Il WiFi provoca la sindrome da attenuazione nervosa?

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Riporto per intero questo lungo ma interessante articolo apparso su Punto-Informatico, che affronta in maniera piuttosto rigorosa il problema dell’elettrosmog nell’ambito informatico e della telefonia, cercando di fare chiarezza in un campo dove leggende metropolitane si sommano alla comprensibile ignoranza dei non addetti ai lavori su questioni di elettromagnetismo. Se a questo aggiungiamo il solito allarme che chiama in causa la salute dei bambini solo per attirare l’attenzione, allora è veramente giunto il momento di spiegare come stanno le cose.

Allarmismi e ignoranza?
Nei giorni passati la stampa mainstream - ma non i blog - ha dato risalto alla notizia che alcuni inglesi - e la stessa cantilena si era già levata anche in USA - sono preoccupati per i danni alla salute che le reti WiFi potrebbero causare nelle scuole; articoli che ancora una volta sembrano urlare: “dio mio i bambini, salvate i bambini!”. E allora io mi sono attivato spolverando alcuni conti che avevo fatto l’anno scorso; ma non per salvare i bambini, piuttosto per salvare noi e quindi il mondo che circonda i bambini: i bambini sono sempre strumenti perfetti per manipolare l’opinione pubblica e chi ne fa questo uso, come l’Indipendent che ha lanciato l’allarme WiFi, dovrebbe essere punito alla stregua di un pedofilo, perché anche se non esercita una violenza sui bambini, alterando la percezione di noi adulti, violenta il mondo che gli costruiamo intorno mentre loro diventano grandi.

Le onde elettromagnetiche fanno male: è vero. Intuitivamente lo sappiamo tutti, ce ne rendiamo conto ogni volta che un pollo dentro al microonde da crudo diventa cotto. Quello che però non sappiamo né noi né gli scienziati, è quanto effettivamente le onde elettromagnetiche facciano male. O meglio, conosciamo i rischi deterministici a breve termine - es: cataratte oculari, ustioni della pelle, riduzione dei globuli bianchi, sterilità - ma non sappiamo determinare accuratamente una soglia garante del fatto che tra 30 anni non incorreremo in rischi stocastici - es: disturbi neuroendocrini, comportamentali, cancerogenesi - causati dall’esposizione prolungata a campi elettromagnetici di piccole entità che non danno risultati negativi immediati e quindi oggi considerati innocui. Continua a leggere ‘Il WiFi provoca la sindrome da attenuazione nervosa?’

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Ti cambiano la tariffa? Puoi cambiare subito operatore

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Da Punto-Informatico:

Migrazione ad un altro operatore, immediata portabilità del numero e recupero del credito residuo. Questo “tris di diritti” compete agli utenti di telefonia mobile a cui il gestore comunica una variazione unilaterale del piano sottoscritto. Lo ha evidenziato l’Antitrust in seguito alle variazioni tariffarie imposte recentemente da Wind ai propri clienti.

La decisione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato trae origine dalle segnalazioni inoltrate da numerosi utenti dell’operatore mobile in merito al controverso provvedimento di rimodulazione del piano tariffario Wind 10, unilateralmente trasformato in Wind 12. Quest’ultimo piano prevede una tariffa, applicata per chiamate verso qualsiasi numero, di 12 centesimi di euro al minuto (anziché di 10), uno scatto alla risposta di 16 centesimi (che con Wind 10 era di 15 cent), 15 centesimi per ogni SMS e notifica SMS (contro i 10 dell’offerta precedente) e 60 centesimi per gli MMS.

Sotto la lente dell’Authority non è finita solamente la rimodulazione tariffaria in sé, ma anche la modalità scelta per avvisare i clienti: un SMS sintetico, privo delle indicazioni circa il giustificato motivo alla base della decisione di Wind di cambiare il profilo tariffario. “Se la possibilità di variazione unilaterale fosse prevista dalle condizioni generali di contratto - considera l’Antitrust - potrebbero esistere gli estremi per una valutazione di vessatorietà delle stesse clausole contrattuali. In base al Codice del Consumo, le associazioni dei consumatori possono richiedere al giudice di proibire l’uso di clausole ritenute vessatorie”.

“L’Antitrust - si legge nella nota diffusa ieri - ricorda che il Codice delle comunicazioni elettroniche attribuisce agli abbonati il diritto di recedere dal contratto, senza penali, al momento della notifica di proposte di modifica delle condizioni contrattuali: la comunicazione relativa alla variazione dei piani tariffari, inviata con SMS e senza l’indicazione sulla possibilità di esercitare tale diritto, sembrerebbe dunque violare la regolamentazione in vigore e potrebbe, in base alla normativa, essere sanzionata”.

L’Authority presieduta da Antonio Catricalà ha trasmesso le segnalazioni ricevute all’Agcom e al ministro dello Sviluppo Economico Pierluigi Bersani, firmatario del pacchetto sulle liberalizzazioni che ha portato all’abolizione dei costi di ricarica, provvedimento da cui sembrano aver avuto origine le iniziative di Wind.

“Per l’Autorità - prosegue il comunicato - rientra ovviamente nella disponibilità delle imprese offrire nuovi e più costosi piani tariffari ma occorre garantire agli utenti, che conseguentemente intendono cambiare operatore, la portabilità immediata del numero di telefono, assicurando il mantenimento del credito residuo. All’Agcom l’Antitrust chiede dunque che venga assicurato, in questi casi, uno speciale regime di immediata portabilità”.

Il pronunciamento del Garante della Concorrenza incassa il plauso dei consumatori. “Siamo lieti che anche l’Antitrust richiami la Wind e gli altri operatori di telefonia mobile a un maggior rispetto dei diritti degli utenti e delle regole più elementari della concorrenza” dichiara il Movimento Difesa del Cittadino: “Di fronte ai comportamenti a dir poco scandalosi di alcuni operatori di telefonia mobile subito dopo l’emanazione del decreto Bersani e alle migliaia di denunce che sono seguite, l’appello dell’Antitrust rappresenta un forte richiamo non solo per le compagnie e per l’Agcom, ma anche per le associazioni dei consumatori, invitate ad agire giudizialmente”.

“Dispiace per la verità che - sostengono i presidenti di Federconsumatori, Rosario Trefiletti, e Adusbef, Elio Lannutti - anche in questo caso, l’Antitrust abbia anticipato una decisione che avrebbe dovuto assumere tempestivamente l’Autorità delle Comunicazioni”. Le due associazioni sottolineano che “questo pronunciamento non solo considera vessatoria qualsiasi causa di unilateralità nel cambio dei contratti commerciali in essere, ma - oltre a riconfermare il diritto della portabilità, che ricordiamo essere esigibile sempre e comunque dal cittadino - innova in due direzioni fondamentali. Il credito residuo viene conservato nel passaggio all’altro operatore, con risparmi importanti del cittadino consumatore; inoltre, così decidendo, si realizza una più decisa competitività di settore”.

Allineata alle medesime posizioni è ADOC, che osserva: “Giusto anche mettere al corrente il Ministro Bersani sullo stato delle cose. Le liberalizzazioni infatti, in ogni ambito, non devono rischiare di divenire la sponda per il peggioramento delle condizioni tariffarie o di servizio rispetto al passato. Lo dicevamo allora e lo ribadiamo adesso, bisogna vigilare affinché rappresentino una reale opportunità di scelta per i consumatori e di crescita per il nostro Paese”.
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Gli USA attivano il Grande Fratello globale

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Da Punto-Informatico:
Tutti gli operatori di rete statunitensi, i fornitori di accesso e di servizi online, i provider di servizi VoIP, le aziende del broad band e quelle del cavo, società satellitari e molte università: da ieri tutti questi soggetti negli Stati Uniti sono tenuti per legge a disporre di tecnologie che consentano alla polizia federale di accedere in qualsiasi momento alle attività online degli utenti Internet.

Lo ha ricordato ieri Wired che parla di Giorno dell’Intercettazione di internet, in uno scenario atteso da tempo e che le nuove leggi rendono reale.

Si tratta, come noto, degli effetti dell’estensione alla rete delle norme sulle intercettazioni, che già da più di dieci anni obbligano i fornitori di servizi voce tradizionali a facilitare il lavoro di monitoraggio delle conversazioni da parte della polizia.

Sebbene questo possa avvenire solo dietro mandato di un giudice, non sono mancati i casi in cui la polizia federale ha utilizzato il sistema per velocizzare indagini ottenendo i permessi a posteriori. Un quadro che ora si ripresenta, preoccupando i molti che già preconizzano l’avvento di nugoli di cybercop dediti all’osservazione delle attività online di utenti ancora non formalmente indagati. Questo è, peraltro, quanto avviene in molti paesi, un malcostume ben noto, dove l’autorizzazione a raccogliere le prove viene rilasciata a prove già acquisite, illegalmente.
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Telecom: Grillo al consiglio di amministrazione

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Per chi ha seguito queste vicende sa che, purtroppo, tutto quello che ha detto Beppe Grillo al consiglio di amministrazione di Telecom Italia di questa mattina è vero, tutto vero. E in pratica questo significa che noi cittadini italiani, non solo i piccoli risparmiatori, siamo stati derubati di miliardi di euro ed è ora che ci diamo da fare affinché questo furto cessi.

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Sentenza Wind: agli utenti riconosciuti i loro diritti

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Dopo l’approvazione del Decreto Bersani sull’abolizione dei costi di ricarica sui telefonini, i carrier telefonici si sono sbizzarriti a cercare di recuperare i mancati guadagni. In particolare la Wind si è distinta per una serie di rincari unilaterali ingiustificabili. Infatti la tariffa Noi 2 è stata modificata, come già più volte in passato, riducendo i minuti utilizzabili. Ma una sentenza finalmente da ragione ad un utente a cui viene riconosciuto semplicemente il ruolo di parte contrattuale. Quando le modifiche contrattuali sono peggiorative del servizio deve esserci accettazione da parte del cliente e non semplicemente una comunicazione con 30 giorni di anticipo. Tutta la storia di questa condanna esemplare su mobileblog ma è utile leggere anche cosa scrive sull’argomento P|xel:

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Scandagliare la rete e chiedere i nomi è spamming giuridico

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Da Punto Informatico:
L’ordinanza con cui è stato imposto a Telecom
di consegnare i nomi di 3600 dei propri utenti che, secondo un discografico tedesco, hanno violato la normativa sul diritto d’autore è
al centro di una lettera con cui Fiorello Cortiana, membro del Comitato consultivo sulla
Governance di Internet del Ministero dell’Innovazione, sollecita un intervento di verifica da parte del Garante per la privacy. Il timore, infatti, è che le operazioni condotte dal discografico e dai suoi associati siano illegali. Qui di seguito il testo della missiva:

Milano, 20 Marzo, 2007
Al Garante della Privacy,

il Tribunale di Roma, suppongo in sede civile, con una ordinanza (procedimento n. 81901/2006) ha ordinato a Telecom Italia di fornire i nominativi di 3636 utenti di Internet italiani e clienti Telecom alla casa discografica di Hannover Peppermint Jam Records Gmbh, la quale ritiene che abbiano scambiato brani musicali coperti dal diritto d’autore senza averne l’autorizzazione. La società svizzera Logistep per conto della Peppermint ha individuato il numero di IP di questi utenti italiani.Secondo i legali di Logistep-Peppermint i provider (ISP) sono obbligati a fornire i dati personali degli utenti non solo alle forze dell’Ordine o alle Pubbliche Autorità ma anche a soggetti privati. Questo a seguito della Direttiva Europea IPRED 2004/48/CE, cosiddetta “IP enforcement” che ha aumentato i poteri di contestazione da parte dei detentori di diritti autoriali danneggiati.

A mio avviso questa vicenda solleva alcune questioni sulle quali il Garante dovrebbe attivarsi.
Quale è l’efficacia dei sistemi di verifica utilizzati dalla società Logistep per l’individuazione della natura dei files scambiati dai 3636 utenti italiani? Continua a leggere ‘Scandagliare la rete e chiedere i nomi è spamming giuridico’

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Le mani sulla Televisione Digitale

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Da un articolo apparso su Punto Informatico, Alessandro Bottoni, descrive la nuova strategia sulla televisione digitare, fra divieto di registrazione, di copia, di condivisione, di trasferimento, obbligo di aggiornamento dell’hardware, oscuramento dei canali liberi. Questo è quanto sta accadendo nel silenzio generale. Un articolo in alcune parti forse anche troppo allarmistico, ma che rende bene la misura della controffensiva di quella parte di aziende che mostrano una inaudita frustrazione nei confronti di un inevitabile declino dei sistemi anticopia. Declino che qualcuno vorrebbe scongiurare facendosi scudo di fantasiosi diritti dei produttori di contenuti.

Impariamo un nuovo termine: CPCM
Nei giorni scorsi, la Electronic Frontier Foundation ha rilasciato un attesissimo rapporto sullo stato del progetto DVB. Questo rapporto ci permette di capire quali siano le minacce che aleggiano sul mondo della televisione digitale e di altre tecnologie affini.

Il Progetto DVB
DVB sta per “Digital Video Broadcasting”, cioè “Televisione Digitale”.
La televisione digitale è destinata a diventare, per legge, l’unico modo di trasmettere programmi televisivi in Italia dal Dicembre 2008 (e, in momenti diversi, in tutta Europa ed in USA). Sia la televisione satellitare, sia la televisione digitale terrestre, sia la televisione via cavo, sia la televisione via Internet, sia la televisione su dispositivi mobili utilizzano infatti un protocollo di trasmissione digitale del segnale.

Gli standard necessari vengono sviluppati da un consorzio chiuso di aziende chiamato DVB Project.
Il consorzio DVB raccoglie oltre 260 aziende di tutto il mondo e definisce gli standard per la trasmissione digitale di audio e video sui sistemi della prossima generazione. Gli standard che il DVB Project ha sviluppato sono i seguenti.DVB-S (”Satellite”): standard usato per la televisione via satellite
DVB-C (”Cable”): standard usato per la televisione via cavo
DVB-T (”Terrestrial”): standard usato per la televisione digitale terrestre
DVB-H (”Handheld”): standard usato per la televisione su sistemi mobili (telefoni cellulari ed affini)Ciò che questo consorzio decide, nel chiuso delle sue riunioni tra aziende, è già adesso legge per chiunque voglia trasmettere o ricevere segnali audio e video digitali nel mondo, semplicemente perché gli strumenti tecnici prodotti da queste aziende rispondono a questi standard ed a nient’altro.

Queste 260 aziende rappresentano la stragrande maggioranza dei produttori mondiali per cui, di fatto, il consorzio definisce standard di portata globale a cui è impossibile sottrarsi. Come vedremo nel seguito di questo documento, persino nella remota ipotesi che un produttore indipendente decidesse di opporsi a questo dominio, lo standard definito dal DVB Project prevede strumenti e tecniche adatti a rendere la sua ribellione del tutto inutile.

EFF e il DVB Project
Electronic Frontier Foundation si è iscritta al consorzio DVB, pagando la quota di iscrizione di 10.000 euro, ed ha partecipato alle sedute. La possibilità di divulgare informazioni è pesantemente limitata dalle clausole del contratto di adesione al consorzio per cui la EFF non può, legalmente, divulgare le informazioni di dettaglio che riguardano questo consorzio, il suo modo di lavorare, le posizioni delle diverse aziende che ne fanno parte ed il loro voto. Tuttavia, EFF ha potuto pubblicare un rapporto di massima su ciò che il DVB Project sta preparando.

Il Progetto CPCM
Ciò che il DVB Project sta studiando, sin dal 2003, è qualcosa che non piacerà agli “spettatori” europei ed italiani. Questo qualcosa si chiama CPCM, cioè “Content Protection and Copy Management”.
Questo standard permetterà ai produttori di programmi televisivi di imporre le seguenti limitazioni (nota: per quanto folli e vessatorie possano sembrare queste limitazioni, sono comunque reali. Non stiamo delirando e non ci siamo inventati nulla. Potete controllare voi stessi leggendo le fonti che elenchiamo in calce a questo documento):

Divieto di registrazione
Questo standard permette di vietare la registrazione di un programma televisivo attraverso il sintonizzatore TV. Non potranno più essere registrati i film, i telefilm od altri programmi televisivi, né su cassetta, né su CD o DVD, né su disco fisso. Questo divieto non è aggirabile in nessun modo perché implementato sia con dispositivi software che hardware.

Divieto di copia
Questo standard permette di vietare la creazione di copie di un CD o DVD. Non potranno più essere create copie di film, di telefilm od altri programmi televisivi, né su cassetta, né su CD o DVD, né su disco fisso, nemmeno per uso personale o per backup. Questo divieto non è aggirabile in nessun modo perché implementato sia con dispositivi software che hardware. Continua a leggere ‘Le mani sulla Televisione Digitale’

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Cannonate sui balzelli telefonici

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Da PI:

Non c’è dubbio: dopo l’eliminazione dei costi di ricarica e della scadenza del credito prepagato, il nuovo credo è l’abolizione dello scatto alla risposta. Ne parlano sempre più spesso gli utenti e le associazioni di consumatori, al punto che persino l’Authority delle Comunicazioni fa propria l’iniziativa e propone un emendamento al decreto Bersani affinché - prima che sia convertito in legge - elimini anche questo balzello. E qualcuno sta prendendo la mira anche sul canone Telecom e sulla tassa di concessione governativa.

Il presidente Agcom, in verità, ha addirittura fatto proprie anche le parole che Andrea D’Ambra aveva usato per presentare la petizione online varata per cancellare i costi di ricarica: “È un’anomalia tutta italiana” dice Corrado Calabrò, parlando dello scatto alla risposta, nelle dichiarazioni raccolte da un articolo pubblicato dal Corriere della Sera.Nel mirino di Agcom sarebbero entrati inoltre anche i costi di roaming internazionale, cosa che potrebbe fare la felicità degli utenti e di Viviane Reding, commissario UE per la società dell’informazione e i media, che da quasi un anno si batte per eliminare queste tariffe che lei stessa ha definito “spropositate”.
Continua a leggere ‘Cannonate sui balzelli telefonici’

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Idee politiche sulla tecnologia

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Molto interessante l’elenco di idee politiche sulla tecnologia redatto da Simone Brunozzi, blogger di Ubuntista. Il bello di queste idee è che si tratta di concetti largamente condivisibili e a vantaggio dei cittadini. Un po’ come il decreto per le abolizioni dei costi di ricarica e, proprio come questo decreto, la loro realizzazione sarà certamente osteggiata da molte grandi aziende, ma fare politica seria significa proprio superare gli interessi particolari a favore dell’interesse generale.

In Italia abbiamo tutti gli strumenti per fare bene, e per godere
dei vantaggi delle nuove tecnologie. Non ne stiamo approfittando.

Sono convinto che molti di noi vorrebbero fare qualcosa per rendere migliore l’Italia.
Ciò significa “voler fare politica”: non nel senso usuale e distorto,
ma nel senso di dedicare tempo ed energie per migliorare le cose di
tutti.

Il mio modo di coniugare il progresso con la realtà italiana si manifesta con questi auspici:

INTERNET E INFORMATICA
- Connettività a banda larga in tutta Italia, a costi prossimi allo zero.
- Comunicazione mobile in tutta Italia, a costi prossimi allo zero.
- Divieto progressivo di commercializzazione di piattaforme hardware con meccanismi di Trusted Computing.

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
- Utilizzo di sistemi operativi e software open source, e formati di
dati aperti, nella pubblica amministrazione, nelle scuole, nelle
università, negli enti pubblici.
- Licenziabilità dei dipendenti pubblici.
- Formazione continua dei dipendenti pubblici attraverso materiale didattico con visibilità nazionale.

AMBIENTE
- Disincentivi all’uso di combustibili inquinanti, attraverso tasse dirette progressivamente crescenti.
- Incentivo all’uso di carburanti ecologici e fonti di energia pulite, attraverso contributi diretti.
- Piano di conversione totale delle fonti di energia inquinanti verso
fonti di energia pulite (solare, eolico, geotermico, idroelettrico).
- Disincentivi all’acquisto di oggetti che siano prodotti con processi
inquinanti, attraverso tasse dirette progressivamente crescenti.

SEMPLIFICAZIONE BUROCRATICA
- Razionalizzazione e semplificazione di tutti i servizi e i processi
burocratici, anche attraverso un uso massiccio delle tecnologie
informatiche aperte.
- Fornitura, da parte dello Stato, di servizi informatici inerenti la gestione fiscale e contributiva di aziende e lavoratori.

TELEVISIONE
- Creazione di una piattaforma gratuita di fornitura di contenuti
audiovideo, utilizzabile da chiunque; sparizione progressiva delle reti
televisive tradizionali.

POLITICA
- Obbligo di esposizione pubblica in Internet delle fedine penali di tutti i politici italiani, ad ogni livello.
- Pubblicazione di tutti i materiali prodotti dalla politica italiana e
dalla pubblica amministrazione, inclusi materiali audiovisivi.

Continua a leggere ‘Idee politiche sulla tecnologia’

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Costi ricarica: gli operatori provano a fare i furbi

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Si è rivelata vana la speranza che gli operatori telefonici non provassero a fare i furbi. Ecco un articolo di Punto Informatico che mostra come Wind e Vodafone stiano in tutti i modi cercando di aggirare la norma. Se si dovesse stabilire che questi tentativi sono legali, i loro clienti faranno bene a cambiare gestore evitando di sopportare l’ennesimo sopruso.

Si avvicina il termine fissato dal decreto Bersani in merito al credito dei piani tariffari “ricaricabili”, con l’abolizione dei costi di ricarica e della scadenza del credito prepagato. Ma in rete circolano voci di un intento contrario, o quantomeno da chiarire, da parte di alcuni operatori mobili. L’enigma sarebbe aperto su Wind e - per la scadenza delle SIM - su Vodafone.

Il blog di Windworld segnala l’introduzione di tre nuovi piani tariffari prepagati che l’azienda dell’Arancia varerà dal 5 marzo, e che, in conformità al pacchetto Bersani, non prevedranno addebiti di costi di ricarica. Secondo il blog, dal 5 marzo, i nuovi piani tariffari - che prevedono inoltre 15 centesimi di euro sull’invio di ogni SMS - sostituiranno i precedenti nell’offerta di Wind. Ma evidenzia che solo per questi tre nuovi piani non esisteranno più costi di ricarica, sia utilizzando vecchie ricariche ancora in vendita sia utilizzando quelle nuove, commercializzate a breve. Gli utenti con i vecchi piani tariffari, invece, continuerebbero a pagare i costi aggiuntivi sulle ricariche da 10 e da 25 euro. Il passaggio ai tre nuovi piani sarebbe comunque concesso senza addebiti aggiuntivi ai vecchi clienti (mentre saranno preattivati sulle nuove SIM).

Questa opzione sarà sufficiente a far ritenere Wind “adempiente” rispetto alla nuova normativa? WindWorld non è di questo avviso, e non lo è neppure Andrea D’Ambra, presidente dell’associazione di difesa dei consumatori Generazione Attiva, nonché primo firmatario dell’ormai storica petizione online finalizzata all’abolizione dei costi di ricarica: “Speriamo vivamente che queste voci vengano immediatamente smentite da Wind perché altrimenti ci troveremmo in presenza di un gravissimo abuso che non tollereremo in alcun modo. Ricordiamo in prima istanza ai clienti Wind che in tal caso la prima cosa da fare è cambiare operatore contemporaneamente dopo aver prontamente denunciato quest’ultimo”.

Ma D’Ambra vuole approfondire anche le mosse di un altro operatore. “Ci pervengono inoltre - aggiunge - numerose segnalazioni secondo cui Vodafone non starebbe adempiendo pienamente al decreto per quanto riguarda i limiti temporali all’utilizzo del credito (scadenza della SIM). Per quanto esposto sopra chiediamo all’Authority Garante per le Telecomunicazioni di adempiere al suo dovere istituzionale verificando subito tali informazioni e provvedendo a sanzionare gli operatori indisciplinati”. La scadenza della SIM, che implica usualmente la cancellazione del credito residuo non fruito alla data della disattivazione, è peraltro al centro di una recente decisione del giudice di pace di Napoli Riccardo De Miro, che ha obbligato il gestore telefonico a rimborsare l’utente.

Un’altra segnalazione arriva invece dal Movimento Difesa del Cittadino, che critica le nuove offerte Vodafone. Il gestore, sostiene MDC, “ha aumentato del 26% il costo dello scatto alla risposta, da 15 a 19 centesimi su tre delle cinque offerte, vanificando i benefici del decreto Bersani e il lavoro dell’Autorità per le Comunicazioni e delle associazioni dei consumatori”. MDC formula anche una propria stima sull’impatto economico delle nuove offerte: “Su base annua gli aumenti saranno, per i soli scatti alla risposta, di 73 euro (5 telefonate al giorno), 146 euro (10 al giorno), 219 euro (15 al giorno) e 292 euro (20 al giorno)”. Continua a leggere ‘Costi ricarica: gli operatori provano a fare i furbi’

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