la Santa Sede.

E poiché Ratzinger sarà Capo di Stato finché non morirà, questo significa che la sua elezione a Pontefice fu una sentenza di assoluzione perpetua e un modo per contenere la diffusione mediatica dello scandalo sulla pedofilia.

Infatti nel 2005 l’Observer entrò in possesso della lettera di Ratzinger e pubblicò questo articolo (tradotto qui).

La BBC ha trasmesso in Inghilterra nel 2006 il documentario Sex Crimes and the Vatican (Crimini sessuali e il Vaticano), che viene descritto dettagliatamente in questo articolo. In Italia nessuna emittente televisiva ha trasmesso il documentario, mostrando ancora una volta di più, la sudditanza del nostro Paese nei confronti della Chiesa Cattolica. Solo le Iene hanno accennato in un servizio dello scorso hanno. Ma ora il video del documentario è disponibile su Google Video a questo indirizzo. Consiglio caldamente la visione e anche di scaricarne il file, per evitare che future censure possano ostacolare la conoscenza di questa scomoda verità.

Oltre alle fonti già citate, ne parlano Punto-Informatico
Bispensierio (su Sex Crimes and the Vatican, con la trascrizione del parlato in italiano)
Bispensiero (sul servizio delle Iene, con tanto di video).

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Condanna a Dell’Utri confermata in appello

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La terza Corte d’Appello di Milano ha confermato la condanna a 2 anni di reclusione inflitta già in primo grado a Marcello Dell’Utri, così come a Vincenzo Virga. Il senatore di Forza Italia e il coimputato sono stati giudicati colpevoli di tentata estorsione nell’ambito della vicenda che vede al centro la pallacanestro Trapani.

Secondo l’accusa negli anni ‘90 Publitalia sponsorizzò la squadra versando 1 miliardo e mezzo al presidente della società, Vincenzo Garraffa, per poi minacciarlo al fine di riavere indietro la metà della somma versata, pari a 750 milioni delle vecchie lire.

(via adnkronos e terrorpilots)

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Condannato il docente russo

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Ne avevamo parlato un paio di mesi fa in questo articolo, e ieri si è sparsa la notizia della condanna al docente russo Alexander Posonov, che ha consentito a 12 dei propri alunni di utilizzare altrettanti computer con Microsoft Windows e Microsoft Office senza copertura di licenza, ossia “piratati”. La sentenza prevede una multa di 5mila rubli, pari a circa 160 euro: qui da noi può sembrare una somma contenuta ma rappresenta in realtà l’esatta metà dello stipendio dello stesso Posonov.

Il tutto solo per dimostrare al WTO, l’Organizzazione mondiale per il Commercio, che il paese prende sul serio i reati contro il diritto d’autore. (leggi qui la notizia completa)

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Sentenza Wind: agli utenti riconosciuti i loro diritti

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Dopo l’approvazione del Decreto Bersani sull’abolizione dei costi di ricarica sui telefonini, i carrier telefonici si sono sbizzarriti a cercare di recuperare i mancati guadagni. In particolare la Wind si è distinta per una serie di rincari unilaterali ingiustificabili. Infatti la tariffa Noi 2 è stata modificata, come già più volte in passato, riducendo i minuti utilizzabili. Ma una sentenza finalmente da ragione ad un utente a cui viene riconosciuto semplicemente il ruolo di parte contrattuale. Quando le modifiche contrattuali sono peggiorative del servizio deve esserci accettazione da parte del cliente e non semplicemente una comunicazione con 30 giorni di anticipo. Tutta la storia di questa condanna esemplare su mobileblog ma è utile leggere anche cosa scrive sull’argomento P|xel:

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RIAA, la crociata antiP2P è un rischio

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Da PuntoInformatico:

Con decine di migliaia di cause legali intentate contro condivisori illeciti o presunti tali, RIAA si muove su un terreno pericoloso: qualora andasse male un buon numero di processi, l’intera strategia seguita in questi anni dai legali e dai rappresentanti dei discografici potrebbe saltare completamente. RIAA ne è consapevole e cerca di non spingere troppo, abbandonando i casi che è convinta di non vincere. Ma la exit strategy potrebbe non essere più sufficiente se i cittadini chiamati alla sbarra decidessero di contrattaccare.

È lo scenario dipinto in questi giorni da ars technica, che analizza le possibili conseguenze del caso Warner Bros. contro Tallie Stubbs, possibile paradigma per molti successivi processi avviati dall’associazione. Dopo aver portato Stubbs in tribunale, le etichette hanno deciso di “non dare seguito alle accuse contro l’imputato”, per l’evidente impossibilità di fornire prove sufficienti che la signora Stubbs avesse scambiato file protetti dal diritto d’autore sul network di Kazaa.

La formula scelta da RIAA per concludere il procedimento è la dismissione con riserva, secondo cui i legali dell’industria si riservano eventualmente il diritto di perseguire ancora la signora in futuro. Ma la cosa non
è piaciuta all’utente, che è invece alla ricerca di un proscioglimento pieno ed ha per questo contrattaccato, nonostante RIAA abbia comunque promesso di non denunciarla più.

La decisione della signora Stubbs è stata accettata dal giudice Vicki Miles-LaGrange, secondo cui esistono le condizioni perché
questa cerchi in tribunale la piena assoluzione da qualunque violazione attribuita al suo buon nome. Non è dunque riuscito il tentativo di RIAA di evitare che il procedimento faccia la stessa fine del caso Debbie Foster o di quella che rischia di fare con Patti Santangelo: l’accusa che viene costretta a pagare le spese legali dell’accusato.

Se un tale trend dovesse imporsi, il sistema messo in piedi dall’industria, quello basato su congrui pagamenti extragiudiziali da parte degli accusati che vogliano evitare il tribunale, si trasformerebbe in un boomerang.
Proprio per scongiurare questo rischio, RIAA ha pensato bene di chiedere al giudice la non accettazione della contro-causa di Tallie Stubbs, richiesta che è stata appunto rifiutata da Miles-LaGrange.

Qualora l’associazione dovesse poi perdere la contro-causa che ora va avanti, si configurerebbero tutte le condizioni
per un trend negativo: per RIAA sarebbe a quel punto più difficile uscire dai casi più spinosi,
e i cittadini americani chiamati alla sbarra senza prove sufficienti avrebbero una motivazione in più per far valere fino in fondo le proprie ragioni.

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Due ragazzine fanno condannare la Glaxo

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La multinazionale GlaxoSmithKline (Gsk),
che produce il succo di ribes nero Ribena, e’ stata condannata in Nuova
Zelanda a una multa pari a 115 mila euro per aver ingannato il pubblico
sul contenuto di vitamina C nella bevanda. La pubblicita’ ingannevole
e’ stata scoperta da due alunne delle medie che, nel 2004, avevano
analizzato il contenuto di vitamina C come esercitazione scolastica. Da
anni Ribena e’ venduta in Nuova Zelanda e in Australia come bevanda
salutare, soprattutto per i bambini, proprio per il suo presunto
contenuto di vitamina C, ritenuto superiore al succo d’arancia,
quantificato in 7 milligrammi per 100 millilitri. Ma le due dolci
studentesse hanno scoperto che di vitamina C non ce n’era proprio per
niente e hanno denunciato la Glaxo per pubblicita’ ingannevole.

(fonte Jacopo Fo)

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RIAA senza pudori anche con i minori

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Da un articolo di PuntoInformatico:

New York - Recording Industry Association of America (RIAA) ha deciso di giocarsi tutto in tribunale, e senza porre alcun limite al suo raggio di azione. Di questi tempi l’obiettivo sembrerebbe quello di spaventare - o spennare - i minorenni. Colpevoli del più “terribile” dei crimini contemporanei: il file-sharing di musica e film protetti da copyright.

Ne sta facendo le spese una bimba di 10 anni che si chiama Kylee Andersen. L’industria musicale sta tentando da più di un anno di farla deporre in tribunale per dimostrare che la madre ha scaricato file illegalmente nel 2004. Una querelle che qualsiasi consulente di “immagine” bollerebbe come assolutamente folle. Sui giornali e le testate online ogni giustificazione di carattere legale viene cancellata dal fatto che di fronte alla Corte vi sono un’industria mondiale multi-miliardaria e una madre - per di più disabile - con figlia a carico.

Fin qui si potrebbe considerare l’accaduto semplice “fiction”, ma quando si scopre che mamma Anderson non ha niente da nascondere e permetterebbe la deposizione via telefono o in videoconferenza… ecco il colpo di scena. La RIAA non vuole. Continua a leggere ‘RIAA senza pudori anche con i minori’

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Scandagliare la rete e chiedere i nomi è spamming giuridico

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Da Punto Informatico:
L’ordinanza con cui è stato imposto a Telecom
di consegnare i nomi di 3600 dei propri utenti che, secondo un discografico tedesco, hanno violato la normativa sul diritto d’autore è
al centro di una lettera con cui Fiorello Cortiana, membro del Comitato consultivo sulla
Governance di Internet del Ministero dell’Innovazione, sollecita un intervento di verifica da parte del Garante per la privacy. Il timore, infatti, è che le operazioni condotte dal discografico e dai suoi associati siano illegali. Qui di seguito il testo della missiva:

Milano, 20 Marzo, 2007
Al Garante della Privacy,

il Tribunale di Roma, suppongo in sede civile, con una ordinanza (procedimento n. 81901/2006) ha ordinato a Telecom Italia di fornire i nominativi di 3636 utenti di Internet italiani e clienti Telecom alla casa discografica di Hannover Peppermint Jam Records Gmbh, la quale ritiene che abbiano scambiato brani musicali coperti dal diritto d’autore senza averne l’autorizzazione. La società svizzera Logistep per conto della Peppermint ha individuato il numero di IP di questi utenti italiani.Secondo i legali di Logistep-Peppermint i provider (ISP) sono obbligati a fornire i dati personali degli utenti non solo alle forze dell’Ordine o alle Pubbliche Autorità ma anche a soggetti privati. Questo a seguito della Direttiva Europea IPRED 2004/48/CE, cosiddetta “IP enforcement” che ha aumentato i poteri di contestazione da parte dei detentori di diritti autoriali danneggiati.

A mio avviso questa vicenda solleva alcune questioni sulle quali il Garante dovrebbe attivarsi.
Quale è l’efficacia dei sistemi di verifica utilizzati dalla società Logistep per l’individuazione della natura dei files scambiati dai 3636 utenti italiani? Continua a leggere ‘Scandagliare la rete e chiedere i nomi è spamming giuridico’

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L’ammazzasentenze torna al lavoro

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Dal blog di Ivan Scalfarotto:

L’Italia sembra un casino, ma in realtà c’è tutta una rassicurante coerenza nelle cose che succedono a casa nostra. Vi eravate forse stupiti di vedere Andreotti nel 2007 decidere i destini del paese? Sarà stato perché vi eravate persi la notizia del reintegro nelle sue funzioni di Corrado Carnevale, il famoso giudice ammazzasentenze, quello diventato famoso per la pratica di mandare liberi i capi mafiosi annullando le sentenze di condanna per omicidi e stragi a causa di vizi formali. Ecco, il giudice Carnevale - già condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, condanna poi annullata dalla Cassazione - a 78 anni comincia una nuova carriera: in applicazione della legge, ora che l’hanno reintegrato resterà in servizio fino all’età di ottantatrè anni.

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